Il maggioritario prima del baratro

Sondaggio post-datato: chi, un paio d’anni fa, avrebbe immaginato Sergio Mattarella Presidente della Repubblica e Paolo Gentiloni Premier? Risultati: 77% : Matta…chi?!? / 23%: Sì, e magari il Leicester vince il campionato. Ora, nel paese della costituzione più bella del mondo (d’ora in poi CPBM), quel paese dove Zagrebelsky non vuole ”un vincitore la sera delle elezioni”, tutto è possibile. Persino che un governo benedetto dal voto popolare (Berlusconi 1994) venga rimpiazzato a Palazzo Chigi dall’opposizione parlamentare. Il tutto in punta di diritto, nonostante i poco onorevoli magheggi dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Questo perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, Premier e ministri vengono inizialmente nominati dal PdR e, solo successivamente, legittimati dal Parlamento attraverso il voto di fiducia. Il popolo, così vuole la CPBM, formalmente sta a guardare. Ora, in un paese come gli Stati Uniti, dove non è mai successo né mai accadrà che i Grandi Delegati tradiscano il mandato popolare, forma e sostanza si parlano senza ambiguità di sorta. In Italia, viceversa, la forma diventa spesso sostanza, in base al quadro politico contingente. Anni di berlusconismo rampante ci avevano fatto scordare la natura incestuosa del nostro assetto istituzionale. Si votava B., B. vinceva le elezioni, B. governava. La forma imponeva salite al Colle e voti di fiducia; la sostanza rispettava la volontà popolare (con l’eccezione del 1994). Ma B. era potentissimo. La sua legittimazione, al di là dell’indubbio carisma che gli è proprio, derivava da una soverchiante disponibilità di mezzi economico-mediatici. Nessuno, all’interno del partito-azienda, avrebbe mai osato metterne in dubbio la supremazia (quei pochi che l’hanno fatto sono caduti rapidamente nel dimenticatoio). La figura del Cav., così ingombrante, catalizzava le fazioni politiche in due poli speculari e opposti riecheggiando l’assolutezza dei primi cristiani: “o con me o contro di me”. Com’era prevedibile, il declino politico di B., ventennale nemesi della sinistra, ha portato alla nascita di un sistema tripolare. Con enormi conseguenze.

In un sistema bipolare vi è infatti una sostanziale coincidenza tra desiderata del popolo (sostanza) e scelte del parlamento (forma). In un sistema tripolare vale l’inverso. Se il leader del partito di maggioranza relativa non ottiene voti a sufficienza per governare in autonomia, avrà “non vinto” (© Bersani). Dovrà pertanto cercare accordi in parlamento con forze politiche avverse che, per non perdere la faccia di fronte ai propri elettori, chiederanno quantomeno lo scalpo del Premier in pectore. La scelta ricadrà dunque su figure di secondo piano non divisive, analogamente a quanto da sempre avviene per l’elezione del Presidente della Repubblica. Ed ecco spiegati, CPBM alla mano, i governi Letta e Gentiloni.

Ovviamente, quanto detto varia considerevolmente in base alla legge elettorale vigente. Sistemi come quello inglese (uninominale secco) e francese (ballottaggio) garantiscono la governabilità sacrificando parzialmente la rappresentatività. Esempi: alle elezioni politiche del 2015 Farage ha ottenuto il 14% dei suffragi, racimolando però la miseria di un seggio a Westminster poiché l’uninominale di collegio non premia un elettorato geograficamente disperso. In Francia, il ballottaggio del 2012 ha permesso a Hollande di conquistare 280 seggi su 577 totali nonostante al primo turno si fosse fermato al 29,35% .

Si dirà: tutto ciò è spaventosamente anti-democratico (il che già di per sé suona strambo, essendo Inghilterra e Francia le culle dell’illuminismo). Ma consideriamo, all’opposto, un proporzionale puro senza premi di maggioranza. In questo caso, come detto prima, il Premier sarà presumibilmente una figura di compromesso, di cui alcuni elettori non avranno mai sentito parlare. Il sentimento popolare verrà comunque tradito, e la governabilità rimarrà un sogno.

Non di meno, l’ondata pro-maggioritario, nata col referendum di Mario Segni (1991) e alimentata dall’anomalia berlusconiana, pare oggi essersi esaurita. La democrazia dell’alternanza è un lusso che i Partiti non vogliono più concedersi. Riabituiamoci a quelle leggi di bilancio un tanto al voto che, in clima di compromesso storico (anni ’70-’80), hanno fatto schizzare il debito pubblico fino a renderlo irreversibilmente abnorme.

Perché nessuno perderà più, e tutti quanti, gattopardi, iene, sciacalletti e pecore continueranno a credersi il sale della terra.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...