Non è lo stato il problema, ma la sua debolezza contro le rendite

Non penso capiti spesso di apprezzare, grazie a una vacanza, l’importanza del liberismo. Di solito si guardano bei panorami, ci si rilassa, si prendono piccole fregature, si scattano centinaia di foto, si mangia e si beve. Bene, io ho fatto tutte queste cose ma in più ho sofferto la pigrizia di chi ci ha accolto in questi giorni.

Sarà stata la location, molto particolare, e il momento dell’anno: sono stato in Liguria, nelle Cinque Terre, tra Natale e Capodanno. I più vanno in montagna, a me piace il mare, non so sciare ed ero stufo della nebbia. Che cosa ho osservato? Mettiamo che abbiate esigenze alimentari particolari (halal, kosher, vegane, crudiste…) e vi muoviate in alta stagione: contrariamente alle attese (siamo tra Natale e Capodanno!), troverete aperti pochi ristoranti e vi dovrete accontentare, in alcuni casi, di nutrirvi con il pane e i contorni, evitando qualunque portata principale. Tutto chiude entro le 21.30, ci può stare, sono piccoli paesi, meno bello che chi apra riscaldi i 4 salti in padella o usi il pesto del supermercato: d’altronde solo il turista ingenuo si aspetta pesto di qualità nella terra che lo ha inventato. Muoversi è agevole su pulmini che non prevedono spazio per le valigie, alle Cinque Terre non vanno turisti, ma operai; famose infatti le fabbriche di limoni. Naturalmente si paga tutto in contanti, come esplica questo cartello:

img_20161231_110254

Lo sprovveduto che non è avvezzo si troverà a pregare che ci sia linea per il POS. Passato il terrore di non poter pagare vi rimarrà un dubbio: ma se non hai linea non trovi delle soluzioni in tempo per l’arrivo dei turisti? Che ne so, esistono addirittura i satellitari, il Wi-Max, ma per il POS fisso basta il vecchio doppino telefonico.

Comunque ho apprezzato la vicinanza e l’empatia dei pochi reduci che animavano i ristoranti: uno si lamentava che per 9 mesi avrebbe dovuto lavorare. Mi son fatto un esame al volo, quand’è stata l’ultima volta che ho avuto tre mesi di vacanze? Alle scuole dell’obbligo.

E allora pensi che sei un milanese imbruttito, che vivi in una città faticosa e lavori 11 mesi all’anno. Mentre lo pensi trovi cartelli come quello che ho caricato come sfondo. E allora ti senti un po’, come dire… un pirla. E aggiungi che è grazie a tanti pirla come te che parecchi liguri possono lavorare poco, vendendoti a 12/14 euro un primo piatto di qualità scarsa, a 22/30 euro dei secondi di pesce. Si chiama rendita di posizione, pura e semplice.

Chi si trova un turismo solido, per cui ci sono bellezze tali da venire comunque, tipo Venezia, Firenze, Roma, le Cinque Terre, può benissimo vendere focaccine stantie, pesti del supermercato, vini acidi, ospitarvi in bettole (avete presente gli alberghi vicino a Termini?): non hanno incentivi a migliorare la loro attività, perché di bar a Corniglia ce ne sono quattro e sono di cugini e amici, e non si mettono a fare concorrenza. I locali risalgono per lo più agli anni 70-80, e lo stile non si è mai evoluto. Verrete comunque, i cinesi non hanno ancora ricopiato il porticciolo di Manarola.

Ho allora avuto l’immagine chiara del perché il Paese è in decadenza: migliaia di persone che si accontentano di quello che hanno (ereditato spesso), il massimo del piano che sviluppano è l’acquisto di una camera da affittare, un po’ per volta, evadendo qualcosa, per guadagnare cifre che regalano… tranquillità. Si accontentano e offrono ai turisti poca scelta, poi si domandano perché i turisti, inspiegabilmente, vanno in Thailandia, dove ti trattano da re, a Dubai, dove trovi ogni cazzata immaginabile (se sei ricco), in Francia, dove trovi rispetto e varietà, in Spagna, dove spendi meno, mangi bene uguale, e la gente ti sorride pure.

Si accontenano e le infrastrutture rimangono le stesse: niente acquisti di nuovi mobili; i prodotti offerti sono al risparmio e non incentivano la creatività, sono su Booking.com per farsi trovare e non devono manco fare pubblicità, un sito, un minimo di grafica. Come diciamo noi imbruttiti, non fanno girare l’economia – non creano domanda. Hanno avuto anche il coraggio di protestare quando l’Europa ha dichiarato illegittime le concessioni automatiche

Vivono di rendite di posizione e le difendono a spada tratta. Come chiunque altro le abbia in Italia, sono in ottima compagnia, per carità: notai, farmacisti, tassisti, bancari (ancora per poco), pensionati, alti dirigenti pubblici, dipendenti RAI, vecchi giornalisti.

Tanta provincia italiana è ferma. Appena esci dai circuiti dell’alta velocità e passi ai regionali, scopri un mondo. E capisci che il problema non è lo Stato, visto che ho parlato finora di attività privatissime. Il problema è che lo Stato consente che sul suo territorio coesistano due tipologie di cittadini: i rentier e i figli di nessuno. Se non hai la fortuna di nascere nel centro di Firenze, se non hai ereditato il ristorante a Manarola o la licenza di farmacista, o tassista, di papà, se hai la pretesa di lavorare senza albi e numeri chiusi, sfidando il mercato, lo Stato non ti assiste: sei precario, non puoi ammalarti perché nessuno pensa al tuo sussidio, non fai figli perché guadagni troppo poco, le ferie le vedi solo sui social.

La torta è visibilmente meno larga di una volta, perché non possiamo più fare debito per non irretire i nostri già stressati creditori, e si è deciso di distribuirla tra chi ha i sindacati più arrabbiati, tra chi ha più potere di ricatto sui decisori: i tassisti che bloccano strade, i fantastici “controllori di volo” che tengono gli aerei a terra. I ricercatori, se anche scendono per strada, devono impiegare ore per spiegare la propria importanza al cittadino comune: in fondo si vive benissimo anche senza sapere se i neutrini hanno o meno una massa, ci si cura con il bicarbonato e l’alimentazione sana.

Lo Stato, garantendo i rentier non incentiva l’iniziativa privata, l’assunzione di rischi, gli animal spirits che gli italiani, per lo più, liberano all’estero. Non mette i cittadini sullo stesso piano, distingue chiaramente tra chi eredita qualcosa e chi no, le colpe dei padri finiscono abbondantemente sui figli. Un’ampia fetta di popolazione dovrebbe sentire il proprio mandato di rappresentanza completamente inatteso e sollevare dubbi sui vantaggi di vivere in una comunità convenzionale che è estremamente funzionale nel chiedere il rispetto dei doveri (le tasse pagate in anticipo, le cartelle esattoriali per gli errori) ma ha dimenticato di far rispettare anche i diritti promessi. Se una fondazione in qualche modo pattizia c’è, nella nascita dello stato, per molti italiani il patto è stato rotto e occorre prenderne coscienza per riscriverlo a vantaggio di chi lo Stato lo tiene in piedi

Smettiamola con le vecchie saghe liberisti vs socialisti, accettiamo che lo stato abbia un ruolo rilevante nel favorire la produzione di ricchezza, se condotto con intelligenza, se si utilizza la sua forza per riequilibrare doveri e diritti. E diamoci da fare per riportare al centro i valori del lavoro, diamo finalmente senso all’articolo 1 della nostra tanto amata e difesa Costituzione. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...