#FertilityDay, che problema c’è?

Premessa.

Ho letto la prima pagina del “Piano Nazionale per la Fertilità redatto dal Ministero della Salute. È scritto con un lessico angusto, esprime concetti ormai superati dal sentimento comune. Va però detto che a capo del suddetto ministero non c’è (purtroppo) Marco Pannella, ma una ministra, Beatrice Lorenzin, facente parte di un partito microscopico che si rivolge ad un elettorato fortemente ancorato ai valori cattolici.

Tuttavia, se il “Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società,  promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione” si risolve semplicemente nell’organizzazione del Fertility Day, ovvero una Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, fatico a vedere un rischio reazionario per la condizione della donna e in generale del paese, ma al contempo trovo che possa costituire un’opportunità informativa per tutti.

Di seguito il ragionamento che mi ha portato a guardare con favore a tale iniziativa, andando (a quanto pare) contro il pensiero unico e dominante del web.

  • Il fatto che in Italia, come nel resto dell’Occidente, si stia assistendo a un invecchiamento della popolazione, dovuto a un basso tasso di natalità e all’allungamento della speranza di vita, è stato ampliamente dimostrato.
  • Se questo sia un fenomeno positivo o negativo è dibattibile. Si tende a pensare che  la condizione necessaria affinché i paesi in via di sviluppo riescano a crescere sia quella di una riduzione delle nascite. Questo, al contrario, sembra non sia auspicabile in paesi già sviluppati, essenzialmente per motivi di finanza pubblica. (Si veda l’interessantissimo Storia Minima della Popolazione del Mondo di Massimo Livio Bacci per un’analisi approfondita di ciò).
  • I fattori che spingono una coppia a decidere di concepire un figlio sono molteplici: alcuni osservabili (welfare, salute, rete sociale) altri no (in breve quelli facenti capo al benessere soggettivo degli individui, disciplina complessa e di difficile analisi). Se quindi da una parte non sono solo i motivi medici a orientare una coppia verso questa decisione, va anche detto che il Ministero della Salute non si occupa di tematiche inerenti alle politiche sociali o al mondo del lavoro. Si occupa, per l’appunto, di salute.
  • Trovo normale che un governo possa avere a cuore tematiche demografiche. A prescindere dal fatto che non sarebbe saggio continuare a delegare ciò alle generazioni future, mi sembra completamente infondata l’equazione: campagna maternità uguale fascismo. Citofonare Scandinavia per informazioni.
  • Lo scopo di qualsiasi campagna pubblicitaria è fare parlare di sé. A giudicare dalle reazioni dei social, questa ci sta riuscendo egregiamente. Trovo personalmente sbagliati e stucchevoli alcuni slogan di tale campagna, in quanto afferenti al linguaggio e ai temi discussi nella premessa di cui sopra.
  • È lapalissiano che nella società italiana ci siano almeno queste categorie di individui:
    1. Persone che sono intenzionate ad avere bambini
    2. Persone che non vogliono avere bambini
    3. Persone che non possono avere bambini
  • A riprova del fatto che non si tratterà semplicemente di una giornata ideologica e con ben poco di scientifico, c’è il plauso all’iniziativa di diverse associazioni di andrologi, ginecologi, endocrinologi e farmacisti.

 

Detto tutto ciò, durante il prossimo Fertility Day, le persone della categoria 1 parteciperanno, se vorranno, a questi eventi informativi. A quelli delle categorie 2 e 3, seppure meno interessati, non sarà comunque preclusa la partecipazione.

Alla fine della giornata non si assisterà alla dipartita dei Balilla per l’Abissinia. Semplicemente alcune persone saranno più informate riguardo a certe tematiche mediche di loro interesse e tutto il paese potrà tornare a discutere di campionato e/o riforma costituzionale (spesso intercambiabili nelle chiacchere da bar).

Insomma, dov’è il problema?

 

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