Ma il NO ha un piano economico privo di spesa pubblica e tasse?

Votate No perché siete stufi del liberismo renziano, perché il job’s act è sfruttamento legalizzato, perché siete contrari all’austerità.

Vi chiedo di seguirmi su un terreno che non amate molto, l’economia. Per voi non è tutto, né vi fidate dell’ortodossia neoliberista. Però dovreste concedermi che col vostro atteggiamento rinunciate alle lenti del marxismo (struttura/sovrastruttura), e che sottovalutate volutamente gli effetti straordinari che il capitalismo e la crescita economica hanno prodotto nel mondo nell’ultimo secolo. Forse vi basterebbe parlare con qualche indiano o cinese che ha conquistato pranzi caldi e nutrienti, abiti confortevoli, uno stato di benessere fisico sconosciuto a genitori e nonni, per capire che diverse vostre critiche sono quantomeno ingenerose.

Compagni vi chiedo, in tutta sincerità, se avete un programma economico per l’Italia che non implichi un aumento della spesa pubblica e delle tasse. Non amate le fredde statistiche ma sotto il Governo Renzi si sono visti segni di ripresa che si stanno rafforzando negli ultimi mesi. Sui media avrete letto che il PIL dovrebbe crescere dell’1%, la disoccupazione è leggermente calata, e insieme sono calati gli inattivi, l’indebitamento delle famiglie è sceso al 73 per cento dall’80 per cento stimato nella precedente rilevazione. Se leggete studi di Banca d’Italia, scoprirete che gli 80 euro non sono stati solo una mossa elettorale.

Ma voi siete pronti a mandare all’aria questi segni di ripresa perché vivete nella Costituzione più bella del mondo. Mi aspetto abbiate un piano. Prima vi mostro i vincoli.

Perché evitare un aumento di spesa pubblica? Perché siamo già in perenne deficit rispetto alle entrate fiscali. E questo deficit si colma attraverso l’emissione di titoli di stato. I titoli ci portano a pagare 90 miliardi di euro di interessi ogni anno, costituendo un’odiosa tassa che non produce investimenti ma copre spese pregresse.

E’ evidente che un aumento del debito pubblico porterebbe a un aumento delle spese per interessi; meno evidente, ma probabile, un aumento dello stock di debito, a fronte di un PIL che crescesse allo stesso ritmo dell’attuale, porterebbe maggiore sfiducia nei mercati sulla capacità dell’Italia di onorare il proprio debito – con ulteriore crescita degli interessi (il c.d. spread). Capisco che odiate i mercati finanziari, ma gli stessi hanno pagato le pensioni dei vostri nonni, che vi danno la mancetta, hanno finanziato infrastrutture che usate, soprattutto per il weekendino in montagna, pagato i vostri studi universitari spesso spesi in lauree che non fanno PIL. Voi ovviamente sarete per il default: evidentemente non avete conti in banca e siete già abituati al baratto. Peccato per chi abbia risparmiato due euro in questi anni…

Mi dite che avete un piano per far correre il PIL, creando quindi un debito iniziale che verrà recuperato? E si basa su cosa questo piano? Modi per aumentare la produttività, e quindi il valore aggiunto, ci sono: licenziare chi non lavora, diminuire le tasse sulla componente di salario derivata dalla contrattazione di secondo livello (ma voi non le volete diminuire, diciamocelo), liberalizzare i servizi, accorpare le municipalizzate (ma sono meno posti di lavoro…), attirare investitori esteri (non vi piacciono, soprattutto gli amerikani e JP Morgan).

Sono curioso delle vostre ricette alternative. Siete decrescitisti? Dovrete però convincere anche i vostri creditori che crescere è brutto. Oppure… Come dite? “Investimenti in ricerca”? Lo sapevo. Il vostro refrain. Investire in ricerca. Ma come si fa, obbligate le aziende? Di iniziative per defiscalizzare ce ne sono già parecchie, né è possibile costringere le aziende a investire nelle università (cosa che poi, notorio, vi fa schifo! “Via il mercato dalle università!”). Potete sempre nazionalizzare, anche se le esperienze passate non sono state proprio esaltanti. Allora parlate di ricerca di base, finanziata con soldi pubblici, che dovremo trovare in qualche modo, mi pare. E che impiega molti anni prima di creare risultati – forse li crea in paesi in cui ci sono strutture capaci di valorizzare l’innovazione (la vostra autrice preferita, Mariana Mazzucato, parla degli Stati Uniti, deve essere un caso).

Ah no, lo so, avete un asso nella manica: la politica industriale! Ecco, ovvio. Servono soldi e competenze, che non abbondano nel pubblico – a meno di valorizzare i migliori dirigenti pubblici e licenziare i peggiori. Per i soldi… ut supra.

Passiamo alle tasse. “Tutti devono pagarle, basta evasione!”. Sono preparato, vi conosco bene. Parole sacrosante, perché non si fa?

  • principio del “casello francese”: il controllo costa più di quello che si ottiene. (i pedaggi costavano più delle entrate, io lo conobbi con questo nome a macroeconomia, immagino ne esistano delle versioni diverse)
  • Illegalità “morbida” per aiutare migliaia di persone a tirare a campare in attesa di tempi migliori.

Punto 1): è tardi. I ricchi hanno spostato i soldi in fiduciarie, trust, paradisi fiscali. Sono per lo più nullatenenti. Farli pagare di più costa carissimo in indagini, e non è detto funzioni. Servono accordi con Lussemburgo e Irlanda, il prima possibile. Serve un approccio furbo e pragmatico, spostare la tassazione sulle imposte indirette verificate con la tecnologia (ma non subito, per non uccidere i consumi), risorse migliori a livello di database e analisi dati. Si può fare, ma costa e non è immediato.

Sul punto 2), avete notato quanti stranieri extracomunitari vendono borse contraffatte, guanti, cappelli invernali per strada? Probabilmente non avete mai considerato che un po’ di illegalità “morbida” consente loro di sopravvivere senza passare a un eccesso di illegalità (spaccio di droga, rapine, furti). In secondo luogo, il nero è prassi comune per gli affitti, per gli stipendi, nel primo caso diminuisce i costi, nel secondo aumenta il potere d’acquisto dei dipendenti. Ci sono ricchi che ne approfittano, ma i poveri risparmiano qualcosa.

Per diminuire il nero serve alzare il potere d’acquisto dei poveri=crescita economica (rileggete da capo l’articolo).

Per combattere i ricchi che se ne approfittano servono pagamenti elettronici obbligatori, big data, leggi applicate rapidamente. Ma se oggi si passa ai pagamenti interamente tracciati e c’è un aumento degli affitti e un calo dei salari (perché? Perché diminuiscono i lordi, dovendo pagarci su le tasse) assisterete a una rivolta del pane in piena regola. Avrete finalmente la vostra rivoluzione? Ah, no, arriva un Trump qualunque che rincoglionisce l’elettorato su Facebook e Twitter: e ciao compagni, si fa la controrivoluzione.

Pensateci, attentamente. Io che cosa vi propongo? Vi propongo un odioso riformismo, più facile se l’economia si rafforza, possibile se il Governo vince il referendum. Nella crescita iniziamo a vincolare gli utili in investimenti sul nostro futuro. Insieme ripensiamo il welfare per renderlo più efficace e meno costoso, con ampio ricorso al mercato. Lavoriamo sui salari medio bassi per farli crescere e capiamo come tassare correttamente le imprese e le transazioni, agendo anche sui mercati finanziari. Se votate Sì vi comprate un po’ di tempo per migliorare questo Paese. Se votate No siete dei geni dell’economia e sono curiosissimo di conoscere le vostre ricette mirabolanti: scrivetele o linkatele nei commenti. E io diventerò socialista.

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