10 buoni motivi per votare Sì

Se ancora non avete deciso cosa votare il 4 dicembre al referendum costituzionale ecco dieci motivazioni per scegliere di approvare la riforma. E no, non ce n’è nemmeno una che riguardi Renzi o l’attuale Governo.

I. Perché il bicameralismo perfetto è un’anomalia tutta italiana.
Su 28 stati membri dell’Unione Europea l’Italia è l’unico ad avere un sistema parlamentare dove Camera e Senato hanno esattamente i medesimi poteri, gli altri sono unicamerali o bicamerali diversificati. Certo, il fatto di essere gli unici ad averla scelta non rende necessariamente la nostra soluzione la peggiore, ma se su 28 (per ora) stati membri tutti gli altri 27 hanno optato per un modello diverso dal nostro forse un paio di domande sarebbe opportuno farsele.

II. Perché una sola fiducia vuol dire più stabilità.
Dover dipendere dalla fiducia di due camere spesso diverse per maggioranza interna è uno dei fattori che ha reso intrinsecamente deboli e di breve durata gli esecutivi italiani: 63 governi in 17 legislature. Grazie al vincolo di fiducia del Governo con la sola Camera il sistema italiano troverebbe una spinta verso la stabilità di cui ha disperatamente bisogno.

III. Perché il processo legislativo va reso più efficace e rapido.
La necessità del voto favorevole da parte di entrambe le camere dello stesso identico testo per poter approvare una legge ha reso il processo legislativo in Italia lento e macchinoso. Inoltre diversi disegni di legge, anche importanti o urgenti come quelli sulla concorrenza, sulla prescrizione, sulla cittadinanza o sul reato di tortura, finiscono vittima del ping pong istituzionale tra Camera e Senato, con lunghe ed incerte prospettive di approvazione. Con la legislazione ordinaria spettante alla sola Camera si risparmia tempo e si guadagna in efficacia, senza togliere democrazia.

IV. Perché non vengono aumentati i poteri del Governo e l’organo sovrano resta il Parlamento.
Nonostante molti continuino a sostenerlo in realtà questa riforma non modifica affatto i poteri dell’esecutivo, mantenendo intatta la sovranità parlamentare. L’unica opzione che verrebbe introdotta per il Governo sarebbe il “voto a data certa”, ovvero la possibilità di richiedere che un provvedimento venga votato in aula entro 60 giorni. Nient’altro.

V. Perché si mette un freno all’abuso dei decreti legge.
Chiunque sia vissuto nell’Italia del ventennio berlusconiano si ricorda il continuo ricorso da parte dell’esecutivo allo strumento del decreto legge, dal “milleproroghe” a decreti che contenevano disposizioni completamente avulse dall’intento originario, passando per decreti che prorogavano altri decreti. Questo grave attacco alla sovranità parlamentare, scavalcata spesso e volentieri dal Governo, avrà fine con questa riforma, che pone limiti severi all’utilizzo dei decreti. In particolare saranno possibili solo decreti che contengano “misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo” e non sarà più possibile, al momento della conversione, approvare “disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto”.

VI. Perché il CNEL è l’emblema degli enti inutili e abolirlo vuol dire dare un segnale.
Creato nel lontano 1957, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro avrebbe dovuto coadiuvare l’azione legislativa in materie economiche e sociali grazie all’apporto dei suoi esperti. Peccato che in tutti questi anni abbia prodotto soltanto 14 disegni di legge, arrivando però a costare anche 22 milioni all’anno. Cifre certo non da capogiro, ma che a fronte di un’attività così ridotta non giustificano certo la rilevanza costituzionale del CNEL.

VII. Perché l’attuale divisione delle competenze tra Stato e Regioni si è ampiamente dimostrata disastrosa.
L’attribuzione, in piena ubriacatura federalista della classe politica, alle Regioni di importanti competenze legislative in molti ambiti non ha funzionato. Alle Regioni sono stati dati enormi poteri in materie che non sono in grado di gestire né in tutto né in parte, come le grandi reti di trasporto o l’energia. Inoltre, data l’enormità delle materie di competenza concorrente si è creata una grande confusione legislativa, con continui ricorsi alla Corte Costituzionale. Questa riforma riporta molte competenze in mano allo Stato centrale ed elimina la competenza concorrente, precisando con chiarezza cosa spetta allo Stato e cosa alle Regioni.

VIII. Perché se tutte le Regioni mettono il proprio veto le opere non si realizzano mai.
Immaginate che vi sia la necessità costruire un’importante opera pubblica. Siccome a nessuno piace avere un inceneritore, un’autostrada a 4 corsie o un gasdotto sotto casa ogni Regione porrebbe il veto alla realizzazione nel proprio territorio. Ma se tutte dicono di no, le opere non si fanno più. Grazie all’introduzione di una clausola di supremazia con la riforma tutto ciò non sarà più possibile: lo Stato potrà legiferare anche in materie non di sua esclusiva competenza per questioni di interesse economico nazionale o per tutelare l’unità giuridica ed economica della Repubblica. In questo modo si supererebbero i veti regionali e si diminuirebbe la differenza di leggi fra una Regione e l’altra.

IX. Perché attendere che venga scritta una riforma migliore è come aspettare Godot.
Alcuni tra i critici della riforma sostengono che sia troppo pasticciata per essere appoggiata e che sia meglio attenderne una migliore. Ma pensare che Civati, Meloni, Salvini, Berlusconi, D’Alema e Grillo (cioè la santa alleanza del NO) si siedano insieme davanti ad un tavolo per scrivere un progetto congiunto di riforma costituzionale è pura fantascienza. Aspettare che la classe politica italiana scriva un riforma migliore vuol dire aspettare per sempre.

X. Perchè nell’attuale Senato siede pure lui.RAZZI_resize
Il senatore Antonio Razzi, ex IdV, ex NS, ora in Forza Italia

E francamente questo è un motivo più che sufficiente per riformarlo.
Con il nuovo Senato, di soli 100 membri e composto da sindaci e consiglieri regionali, la possibilità di beccarci Razzi di nuovo sarebbe assai ridotta.

 

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