O la Riforma o tutti accoppati

Confesso che sono un seguace di Jack Kerouac. Sebbene la vita m’abbia imborghesito sino a trasformarmi nello speculare di un beat (bancario, tendenza Magritte), “l’importante è andare” è un adagio che più volte cerco di fare mio. Se poi ti capita di vivere nel Paese della Controriforma senza Riforma (vedi Trento e Lutero), allora diventa un grido di dolore, più che di battaglia.

Veniamo ai giorni nostri. L’esimio archeologo normalista Prof. Salvatore Settis sostiene che l’autorevolezza di una Costituzione dipende dalla sua intangibilità. Detta così pare una boutade, cui si potrebbe obiettare: Viva Verdi e lo Statuto Albertino! Ma la teogonia dei “Padri della Patria”, tanto cara ai fautori del NO, non afferma proprio lo stesso concetto? Tradotto: Quelli erano saggi e bravi, noi siamo stolti e corrotti: in una parola, irriformabili. Da qui alla “Costituzione più bella del mondo”, quindi intangibile (a meno di voler “sfregiare la Gioconda”) il passo è breve. Curiosamente, il copyright appartiene a un sostenitore del Sì, Roberto Benigni. Al quale, proprio per esser stato tacciato d’apostasia a buon mercato da Dario Fo, perdoniamo di cuore. Slogan genera slogan, sicché, se la Costituzione è “la più bella” ma le cose in Italia vanno maluccio da qualche decennio, la colpa sarà dei politici, che “non l’hanno attuata” (ops, di nuovo Settis).

Facciamo chiarezza. Ora, per Platone il Bello altro non è che un modo per accedere alla Verità, ed è perciò ad essa inferiore. La kermesse tra Costituzioni, concepite ciascuna in epoche differenti, è dunque una colossale baggianata. Sin dal primo celebre articolo “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” (:..) lo spirito dei tempi rimbomba forte (lavoro come compromesso tra lavoratori (ie PCI) e libertà (ie DC). Ma il vero campo di battaglia o, se preferiamo, d’incontro, tra le culture prevalenti in seguito alla Svolta di Salerno fu proprio l’architettura statale ex Parte II della Costituzione.

Già Calamandrei, memore di Weimar, intravvide nella debolezza degli esecutivi il peccato orginale della nostra Costituzione, incapace di dare risposta al “problema fondamentale della democrazia”: la stabilità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal 1948 in poi, durata media dei governi: 1 anno e un mese. Ovvio, non solo per colpa dell’”inutile doppione”, cioè il Senato (così ebbe a definirlo un altro Padre Costituente, Costantino Mortati). Ma siamo sicuri, alla luce dei 60 Governi in 68 anni, di voler conservare l’architettura istituzionale del 1948 così com’è?

Ricapitolando: 2 sono le opzioni (Sì/No), 3 i possibili “stati d’animo” pre-voto.

  1. La riforma fa schifo. Voto: NO
  2. La riforma parte da presupposti condivisibili ma è un po’ pasticciata. Voto: INDECISO
  3. La riforma è buona e, al di là di qualche sbavatura, smuove le acque. Voto: Sì

A e C sono fortemente motivati e sostengono tesi che in questi mesi noi di LdS, organicamente pro-Sì, cercheremo al tempo di corroborare o smantellare.

L’individuo B, vero ago della bilancia, non sa ancora cosa voterà. Se non lo sa è perché, in generale, sente di condividere alcuni principi della riforma: non bocciarla ab ovo significa, in parte, apprezzarla.

L’infido individuo A (Parisi, D’Alema & Co.) tenta di convincerlo che, una volta cassata la Riforma Boschi, nulla vieterà al Parlamento di approvarne una migliore, adeguatamente emendata di ogni lordura autoritaria. Ma qui sta l’inghippo.

Sì, perché nessun Parlamento, tantomeno questo, s’azzarderebbe ad abbozzare riforme costituzionali, già spernacchiate due volte nel giro di dieci anni, per chissà quanto.

Dunque manterremmo il bicameralismo perfetto, magari con leggi elettorali differenziate, giusto per renderlo più eccitante: l’Italicum, già approvato e non oggetto di referendum, valido per la Camera dei deputati; al Senato, il “Consultellum”= “Porcellum” – Modifiche Consulta, già vigente. Alla meglio ci rifilerebbero il tanto in voga Mattarellum (8 Governi in 12 anni, durata media un anno e mezzo circa e Mastella ago della bilancia). Per non parlare di proporzionali e preferenze varie, affossati dalle monetine di tangentopoli e oggi riesumati da grillini e berlusconiani senza sprezzo del ridicolo. Insomma, la politica politicante riprenderebbe il sopravvento, e addio governabilità.

Cara maggioranza silenziosa, sei avvisata.

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