Vantaggi e svantaggi dell’uomo qualunque in politica

[ripubblico quasi integralmente un pezzo oserei dire profetico che scrissi 3 anni fa; alla luce dei legami tra M5S e Russia e del caso Marra, torna utile, a mio avviso, rileggerlo. Si è salvato grazie al sito Grillologia, risorsa dedicata unicamente a articoli e studi sul Movimento 5 Stelle]

Uno dei più grandi meriti riconosciuti al M5S è di aver portato in Parlamento persone nuove alla politica. Le ragioni a sostegno sono diverse: la mancanza di esperienza politica conserva un approccio disinteressato alle questioni, non ci sono precedenti legami con lobby e potenti di turno che hanno finanziato la campagna elettorale, i neo eletti non sono abituati ai malcostumi romani e possono vigilarvi. Non posso che condividere buona parte delle ragioni succitate: chi fa politica da una vita tende a investire più tempo nel coltivare le proprie relazioni personali che non nel provare a risolvere i problemi.

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Oltre la Siria, le guerre dimenticate

Gli ultimi tragici avvenimenti di Aleppo hanno scosso profondamente la comunità internazionale e catturato prepotentemente l’opinione pubblica di mezzo mondo. Le immagini delle terribili devastazioni subite dalla città e le ancor peggiori violenze patite di civili stanno riempiendo ormai quotidianamente telegiornali e social networks. Per quanto drammatica ed onnipresente nello spazio dell’informazione la guerra in Siria non è però altro che la punta dell’iceberg dei tanti, troppi conflitti dei nostri giorni.

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L’élite e l’orgoglio

Capire chi costituisce quell’80% di No tra i Millenials richiede una dolorosa attività di indagine: immedesimarsi, leggere i loro blog, ascoltare la loro musica di ribellione. Rovazzi, idolo di questo 2016 che ricorderemo come “l’anno della post-verità”, usa basi electro di dieci anni fa ed esprime lo scazzo di qualunque persona dotata ancora di un minimo di cervello che ha il coraggio di ribellarsi alla dittatura dei social. Un po’ poco per ritenerlo un genio, a meno che voi non riteneste un genio il compagno di classe che copiava dal libro di testo durante i compiti in classe e prendeva un 6 striminzito.

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Il maggioritario prima del baratro

Sondaggio post-datato: chi, un paio d’anni fa, avrebbe immaginato Sergio Mattarella Presidente della Repubblica e Paolo Gentiloni Premier? Risultati: 77% : Matta…chi?!? / 23%: Sì, e magari il Leicester vince il campionato. Ora, nel paese della costituzione più bella del mondo (d’ora in poi CPBM), quel paese dove Zagrebelsky non vuole ”un vincitore la sera delle elezioni”, tutto è possibile. Continua a leggere “Il maggioritario prima del baratro”

La dittatura dell’inconcludenza

Ci sono cose che non si possono fermare. Il tempo, la rotazione terrestre, il susseguirsi delle stagioni, il giorno e la notte.

Ci sono cose, invece, che possono essere fermate. Una di queste è la deriva intellettuale di questo paese, un’altra è la dittatura dell’inconcludenza, un misto di passi avanti e passi indietro, frasi fatte, “io sono di sinistra”, “io sono un vero liberale”, “contro la deriva autoritaria”, “noi siamo per una politica onesta”, “andiamo a congresso”, l’Aventino made-in-Grillo, l’insostenibile disgregazione delle compagini sociali, la costante divisione tra individui con interessi simili ma menefreghismo in infinite varietà di colore. Un’altra cosa che può essere fermata è lo sfruttamento materiale e intellettuale delle nuove generazioni, il rimando a data da precisarsi di spese, debiti e doveri, il montare inarrestabile di una marea di rabbia e bava alla bocca, poche conoscenze e tante mediocri parole. Continua a leggere “La dittatura dell’inconcludenza”

Nel paese della Controriforma senza Riforma

E’ notizia dell’altro giorno che in Sardegna si voterà in Primavera per il rinnovo dei consigli provinciali. Una legge regionale, in seguito a referendum, aveva renzianissimamente provveduto a rottamarli. Senonché il 4 Dicembre c’è stato un referendum più referendum degli altri e quella legge è oggi carta straccia. Il risultato è che avremo 4 enti territoriali differenti: Regione, Province/Città Metropolitane, Unione dei Comuni, Comuni. Costo stimato: 320 milioni l’anno. Probabilmente reperibili dalla RC auto, quota che in teoria dovrebbe andare loro ma ad oggi iscritta a bilancio dallo Stato. Faremo a debito, come sempre.

Bentornate, care Province. Continua a leggere “Nel paese della Controriforma senza Riforma”

In attesa di tradire una generazione che ha votato NO

In questi giorni c’è allegria e gaiezza nel fronte del NO dopo un trionfo che, probabilmente, nessuno si aspettava di queste proporzioni. Ci sono giornalisti che sorridono e si tolgono sassolini dalle scarpe, ci sono saggi che ci spiegano gli innumerevoli errori commessi e analisti che ci ricordano, tanto per cambiare, che il Sud e i giovani sono in difficoltà. Non ce n’eravamo accorti e abbiamo sbagliato consapevolmente perché ubbidivamo ai poteri forti: ci avete scoperti.

Tra i tanti atteggiamenti che fatico a comprendere, ce n’è uno davvero paradossale: si chiede a Renzi di rimanere al governo e lo si accusa di “scappare” – in seguito alle proprie dimissioni, congelate da Mattarella. Non importa se nel discorso di insediamento abbia accennato al bisogno di riforme costituzionali più volte, abbia descritto il “superamento del Senato” (dipingendo chiaramente la Riforma), e del “titolo V della Costituzione per come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi”. Né può sorprendere quindi che abbia conseguentemente legato l’esito di questo referendum al proprio destino politico: per una ragione semplice, l’iniziativa riformista è stata connessa all’attivismo del Governo – dopo l’abbandono di Silvio Berlusconi e l’insistita opposizione del Movimento 5 Stelle, motivata per lo più da un cinico opportunismo che sta pagando molto in termini elettorali.

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I veri sconfitti sono i Millenials

L’unico vero tema di questo Paese, di questo referendum e di questa ultima – pessima – campagna elettorale, per quanto sfiorato appena qua e là dai commentatori nostrani, sono i Millenials, quel grumo di giovani lavoratori, laureandi e quarantenni che non solo sentono la crisi, ma pagheranno il peso delle scelte sbagliate degli ultimi vent’anni per i prossimi trenta. Sì, i Millenials, quelli che non votano al referendum Brexit, ma poi scendono in piazza a manifestare o si accorgono che – ops! – fuori dall’Europa non è più Impero Britannico. O quelli nelle strade di New York che inneggiano slogan contro Trump, anche se – sorpresa! – sono proprio i giovani i grandi assenti delle elezioni statunitensi. O quelli che hanno votato no al referendum per mandare a casa Renzi, quando proprio questo referendum poteva sbloccare un minimo quell’apparato istituzionale ingessato e scuotere (quelli sì) i veri poteri forti delle corporazioni nostrane. Continua a leggere “I veri sconfitti sono i Millenials”

Ma il NO ha un piano economico privo di spesa pubblica e tasse?

Votate No perché siete stufi del liberismo renziano, perché il job’s act è sfruttamento legalizzato, perché siete contrari all’austerità.

Vi chiedo di seguirmi su un terreno che non amate molto, l’economia. Per voi non è tutto, né vi fidate dell’ortodossia neoliberista. Però dovreste concedermi che col vostro atteggiamento rinunciate alle lenti del marxismo (struttura/sovrastruttura), e che sottovalutate volutamente gli effetti straordinari che il capitalismo e la crescita economica hanno prodotto nel mondo nell’ultimo secolo. Forse vi basterebbe parlare con qualche indiano o cinese che ha conquistato pranzi caldi e nutrienti, abiti confortevoli, uno stato di benessere fisico sconosciuto a genitori e nonni, per capire che diverse vostre critiche sono quantomeno ingenerose.

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