L’esaurimento emotivo dell’elettore

Non so se sono sfortunato con le donne o se, semplicemente, stare con me è troppo difficile perché sono noiosissimo, fatto sta che ho vissuto più volte un fenomeno che mi pare stiano ora sperimentando gli italiani: l’esaurimento emotivo.

Sì, negli anni ho cambiato partner più volte, e ogni volta ho creduto di aver trovato “la-donna-giusta” (coi trattini,come scriverebbe un heideggeriano, è un concetto ben preciso che unisce l’”esserci” e il “farcela”). Ogni volta ho iniziato con maggiore entusiasmo, per riprendermi dalla cocente delusione dell’ultima donna, la nuova essendo sulla carta di volta in volta più -qualcosa- della precedente (bella, simpatica, dolce, x ecc). Vivevo grandissime emozioni, farfalle nello stomaco, sudori adolescenziali e Nirvana in sottofondo, e, probabilmente, mi è capitato di innamorarmi del sentimento stesso.

Quando c’era qualche momento di crisi, saliva l’ansia: avevo paura di ritrovarmi nella solita trappola. E con l’ansia, solitamente, si perde lucidità e si peggiora il confronto. Forse la fretta di stare bene, le emozioni forti, ci avevano spinto a non conoscerci, e a non risolvere le piccole questioni. Morale? Un elevato tasso di ricambio, una memoria schizoide, donne che mi odiano.

Parimenti l’elettore italiano si innamora dei suoi leader perché parte con una stanchezza di fondo che gli rende geniale un Berlusconi, illuminato un Beppe Grillo, coraggioso un Matteo Renzi. L’esaurimento emotivo dell’elettore che ancora vota (e non ha scelto la castità), lo spinge a sorvolare sulle differenze, ad autoconvincersi delle proprie scelte: per dire, uno sfigato come Salvini è sembrato un eroe per tantissimi italiani. Ora, avrà pur ricominciato a parlare a gente che nessuno cagava (razzisti, incazzosi, poco inclini al dibattito filosofico e ai simposi) ma non è che dobbiamo innamorarci della figlia della portiera con l’apparecchio solo se ci regala una figurina.

Effettivamente, quando Craxi ci ha lasciato, scappando con i nostri soldi, ci siamo rimasti male. Ma come, uno statista socialista ruba? Il rancore dell’elettore non è mai calato, perché nessuno ha ancora trasformato la zucca in carrozza: non perdete tempo a spiegare che la transizione da un manifatturiero di bassa qualità a una società dei servizi matura non è cosa semplice in mancanza di classe dirigente. I miei amici ci hanno provato a dirmi “non correre”, “non pretendere da lei troppo”, “ascoltala”; quando iniziavano le crisi “è normale, succede”, “stai sereno” (sì, porta sfiga!). E io, puntualmente, li convincevo con la mia retorica che “questa volta è diversa, sono felice!”. Avevo bisogno che fosse diversa, avevo bisogno di momenti semplicemente felici, probabilmente non potevo ammettere di aver sbagliato scelta (caz** anche sta volta? Ma non cresci mai?!). Se qualcuno mi faceva notare che Brunilde non era poi troppo diversa da Ingrid, io mi arrabbiavo e mi ostinavo a pronunciare dei distinguo: “Brunilde è più metafisica, Ingrid era una pragmatista!”. A posteriori, avevano ragione loro: sono stato fortunato, e ho vissuto momenti belli con tante splendide persone (che spero non si offendano per questo articolo naturalmente rivisto in chiave ironica e leggermente iperbolica).

E così, continuando il paragone, l’elettore italiano si innamora di Matteo Renzi: è di sinistra, rottamatore, anche abbastanza liberale. Non è come gli altri. Dopo tante, cocenti delusioni – ancora oggi, molti italiani non si spiegano come Silvio Berlusconi, che è stato capace di vincere con il Milan 5 coppe dei Campioni, non sia stato in grado di trasformare l’Italia in Svizzera. Pur di amare Renzi, si chiudono gli occhi su un po’ di cose: i suoi guru sono tutti nati in due province italiane, passa molto tempo a farsi selfie e a twittare cuoricini, è di scuola democristiana. Ma per un po’ la storia regala felicità a tutti: solo due anni fa, alle Europee, gli italiani lo avevano portato in trionfo. Poi, che cosa è successo? Il Governo ha dato vita a una ripresa timidina, nonostante l’enorme aiuto di Super Mario Draghi, le capre sono rimaste capre, e sono disoccupate, quelli bravi al più sono diventati precari. Miracoli non pervenuti, insomma.

Ricorda tanto i primi mesi di convivenza: lava tu i piatti, no, tocca a te, ma io ho fatto la spesa – passa quel caz** di aspirapolvere, è una settimana che te lo chiedo! Ci siamo forse innamorati del sentimento di cambiamento politico che ci hanno portato tanti leader innovativi (e telegenici) tralasciando di capire la persona (= il suo programma politico) e di intervenire su questo? Abbiamo pensato che l’amore si costruisse con sondaggi e annunci, e che non fosse richiesto sacrificio? In fondo un leader che porta il cambiamento ci consente di rimanere sul divano a guardare Sky Sport 1, non sia mai che tocca scendere per strada a protestare per davvero!

Ci siamo esauriti, perché essenzialmente siamo stufi di delusioni, ne abbiamo vissute troppe, e stiamo diventando sempre più rapidi nel volerle scoprire il prima possibile, per liberarcene, perché prima o poi troveremo la terra promessa!

Dio non è d’altronde avaro di colpi di scena, almeno a leggere la Bibbia, e dal cielo fa calare due angeli, si chiamano Dolores Raggi e Erin Appendino: fanno immediatamente breccia tra i pochi che ancora collezionano timbri elettorali sulla propria scheda. Saranno brave? Non lo so, probabilmente saranno come il povero Fassino, un po’ peggio dell’Alieno, o meglio, mai dire mai. Ma anche qui, posso scommettere, non vedremo miracoli.

Perché ho imparato a non emozionarmi inutilmente e a cercare altro dai politici che vorrei. Probabilmente capiremo la bravura di Sala tra qualche anno, non ci ha fatto sognare ma potrebbe essere un ottimo sindaco. Quanto a un futuro leader, per questo Paese di eterni innamorati della propria compagna di banco, sarà capace per una volta di non sedurci? Sarà in grado di farci ragionare, di dirci che non siamo così belli come pensiamo, che non sta con noi perché siamo i CR7 di Precotto o le Cameron Diaz di Lorenteggio? Sì, se invece di buttarci ad amare appassionatamente, impariamo a costruire una relazione giorno per giorno, innamorandoci della persona, dei suoi programmi, non solo del nostro sentimento: facendo anche i compiti, se necessario, tornando a frequentare i partiti, tornando a porci grandi domande – del tipo, perché c’è tutta questa disuguaglianza e che cosa possiamo fare per diminuirla?

Perché l’amore cieco, incondizionato, è un buon modo per non affrontare mai i problemi che ci si porta dietro: regala illusorie sensazioni positive (l’amore è una malattia da un punto di vista neurologico) e tende a eliminare la voglia di affrontare le questioni che generano attrito. Solo che quando finisce, distrugge tutto – se Grillo fallisce, mi dispiace per lui, lo accuseranno di pazzia come Masaniello.

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2 pensieri su “L’esaurimento emotivo dell’elettore

  1. Pingback: In guerra con l’irrazionale | LIBERTÀeguale

  2. Pingback: In attesa di tradire una generazione che ha votato NO – Liberali da Strapazzo

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