I veri sconfitti sono i Millenials

L’unico vero tema di questo Paese, di questo referendum e di questa ultima – pessima – campagna elettorale, per quanto sfiorato appena qua e là dai commentatori nostrani, sono i Millenials, quel grumo di giovani lavoratori, laureandi e quarantenni che non solo sentono la crisi, ma pagheranno il peso delle scelte sbagliate degli ultimi vent’anni per i prossimi trenta. Sì, i Millenials, quelli che non votano al referendum Brexit, ma poi scendono in piazza a manifestare o si accorgono che – ops! – fuori dall’Europa non è più Impero Britannico. O quelli nelle strade di New York che inneggiano slogan contro Trump, anche se – sorpresa! – sono proprio i giovani i grandi assenti delle elezioni statunitensi. O quelli che hanno votato no al referendum per mandare a casa Renzi, quando proprio questo referendum poteva sbloccare un minimo quell’apparato istituzionale ingessato e scuotere (quelli sì) i veri poteri forti delle corporazioni nostrane.

Ci siamo spesi tutti a sostenere il sì, chi più chi meno, ma il punto non è spendersi per un voto, il punto è capire cosa gli innumerevoli voti che si sono susseguiti negli anni stiano portando. E accorgersi che subiremo tutti, chi più chi meno, le conseguenze dell’instabilità politica, del no al cambiamento, della difesa strenua di diritti fossilizzati di un’epoca che oggi non esiste più. Non capendo questo punto, non sentendosi per davvero, solo per una volta, i grandi sconfitti del declino dell’Europa, della nascita dei populismi, della ripresa di potere delle grandi corporazioni, i giovani, possiamo dirlo, sono gli sconfitti, e meritano di esserlo. Quando il prossimo governo tecnico taglierà ancora e ancora per rientrare da un bilancio fuori controllo, o quando il primo Di Maio, o Brunetta, o Salvini o Speranza riprenderanno il potere ridefinendo la distribuzione di risorse pubbliche sempre a favore degli stessi (sto parlando di voi, pensionati, lavoratori della PA, rappresentanti delle grandi corporazioni sindacali, imbucati e fossilizzati con i vostri contratti indelebili e infrangibili), allora forse – e dico, forse – ci accorgeremo che qualcuno ci sta prendendo per il culo. Forse un giorno ci sveglieremo, sudati, a pensare: “Ehi, ma senza Europa io non ho più speranze di trovare lavoro in un mercato grande e ricco quanto quello Europeo” oppure: “Ehi, ma perché sto pagando il doppio, se non il triplo, dei contributi pagati da chi mi ha preceduto, ma riceverò una pensione (se la riceverò) che sarà meno della metà?” oppure ancora: “Ehi, ma perché ho vent’anni e non posso eleggere i senatori, ma i senatori possono legiferare esattamente come i deputati?” e via dicendo.

L’unica politica che abbia un senso seguire, l’unico sogno, l’unico motivo per attivarsi e scendere in piazza, per manifestare contro il prossimo Governo, per candidarsi “a cambiare” e a “trasformare” il Paese, è la politica delle per le nuove generazioni: non è uno slogan giovanile, è l’unica cosa che conta. Saremo noi i poveri fessi a calpestare il suolo italiano ed europeo per i prossimi quaranta/sessant’anni: non pensarci ora non è solo un delitto, ma è stupidità.

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