Vantaggi e svantaggi dell’uomo qualunque in politica

[ripubblico quasi integralmente un pezzo oserei dire profetico che scrissi 3 anni fa; alla luce dei legami tra M5S e Russia e del caso Marra, torna utile, a mio avviso, rileggerlo. Si è salvato grazie al sito Grillologia, risorsa dedicata unicamente a articoli e studi sul Movimento 5 Stelle]

Uno dei più grandi meriti riconosciuti al M5S è di aver portato in Parlamento persone nuove alla politica. Le ragioni a sostegno sono diverse: la mancanza di esperienza politica conserva un approccio disinteressato alle questioni, non ci sono precedenti legami con lobby e potenti di turno che hanno finanziato la campagna elettorale, i neo eletti non sono abituati ai malcostumi romani e possono vigilarvi. Non posso che condividere buona parte delle ragioni succitate: chi fa politica da una vita tende a investire più tempo nel coltivare le proprie relazioni personali che non nel provare a risolvere i problemi.

L’idea del Movimento di inviare dei “portavoce” è interessante perché, facendo passare il principio per cui tutti sono sostituibili,taglia alla radice il bisogno di creare delle clientele, relazioni dirette basate sul reciproco scambio di interessi tra eletto ed elettori.
Il PD, al contrario, si fonda su una visione più tradizionale della politica; oggi gli aspiranti segretari si scontrano con i potentati locali nel tentativo di cambiare la classe dirigente democratica: ci sono persone che controllano centinaia di voti perché, con gli anni, hanno potuto costruire una fitta rete di rapporti reciproci. Si sono dedicate unicamente a questo nella vita, e di certo chi cerca di fare politica portando avanti idee nuove in maniera onesta si scontra con la totale mancanza di partecipazione di chi non si iscrive nei partiti, vota a malincuore alle primarie, salvo poi lamentarsi in maniera accesa del Paese. A monte della scelta del M5S c’è l’idea che la politica sia una cosa semplice, che oggi, nell’epoca dell’informazione a portata di clic, chiunque possa farsi una propria opinione su questioni di rilevanza nazionale.
Questa premessa, che regge l’intero discorso, è però tragicamente sbagliata. Le complessità gestionali di un paese di 60 milioni di abitanti, strutturato secondo diversi livelli gerarchici, sono enormi. Equilibrare diritto ed economia, libertà individuali e bene comune, prosperità e rispetto dell’ambiente è impresa ardua per chiunque ci abbia provato. Si aggiunga a ciò il fatto che la selezione dell’informazione, in un mare di siti, è molto difficile per il novizio: non si può basare su criteri quantitativi (il sito più letto è magari il più divertente, irriverente, misterioso), né sui motori di ricerca (ancora semanticamente poco intelligenti).
Una volta che condividiamo la critica alla politica semplice, dobbiamo trarne delle conseguenze: quanto è pericoloso mandare incompetenti a legiferare? Le vicende romane di questi giorni ci dimostrano che l’incompetente fa più fatica a contenere il malaffare (non lo vede, anticipa, percepisce) e, spesso, ha bisogno di essere guidato nelle scelte da chi conosce bene il proprio lavoro amministrativo e può, serenamente, approfittare della propria superiore competenza (leggasi Marra).
Un “grillino” potrebbe rispondermi: “perché dovresti temere danni possibili (non ancora avvenuti) di fronte a danni presenti manifestamente tremendi? Gli altri si son rubati tutto, noi almeno siamo onesti!” Insomma, lo vediamo tutti a cosa ha portato la politica tradizionale, e abbiamo paura di una nuova politica? In fondo, impareranno anche i “grillini” a promulgare leggi utili, basta dar loro tempo. Un momento, ma se i portavoce cambiano (per il limite dei due mandati), come si fa a creare una classe dirigente?
Fermi tutti. Eleggiamo persone “qualunque”, diamo loro due mandati e poi li sostituiamo. Allora, immaginate di essere eletti al Comune di Milano, non proprio una realtà comprensibile; ci mettete un po’ per capire come funzionano le dinamiche, poi siete costretti a scegliere se investire la vostra fama sulle Nazionali oppure far fruttare le vostre competenze nel locale. Se puntate sul Parlamento, per prestigio o altre mille valide ragioni, mesi per capire come funziona l’iter delle leggi, poi anni per specializzarvi in un ambito, poi siete a casa, forse. Perché vedremo se i 5 Stelle mediaticamente più forti (Di Maio, Di Battista) saranno disposti a tornare a una vita non proprio ricca di successi e soddisfazioni.
Ho mal interpretato forse il verbo di Beppe Grillo? Certo! Ho sottovalutato l’uso del termine “portavoce”: le decisioni sono prese attraverso una piattaforma di democrazia liquida da tutti gli iscritti al M5S. Qui sta la parte dolente. Pensare che la folla sia più intelligente dei rappresentanti ha senso solo su uno o due temi la cui conoscenza sia sufficientemente disponibile a tutta la popolazione italiana. Avrebbe senso se il CT della Nazionale di calcio si rivolgesse ai 60 milioni di allenatori per condividere alcuni dubbi sulla formazione. Non ha senso che la Banca d’Italia chieda a 60 milioni di persone di esprimersi sulle politiche anti riciclaggio: ci saranno nel paese qualche centinaio di esperti, a esagerare. Stesso discorso su energia da fonti rinnovabili, politiche di difesa e proiezione strategica, grandi opere.
A meno che l’elettore non sia bombardato costantemente da alcune informazioni che vogliamo fargli passare, di modo da instillargli idee utili per qualcuno. Il meccanismo, purtroppo, può essere ben più subdolo rispetto al controllo e selezione delle informazioni sull’unico blog certificato: la piattaforma di democrazia diretta può essere infiltrata da professionisti della persuasione a disposizione dei potenti di turno. O addirittura di altri paesi. Poniamo che si dibatta una legge sul falso in bilancio: chi può dire di averne competenze? Pochi, allora ci si affida al confronto pubblico, dove diventa determinante il ruolo di pochi influencer. Da un lato c’è un elegante sig. X, che spiega chiaramente la sua proposta, dall’altro ci sono alcuni volontari che di giorno fanno i magistrati, e quindi partecipano poco, parlano da tecnici, si arrabbiano con gli incompetenti. Voi, ignoranti, chi seguireste? Quello più gentile, sempre presente per rispondere ai vostri dubbi, che vi fa complimenti sulle osservazioni “brillanti”, o quello un po’ ruvido, incomprensibile, poco presente? Poiché si combattono poteri ricchi di risorse, non dubito del fatto che X possa pure disporre di follower pagati un tanto al chilo, che sposterebbero le valutazioni della maggioranza usando l’efficacia del conformismo. Sappiamo che ci sono account finti, che si possono comprare follower e like sulle pagine; un altro aspetto che pare funzionare splendidamente è la verosimiglianza: spiegazioni facili da capire da chiunque sono spesso, purtroppo, sbagliate: la verità è complessa (approfondisco qui). Infine il meccanismo più utilizzato è la ripresa di ciò che il popolo vuole sentirsi dire: spiegazioni adeguate ai pregiudizi, del tipo “manca lavoro perché lo rubano gli immigrati”.  E ci sono decine di siti che si arricchiscono fornendo notizie false.
Se la democrazia viene portata on-line, è difficile avere informazioni sugli influencer: potrebbero comunicare dati incompleti o, nel caso i dati provenissero da anagrafi pubbliche, potrebbero essere teleguidati. Se la compravendita di parlamentari da parte delle lobby è un fenomeno grave, in una democrazia rappresentativa esistono molti anticorpi: i mass media, la magistratura, le autorità garanti.
Verso i primi Grillo ha già lanciato la sua campagna, con l’abolizione dell’ordine dei giornalisti (e lo spostamento dell’informazione su Internet). Verso i terzi, promette la loro abolizione nel programma ufficiale. Va infine considerata la forza dirompente di una legge nominalmente decisa dal popolo: chi si oppone sarà garantito nella sua libertà di espressione? O verrà giudicato “nemico del popolo”?
Oggi i parlamentari sono persone pubbliche, vigilate da mass media e progetti volontari come Open Parlamento; dovremmo poter votare  direttamente quelli onesti se riattivassimo le preferenze, ed eviteremmo le clientele se tutti ci informassimo e partecipassimo. Possiamo pretendere dai nostri Partiti organizzati che diano vita a scuole di formazione aperte a tutti, on-line, per elevare il livello dei nostri rappresentanti.
Altrimenti, ci rimane il sogno di una rischiosa democrazia diretta, facilmente infiltrabile da chi ha risorse e capacità.
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Un pensiero su “Vantaggi e svantaggi dell’uomo qualunque in politica

  1. Pingback: Perché non abbiamo bisogno della legge Fiano – Liberali da Strapazzo

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