Millenials! Davvero non abbiamo di meglio da fare che stare a guardare?

C’è una bellissima poesia di Edgar Lee Masters. Dice:

Tutto è tuo, giovane che passi;
Entra nella stanza del banchetto consapevolmente;
Non entrare timidamente come se tu fossi dubbioso
Di essere il benvenuto – la festa è tua!
Non prendere solo un poco, rifiutandone ancora
Con un timido “Grazie”, quando hai fame.
E’ viva la tua anima? Allora che possa nutrirsi!

Giovani, è viva la nostra anima? O siamo forse timidi e dubbiosi al banchetto della nostra vita? C’è un vecchio detto inglese che un amico mi aveva sussurrato un giorno per placare alcuni grandi dubbi professionali su cui rimestavo: Don’t ask, don’t get, non chiedi, non ottieni.

Del resto noi cosa chiediamo? Chi di noi si è fermato un momento a dirsi: Ehi, cosa voglio io dalla mia vita? Voglio sicurezza o flessibilità? Voglio l’Europa o l’Italia sovrana? Voglio un futuro di redditi soffocati dalle inefficienze statali o una sana competizione di mercato in cui ho la possibilità di mettermi in gioco ed emergere? Cosa vogliamo?

Chi di voi ha letto il CorrierEconomia di ieri ha sicuramente notato un trafiletto un po’ nascosto. Titolava: “Pensioni dei giovani, quella riforma necessaria”. A me ha colpito l’idea di accostare la parola “giovani” con la parola “pensioni”, perché nella vita reale questi due concetti non si incontreranno mai. Battute a parte, sapete chi si occuperà del dossier “Pensioni dei giovani”? Indovinate: Poletti, detto anche “l’amico dei giovani”, Camusso, ovvero colei che guida il più grande sindacato italiano dei pensionati (non giovani, ma quelli pensionati per davvero), con una spruzzata di Damiano. Contenti? Io ho i brividi.

Ma del resto con chi dovrebbe parlare il Governo e il Ministero del Lavoro? Chi si fa carico di rappresentare le richieste di una generazione, su un tema così delicato come le pensioni? Chi porterà avanti richieste come, che so, le butto lì, sussidio per i contributi pensionistici dei giovani (e quindi quelle persone a basso reddito e alti consumi che entrano nel mercato del lavoro) oppure una maggiore equità nei compensi tra chi riceve da 20 anni pensioni calcolate in retributivo e chi si farà andare giù il contributivo secco? Cose così insomma. Dobbiamo davvero aspettare sempre l’Elsa Fornero di turno per togliere le castagne dal fuoco alle forze politiche perché la presentino poi come il male assoluto, il capro di tutte le espiazioni di cui dovrebbe farsi carico la politica? Dobbiamo davvero fare cicli regolari di governi tecnici perché qualcuno si faccia carico di affondare le mani nell’irrazionalità del nostro Stato?

Eppure c’è silenzio. Noi non siamo affamati: pensiamo che la politica sia qualcosa di poco interessante, adatto più a dei quaquaraquà che alle nostre intelligenze e che il tempo e le condizioni di vita non ci permettano di coltivare una vera consapevolezza di gruppo d’interessi e bisogni. Continuiamo così, andremo lontani come generazione. E no, la scissione del Partito Democratico non influenzerà le nostre vite, perché noi non vi partecipiamo neanche nominalmente, figurarsi da protagonisti.

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