In attesa di tradire una generazione che ha votato NO

In questi giorni c’è allegria e gaiezza nel fronte del NO dopo un trionfo che, probabilmente, nessuno si aspettava di queste proporzioni. Ci sono giornalisti che sorridono e si tolgono sassolini dalle scarpe, ci sono saggi che ci spiegano gli innumerevoli errori commessi e analisti che ci ricordano, tanto per cambiare, che il Sud e i giovani sono in difficoltà. Non ce n’eravamo accorti e abbiamo sbagliato consapevolmente perché ubbidivamo ai poteri forti: ci avete scoperti.

Tra i tanti atteggiamenti che fatico a comprendere, ce n’è uno davvero paradossale: si chiede a Renzi di rimanere al governo e lo si accusa di “scappare” – in seguito alle proprie dimissioni, congelate da Mattarella. Non importa se nel discorso di insediamento abbia accennato al bisogno di riforme costituzionali più volte, abbia descritto il “superamento del Senato” (dipingendo chiaramente la Riforma), e del “titolo V della Costituzione per come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi”. Né può sorprendere quindi che abbia conseguentemente legato l’esito di questo referendum al proprio destino politico: per una ragione semplice, l’iniziativa riformista è stata connessa all’attivismo del Governo – dopo l’abbandono di Silvio Berlusconi e l’insistita opposizione del Movimento 5 Stelle, motivata per lo più da un cinico opportunismo che sta pagando molto in termini elettorali.

Chi pensa che la Riforma non servisse dimentica che accelerare l’iter legislativo, diminuire l’eccesso di ricorso ai decreti leggi, garantire una maggioranza di governo più solida, erano strumenti per fare più rapidamente le leggi che tutti chiedono a gran voce: nuovi interventi sul lavoro, sulla politica energetica e industriale, sul welfare. E serviva anche un ritrovato accordo Stato-Regioni, per evitare il ricorso alla Corte e perdere tempo.

L’avete bocciata – amen.

Fatemi fare un po’ di analisi. Diversi siti riportano percentuali bulgare di bocciatura della Riforma trai giovanissimi e al Sud. I legami tra NO e disperazione socio-economica sembrano purtroppo molto solidi. Noi lo avevamo scritto che il voto avrebbe soprattutto cavalcato la protesta (leggete l’incipit) – perché in fondo non era un’elezione politica, dove qualcuno ancora si fa piccoli scrupoli, tipo dare il Paese in mano a gente un minimo competente. Era un Referendum che non aveva grossi impatti immediati: ci sta pure usarlo per fini politici, in fondo siamo mal governati da 70 anni, grazie (anche) all’attuale Costituzione, non succederà certo l’Apocalisse se continuiamo a fidarci dei Padri costituenti. Verissimo.

Avete quindi mandato un chiaro messaggio: “stiamo male e Renzi non ci ha considerato. A casa!”. E mi pare difficile quindi chiedere al Presidente del Consiglio di rimanere, se non per infastidire ulteriormente un’Italia che soffre e non si fida “dei poteri forti”.

Ho già citato un articolo in cui spiego, con dovizia di particolari, che governare in Italia non paga, e le ragioni sono semplici: non ci sono margini di iniziativa per quel piano di sostegno ai salari, all’occupazione e alla casa che servirebbe oggi, in una crisi economica da dopoguerra (-25% produzione industriale, una cifra che terrorizza).

Non avrebbe potuto un Presidente del Consiglio delegittimato creare questo piano da miliardi di euro. Se pensate che chi ha votato NO non lo pretenda, lasciatemi dire, sbagliate di grosso. I giovani italiani non sono una constituency di facile rappresentanza: in teoria hanno studiato più dei propri genitori, sulla carta ci sono più laureati; si informano in rete, con passione, ma spesso senza le minime competenze di argomentazione e debunking (Ipsos: il No raggiunge il 72% tra chi si informa via Internet). Sono sovente precari perché ci sono troppi lavori che non hanno più voglia di fare o per cui, purtroppo, non sono preparati (il mondo del lavoro sta cambiando troppo velocemente per tutti – né li abbiamo obbligati a iscriversi a giurisprudenza, architettura, lettere e filosofia… quando le aziende cercano informatici ed esperti del web). Il mondo del lavoro, quando ci sono ancora posti disponibili, non è certo allegria e creatività, è più spesso fatica, spirito di adattamento, apprendimento continuo. La mancanza di ideologie e schemi rendono i giovani meno affezionati ai partiti politici, e li porta a cercare forme virtuali (e temo fasulle) di rappresentanza: gli insulti sui social, i meme, la satira tagliente. E il mito della democrazia diretta, dove si può decidere e deliberare su tutto via internet. Nelle sedi di partito ne vedete pochissimi, così come per strada ad attaccare manifesti, o ai seggi. Sono pochi demograficamente, ma pure pigri.

Il Movimento 5 Stelle pare il più adatto a rappresentare questa generazione, come già dimostrato nelle elezioni del 2013. Perché Renzi abbia fallito non è difficile da capire: come capo del Governo ha dovuto evitare la paralisi del sistema bancario che si sarebbe potuta produrre in seguito a grossi fallimenti (purtroppo non del tutto evitati – vedremo cosa succede a MPS…). Ha quindi fatto favori “ai poteri forti”. Si è squalificato provando a puntellare l’economia reale con gli strumenti di cui disponeva e rispettando i vincoli delle direttive europee (dannato, davvero dannato bail in).

E, diciamocelo, non poteva recuperare con un timido taglio delle spese della politica. Cinico nel cercare di comprarsi il consenso con il piano di pre-pensionamenti? Forse sì. Né ha avuto senso non ripristinare l’IMU. Eppure, essendo in democrazia, è difficile fare a meno del consenso ed è un po’ ingenuo criticare Renzi su questo punto.

Un’ampia fetta del fronte del NO, per vincere, ha criticato le scelte economiche di Renzi ma non mi pare chiaro in che direzione si voglia andare. Fuori dall’Europa? Ritorno alla Lira? Dazi contro i prodotti cinesi? Attendiamo con fiducia i programmi economici una volta decisa la data del voto (prossima primavera? Estate?). Il Movimento cavalcherà il reddito di cittadinanza, spiegando che le risorse si troveranno “tagliando i costi della politica”. Ci racconterà che ha fatto il microcredito per le PMI, che bisogna spegnere i led per consumare meno corrente elettrica, che i petrolieri sono cattivi.

Chi festeggia oggi sta volutamente sottovalutando un principio di innamoramento cieco e irrazionale che colpisce gli elettori italiani. Si ritiene orgoglioso di aver salvato la Costituzione, di aver cacciato un politico arrogante. Autorefernzialità? Complesso della torre di avorio? Non lo so, ma di molta parte del NO “riflessivo” (come lo chiama Falasca) non penso di farmene granché. Vive nel ‘900, è pronto a inseguire il prossimo Turigliatto e ripetere tragicamente errori già visti.

Da sconfitto temo fortemente che il fronte del NO abbia illuso milioni di giovani pur di vincere, chiedendo loro di mandare a casa Renzi per vedere un miglioramento delle loro condizioni. Il NO ha volutamente messo da parte il rispetto per le istituzioni, descrivendo l’osservanza di direttive europee come “austerità”, “iperburocrazia”, gli impegni con investitori esteri sono diventati “poteri forti” (mantra ipnotico). Da ex governativo non me la sento di dire “dobbiamo fare autocritica”, e ho già spiegato perché con un’analisi economica la cui conclusione è stata: non c’erano molti margini, e ringraziamo il Pentapartito e Giulio Tremonti per il debito pubblico.

Non mi resta che stare a guardare come i tanti vincitori del NO si coalizzeranno per battere il PD e, soprattutto, come pianificheranno le loro azioni di Governo tenendosi fuori dagli schemi legali dell’Unione Europea e dagli obblighi che ci impone la moneta unica, come troveranno le risorse senza investitori stranieri, come finanzieranno la ripresa dell’occupazione. Non penso basteranno le poche centinaia di migliaia di euro che si risparmieranno riducendo gli stipendi dei parlamentari.

Oggi guardiamo altri festeggiare ma, ahinoi, sappiamo che, molto presto, chi ha fatto promesse irrealizzabili si troverà a dover affrontare la realtà. Come diceva Matteo Renzi, io #stosereno.

[immagine tratta dal gruppo satirico Siamo La Gente Il Potere Ci Temono]

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