Comunque vada sarà un disastro

Oggi, mentre lavoravo, sentivo alcuni miei colleghi lamentarsi degli italiani creduloni che si bevono le balle del Presidente del Consiglio. Io pensavo che i creduloni fossero più loro, che sostengono che nel fronte del NO non ci siano interessi politici o che i saggi costituzionalisti siano mossi solo dalla propria enorme competenza. Certo, in questi mesi ci sono stati anche confronti di qualità, basati  sulla lettura del testo, ma rimango con la sensazione che lo scontro sia principalmente tra tifoserie che si rispettano poco e si ritengono portatrici di qualche segreta verità che sfugge agli altri. Io, che sostengo il Sì, non mi sono accorto di come Matteo Renzi sia un manipolatore, un “televenditore” per alcuni, comandato dai poteri forti. I sostenitori del No sono evidentemente schiavi di una retorica negativa, di un conservatorismo che blocca il Paese da decenni.

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Un Si per rottamare il sindacato e riprenderci il futuro

È indubbio che il voto referendario informato dovrebbe essere sui meriti o demeriti della riforma e non su considerazioni politiche e sociali. E noi Liberali da Strapazzo, nel nostro piccolo, abbiamo provato a informare organizzando un paio di eventi alquanto interessanti.

Andando però a vedere chi si schiera da una parte e dall’altra, la tentazione di votare Si, oltre che per la riforma stessa, anche per rottamare una parte politica vetusta e reazionaria, è davvero forte.

In una maniera curiosa, ma certamente non impensabile, la CGIL, il mondo della sinistra afferente a questa realtà e l’ANPI, sono fortemente schierati per il NO.

Tralasciando l’ANPI, i cui membri combattenti meritano il mio più grande rispetto e ammirazione, ma avendo novanta anni non partirei certamente da loro per disegnare il futuro del paese, trovo ridicole le posizioni della CGIL. Un sindacato che ci ha consegnato un debito pubblico insanabile, un mercato del lavoro ingessato, un paese diviso tra privilegiati (chi è in pensione con il calcolo pensionistico retributivo) e non (tutti gli altri, specialmente noi giovani), pensa ancora di doverci venire a indicare la strada per un futuro più roseo.

In questo periodo di transizione industriale, che ci sta proiettando verso una nuova dimensione sociale e antropologica, oltre che economica, nella quale il concetto stesso di lavoro potrà venire completamente stravolto e le disparità tra individui ulteriormente accentuate, bisogna muoversi per tempo per prevenire e risolvere le problematiche sociali. Welfare, impresa, reti sociali, istruzione; tutte tematiche che vanno affrontate ora per i decenni a venire. Possiamo forse parlare di ciò con gente che non sa cosa sia l’IOT, l’intelligenza artificiale e magari neanche accendere un pc? Possiamo parlare di ciò con gente che ripete come un mantra che i “diritti acquisiti sono intoccabili” (di doveri invece, manco a parlarne)?

Un SI può anche permettere di rottamare queste lobby anacronistiche e iniziare a parlare più serenamente del futuro del paese.

La costituzione non ci salverà dal prossimo pazzo

Dopo uno scontro acceso con un sostenitore del NO ho finalmente capito il loro punto di vista – laddove sincero e non motivato da un odio acceso verso l’attuale Presidente del Consiglio. Insiste lui, con tanti altri, che il ruolo della Costituzione sia difenderci dalla presa di potere da parte di un pazzo. Occorre quindi che il Governo abbia meno libertà d’azione possibile, che il Parlamento non sia troppo rapido, che ci sia equilibrio tra i diversi poteri. Devo ammettere che ho fatto molto fatica a capirlo, penso essenzialmente per due ragioni:

1) perché sono liberale e credo che coltivare la libertà sia uno dei migliori antidoti al totalitarismo;

2) perché penso che serva, più che una Costituzione ricca di contrappesi, un’economia sana e capace di generare ricchezza per tutti (quindi un’economia capitalistica caratterizzata da un mercato genuinamente concorrenziale).

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Il fattore Trump nella politica estera USA

Ormai è successo: Donald Trump sarà il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Il 20 gennaio del prossimo anno subentrerà all’attuale inquilino della Casa Bianca e questa è di fatto l’unica certezza della sua presidenza. Se infatti la sua avversaria si era presentata con un programma piuttosto articolato per gli USA dell’epoca post-Obama nel caso di Trump siamo di fronte al vuoto quasi assoluto, specialmente riguardo alla politica estera. Durante la sua campagna elettorale non è mai andato oltre poche frasi ad effetto, senza mai precisare quali fossero le sue priorità per la scena internazionale o su quali linee intendesse impostare l’azione degli USA sulla scena globale. Gli uniche due linee guida che sono apparse costanti durante la sua corsa alla Casa Bianca sono un forte richiamo al protezionismo ed una vocazione isolazionista.

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Considerazioni sciolte sul voto americano

1 Trump non è stupido. L’essersi mostrato politicamente scorretto, diciamo ai limiti dell’impresentabilità, è stata una strategia che evidentemente ha pagato; ma non implica necessariamente che alle parole seguano i fatti.
2 La Clinton era il peggior candidato possibile in questo momento, e si sapeva. Non so se dire “Ha persino affossato Obama” oppure “Anche le politiche di Obama sono state deludenti”, perchè questo è un epico fallimento anche per il presidente che ha fatto la storia.
3 Ho scritto “peggior candidato in questo momento” perchè i nuovi media giocano un ruolo sempre più profondo in politica. Dice bene Grillo che è stata l’apocalisse delle televisioni; alla fine Trump ha vinto sostenendo il “complotto dei media”, promuovendo una campagna incentrata su Twitter e accreditando un’unica TV (fox, repubblicana) presso il suo quartier generale. A differenza di Grillo, io non sarei così gaudente, perchè l’accesso illimitato di persone dalla capacità critica limitata a reti dove ognuno può dire la propria opinione, senza minimamente preoccuparsi che essa corrisponda al vero o abbia delle basi coerenti, produce il fatto che molta gente si convince soltanto di quello che vuole sentirsi dire. E questa gente ha il diritto di voto.
4 Agli inizi del Novecento i giornali ebbero un ruolo simile, dando accesso all’informazione a milioni di persone, ma perlopiù erano giornali di partito (proprio allora nascevano i partiti di massa, che, come i “movimenti” di oggi, erano strettamente legati ai loro strumenti divulgativi) e scrivevano quello che conveniva alla loro causa e che gli aderenti erano propensi a credere, il che del resto coincide. Il risultato? Quello fu il periodo in cui nacquero i totalitarismi.
5 Chi dice che questo è stato il peggior prodotto del suffragio universale dimentica, seguendo questa prospettiva storica, che Hitler fu eletto democraticamente. Preoccupa molto che questa persona abbia l’età per ricordarsene e abbia ricoperto ruoli istituzionali di alto livello fino a poco tempo fa.

Ma che cazzo è successo?

Quando alle 4:40 ti sveglia un messaggio dicendoti: “qui la situazione si mette male!”. Quando di corsa apri Twitter e vedi i (pochi) commentatori conservatori che segui che gongolano, le persone normali attonite o disperate e Trump che vince l’impossibile. Ecco, quando ti rendi conto che solo due ore prima ti eri addormentato e la gara procedeva come doveva procedere, serrata si, ma tutto sommato senza grandi sorprese e ora una valanga repubblicana sta sommergendo stati che in teoria non avrebbe dovuto neanche toccare, Michigan, Wisconsin, Minnesota, cosa puoi pensare se non: “Ma che cazzo sta succedendo?”.

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