Il politicamente Corretto ci fa Schifo

Mai avrei immaginato di scrivere un articolo di questo popolarissimo blog per difendere il vice direttore de “La Stampa” con delega alla Banalità, Massimo Gramellini. Eppure quando la stupidità del pensiero unico attacca, un Liberale da Strapazzo non può esimersi dal reagire.

I fatti

Nella sua quotidiana rubrica sul giornale torinese, Gramellini, nella giornata di ieri, ha analizzato le nuove divise delle hostess della compagnia di bandiera Alitalia. Nel far ciò, ha espresso, con tono ironico e canzonatorio, quello che in molti abbiamo pensato ma a quanto pare, ben pochi hanno avuto il coraggio di dire: dalle immagini che girano in rete, le nuove divise, che lasciano ben poco spazio libero alla pelle, sono state disegnate per non urtare la sensibilità di un determinato tipo di passeggeri. Quelli, per dirlo senza giri di parole, afferenti ai nuovi scali di Abu Dhabi, dove Ethiad, ora proprietaria di Alitalia ha il quartier generale.

Ora, si può essere d’accordo o meno con questa interpretazione. Si può non condividere lo stile di scrittura di Gramellini. Ma in un paese in cui siamo tutti Charlie questo non dovrebbe essere un problema, no? Dovrebbe essere conciliabile l’essere in disaccordo con un’idea e criticarla nella sostanza, senza tuttavia passare all’insulto del proponente. E soprattutto, è possibile dibattere senza ergersi a arbitri in Terra del Bene e del Male e decidere quali idee possono essere espresse e quali no? A quanto sembra, quando si discute di certi temi, la risposta è no, non è possibile.

Il povero giornalista torinese, è stato immediatamente subissato da insulti sui vari social network, prendendosi del razzista, dell’islamofobico, del sessista, per tutta la giornata. Numerosi anche gli articoli comparsi su altre testate che sembravano costruiti al solo fine di confermare la tesi: Gramellini è razzista.

Uno su tutti, Vice; In un articolo che in fondo esprime anche alcuni spunti interessanti, il giornalista riesce a prendersela prima con il titolo di quello di Gramellini (Alì Italia) e poi con il fatto che nel Buongiorno vengano citati scrittori quali Houellebecq  o la Fallaci, che in quanto lontani dal pensiero unico dominante, non meritano altro che la damnatio memoriae. Si passa poi ad accuse di sessismo vario per poi concludere con: “Così, questo Buongiorno di Gramellini si mostra per quello che è: il ritratto stesso della mediocrità maschile italiana, il lato occidentale di un maschilismo che non conosce frontiere e si coalizza nel parlare a nome delle donne.”

(Piccola nota a lato: sulla Fallaci non posso esprimermi non avendola mai letta. Ho tuttavia appena ultimato la lettura di “Sottomissione” di Houellebecq. Oltre al fatto che è, stilisticamente parlando, un bel romanzo, di lettura facile e appassionante, mi risulta difficile inquadrarlo in una letteratura islamofobica compiacente all’ideologia fascista-Le Penista francese. Contiene infatti diverse critiche alla società moderna e dei consumi, tematiche certamente più vicine alla Gauche no global, e una satira sull’intero spettro politico francese, FN incluso).

Tuttavia quello che fa più dispiacere dell’immane querelle vista ieri, è che sembra ci siano solo due maniere di vedere l’Islam; quella fascio-leghista, razzista e si, davvero islamofobica, (categoria 1) e quella più di sinistra, per la quale l’integrazione sia sempre semplice, culture differenti automaticamente possano convivere senza problemi e che in sostanza i grandi cambiamenti in atto nella nostra società debbano essere accettati per quello che sono (categoria 2). Tertium non datur.

Quello che è peggio è che il politicamente corretto vuole che tu sia candidamente in una delle due categorie. O meglio: è certamente cosa buona e giusta e corretta essere nella categoria 2; basta tuttavia non condividere in toto i suoi canoni e le sue idee per essere automaticamente tacciato di islamofobia, come è appunto avvenuto al nostro Gramellini, e quindi vedersi etichettare le proprie ragioni come non esponibili.

Ora, io personalmente trovo che questo atteggiamento sia deleterio per il semplice fatto che riduce enormemente lo spazio del dibattito politico. E anche nella mia personale esperienza ho avuto diversi riscontri di ciò.

Da persona di sinistra e abbastanza informata, trovo che l’immigrazione non sia una cosa negativa. Sia a livello economico che sociale porta un sacco di vantaggi e le contaminazioni culturali non possono che fare bene al nostro paese. Trovo inoltre scandaloso che al giorno d’oggi non ci siano né politiche europee volte a gestire il traffico di umani che quotidianamente avviene nel nostro mare né tantomeno una visione coerente riguardo l’accoglienza dei profughi e la gestione dei migranti economici. E fin qui tutto bene, penso di allinearmi abbastanza bene al canone unico di “sinistra”.

I problemi iniziano quando constato che una volta giunti in Italia, la coesistenza prima e l’integrazione poi, tra diverse comunità, non sempre fili liscia. Spesso ci sono problemi sotto gli occhi di tutto, in alcune vie e piazze della città ci sono situazioni di degrado e anche di sicurezza. Soluzioni a questi problemi richiedono ingenti somme di denaro e parecchio tempo, e non sono certamente facili.

Ma a quanto pare, e ne ho avuto prova anche nella recente campagna elettorale, se sei di sinistra non puoi parlare di degrado, di sicurezza e di rispetto delle regole. Al constatare i problemi si preferisce ignorarli. E così le elezioni vengono vinte dalla destra. Che con le sue “soluzioni” idiote, razziste e di pancia riesce a convincere gli elettori.

Altro caso curioso, che esemplifica bene quello che non si può dire,  è quello della neo-consigliera comunale Sumaya Abdel Qader. Candidata con il Partito Democratico a Milano, è entrata in consiglio comunale con più di mille preferenze. La candidata in questione aveva fatto parlare di se nel periodo elettorale, quando erano usciti alcuni articoli che provavano una sua vicinanza ai movimenti islamici integralisti dei Fratelli Musulmani.  All’indomani della sua elezione quali sono stati i commenti in tal proposito?
Ovviamente quello leghista (solito categoria 1) e quello  di Gad Lerner (solito categoria 2). Una riflessione sul perché una candidata vicina a tali movimenti prenda così tante preferenze e che effetti (se ne avrà) possa avere sulla governance di Milano, neanche l’ombra. Un’inchiesta sull’esistenza o meno del voto “etnico-religioso” a Milano neppure. Ma ho la sensazione che il solo proporre tali riflessioni, ti metta automaticamente nella categoria 1. E con la stigma di islamofobico cucita addosso, fare valere le proprie opinioni è ovviamente più complesso.

Quanti danni fa il pensiero unico?

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