I nostri valori e la sfida del terrorismo

A causa di uno dei mesi più cruenti nell’ignobile storia del terrorismo, funestato dagli attacchi di Dacca e di Nizza, è urgente il bisogno di una riflessione sui valori che costituiscono il fondamento delle nostre democrazie e che vengono orrendamente messi in discussione.

In primo luogo, occorre sottolineare che un terrorista non è molto dissimile da un pluriomicida mentalmente instabile, se non in questo fatto: che egli compie la sua azione al fine ultimo di sovvertire l’ordine. La stessa azione suscita molto più timore se a compierla è un uomo dai tratti mediorientali (anche se cittadino europeo) che grida “Allah è grade” perché, nel farlo, egli si lega, volente o nolente, a un’organizzazione che ha dichiarato guerra al nostro stile di vita. Allora egli non è più solo un pazzo isolato, ma un nemico pubblico che fa parte di una rete eversiva.

Per capire la portata distruttrice e mortifera di questa rete eversiva, bisogna considerare cosa essa voglia sovvertire, il che si sintetizza nella libertà di pensiero e nel giudizio critico, ovvero i due fattori che, propagandosi dall’empirismo inglese, hanno dato luce all’Illuminismo, e, con esso, alla democrazia, ai diritti dell’uomo e a tutte quelle conquiste sociali che devono la loro esistenza al motto: “Liberté, Egalité, Fraternité”. E’ bene allora approfondire il significato di questo trio di valori occidentali per sviluppare un’identità consapevole.

Liberté ed Egalité si riferiscono al rapporto fra lo Stato e il cittadino.

Il primo concetto va inteso alla luce del pensiero contrattualistico espresso da John Locke. Poiché l’istituzione statale è stata creata dall’esigenza di mantenere la società degli uomini, il potere esercitato da chi la governa proviene da quella stessa comunità che glielo ha delegato, non da una Divinità che ha designato lui a rappresentante unico della Sua volontà. Se questo è vero, il magistrato non impone alla società obblighi perentori e prescrittivi, ma bilancia ordine sociale e libertà individuale, legiferando “in negativo”, cioè limitandosi a negare quello che non si può fare. Il principio, secondo cui è lecito tutto ciò che non è espressamente vietato, è una delle applicazioni più alte del concetto di Liberté.

La necessità per cui è nato lo Stato, cioè, come si diceva, quella di mantenere l’ordine sociale, comporta anche la garanzia di alcuni standard di vita minimi a tutti i suoi membri, chiamando in causa una seconda questione, quella dell’Egalité, che non va intesa come un’uguaglianza economica in senso socialista, ma piuttosto un’uguaglianza in diritto e in opportunità. A questo proposito, va detto che sono stati commessi errori anche dalla nostra parte, se è vero che un poliziotto bianco può uccidere un afroamericano impunemente e che un cittadino nato nel dipartimento di Seine-St.-Denis ha prospettive di qualità della vita e di sviluppo personale marcatamente inferiori a uno che nasce nel confinante Hauts-de-Seine.

Ciò ci riporta alla questione delle insurrezioni e del terrorismo, e alle modalità con cui esso si esplica, partendo esattamente dal capovolgimento del principio che dovrebbe regolare i rapporti fra uomini: la Fraternité.

Lungi dall’essere interpretabile come una fratellanza o comunanza di beni, la Fraternité illuministica nasce dalla constatazione che, per mantenere l’ordine sociale, la legge è condizione necessaria ma non sufficiente. I primi elementi perché una società stia in piedi sono infatti il mutuo rispetto e la reciproca tolleranza fra i suoi membri, esattamente come ce li si aspetterebbe tra due fratelli che sono parte di una stessa famiglia. Senza di questi fattori, il padre può impartire tutte le punizioni che vuole, ma, a lungo andare, l’odio distrugge l’ordine interno. E questo è esattamente ciò che vogliono fare i terroristi.

Infatti, una delle caratteristiche più sconvolgenti è che costoro non solo non ritengono di alcun valore la vita altrui, ma neanche la propria. Ciò annichilisce uno dei due motivi sulla base dei quali il controllo dello Stato sulla società non è totale, ovvero il fatto che, per dirla nei termini della teoria dei giochi, i pay-off di due azioni che portano alla mutua distruzione dei giocatori non sono tali da permettere ad esse di diventare l’equilibrio del gioco.

Gli attentati terroristici hanno dimostrato, al contrario, che un equilibrio di questo tipo è possibile, lasciandoci nella costernazione del trade-off tra domandare più sicurezza e controllo (cosa che, oltre un certo limite è inattuabile; si pensi, ad esempio, al fatto che non si potrebbero controllare gli effetti personali di qualunque persona entri in un qualunque luogo pubblico o aperto al pubblico), e non voler rinunciare a quella Liberté, all’esistenza di quello spazio d’azione non regolamentato, che è uno dei nostri inestimabili valori aviti.

Come risolvere questo dilemma è una delle più coinvolgenti e decisive sfide dei prossimi anni. Suggerire una risposta significherebbe averlo già sistemato e andrebbe oltre la portata di questo articolo; ma, per cortesia, facciamo il possibile per rilanciare la Fraternité.

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