Proporzionale: un triste ritorno al futuro

In un bel racconto di Buzzati una signora aristocratica finge di non sentire il rombo del fiume in piena perché estraneo all’ideale di vita bene che aveva costruito per sè e per la propria famiglia. Il finale è omesso, ma possiamo facilmente immaginarcelo.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur: in cinque parole Tito Livio ci descrive i battibecchi, le schermaglie, le inconcludenze della politica romana alla vigilia della Seconda Guerra Punica.

E poi ci sono gli abusati violinisti del Titanic: questi ultimi tuttavia degni di menzione d’onore poiché andarono stoicamente incontro a un destino segnato.

E i nostri politici? Giocano alla politica, fanno e disfano, aprono tavoli, bivaccano, tutti intenti a zappare il proprio orticello. Prendiamo la minoranza PD.

Ascolti Bersani, fu buon ministro, e ti vien da pensare che la Politica abbia infettato pure lui. “Dite sì sì no no, il più è maligno” recita il Vangelo. Ora, come fai a fidarti di uno che per tre volte ha detto Sì ma alla bisogna si schiera per il NO? Spiegazioni e bizantinismi vari addotti a giustificazione: che, appunto, sono il di più della retorica, il maligno.

D’Alema è felice come una Pasqua e non lo nasconde. Parla di Ulivo (“ma dove c’è Ulivo, non c’è D’Alema”, sentenzia il co-fondatore dell’Ulivo, Arturo Parisi), imbarca persone di dubbio spessore (Emiliano, Vendola e cacicchi vari), tanto il suo yacht è largo.

A completare il quadretto ci s’è messo pure l’innocuo Cuperlo, che con la sua languida parlata gauche caviar ha sbiascicato: “Renzi si deve dimettere”, sottolineando che il consiglio è “fraterno“. Google translate, ignaro delle sottigliezze dell’italiano, tradurrebbe: ho sostenuto il sì quando sembravi in gran rimonta ma ti ho sempre odiato dal giorno in cui mi hai battuto alle primarie, e ora che sei una carcassa infierisco di gusto.

Nel frattempo dall’Europa ci richiamano. Rischiamo la procedura d’infrazione, una iattura di proporzioni cosmiche se si pensa alle conseguenze in termini di spread. L’accordo con la Libia di Serraj mostra tutti i suoi limiti (200 milioni per pattugliare le coste sono una briciola). Trump mette alle corde l’Europa e propone ricette Old Right, buone magari per il suo paese, molto meno per noi. La disoccupazione giovanile è al 40%, il tasso di occupazione complessivo al 56%, il debito è ai massimi nonostante tassi d’interesse artatamente bassi.

Ma la Proporzionale è troppo divertente per preoccuparsi di simili cosucce.

Il combinato disposto (stavolta sì!) Referendum/Corte Costituzionale non ci ha però riportato alla Prima Repubblica, come molti cianciano. È andata assai peggio. Non più partiti forti, ma liquidi (basta un errore dell’algoritmo Rousseau per buttarti fuori); non più signora della Guerra Fredda, ma vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro; non più Milano da bere, ma Roma da affamare.

Allegria, gente: il 4 Dicembre 2016 abbiamo abortito la Terza Repubblica.

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