Elezioni a Milano: un’analisi antipatica

Dopo la sberla elettorale è doverosa un’analisi critica; purtroppo ritengo che sia necessario fare alcune osservazioni scomode, altrimenti rischiamo di perdere il governo della nostra città. Senza peccare di eccessiva immodestia, culturalmente radicata nel milanese, ahinoi, il rischio è ben grave: Milano negli ultimi anni era ritornata protagonista in Italia, a livello di innovazione e di attrazione. Perdere Milano significa perdere un laboratorio eccezionale di sperimentazione politica e culturale e di energie per il Paese. Oggi ho deciso di risultare antipatico, so che molto di ciò che dico darà fastidio agli amici che hanno lottato in queste amministrative, ma allo stesso tempo devo fare un bagno di umiltà.

E’ facile quando si sta seduti a guardare gli altri giudicare, pensare a mente fredda, mentre andare tra la gente a raccogliere voti è molto faticoso; chi si limita a scrivere può esprimersi più liberamente di chi deve accontentare umori e interessi distanti tra loro. Allora il mio esercizio non può essere visto come uno sfogo di un intellettuale (?!) che non si sente coinvolto o soddisfatto: deve servire a qualcosa di concreto. Di livore gratuito in giro è pieno.

 

Governare non paga

Immaginate di disporre di una Trabant per andare a prendere la ragazza dei vostri sogni alla prima uscita. Difficile che possiate scommettere sul mezzo per fare colpo, almeno vestitevi decentemente e mettete un profumo ricercato. Fuor di metafora, il PD difficilmente può usare il Governo per conquistare gli elettori. Guida un Paese a rischio bancarotta, pieno di neet, con una pressione fiscale strepitosa, difficile far cose davvero belle e venderle. Se anche dai 80 euro a un sesto degli italiani, si perdono nell’orizzonte di scuole che cadono a pezzi, ospedali fatiscenti, stato ladro che taglieggia chi non può difendersi. Si cavalca l’onda BCE e si spera che la caduta del PIL si sia arrestata. Non è Renzi ad aver rovinato l’Italia, non ne ha avuto il tempo. Ognuno di noi lo ha fatto e lo sta facendo: l’ennesimo iscritto a giurisprudenza che sogna di essere il milionesimo avvocato, il disoccupato che non accetta lavori umili, il professore che si fa la malattia fasulla, l’imprenditore che sottopaga, che investe in capannoni invece che in ricerca, il rivoluzionario che se la prende con i treni, il cervello che invece di fare una guerra per conquistarsi ciò che gli spetta se ne va. E potrei continuare a lungo (non ho sparato sul sindacalista che difende il lavoratore scoperto a rubare, né sul giornalista venduto che falsa le notizie…).

Prendersi delle responsabilità è però troppo difficile: colpa di Berlusconi prima, oggi di Renzi. E allora ben venga un’alternativa come la Raggi a Roma, ben venga il partito degli onesti: in questo periodo in cui la politica vive i suoi giorni più bui, e non è in grado di costruire un discorso sulla complessità del presente, ci si aggrappa a pochi capisaldi di immediata comprensione.

Tornando alla Trabant, su cui il Presidente del Consiglio ha puntato molto, forse conviene oggi pensare a un abito migliore per il PD: serve investire nuove energie nel Partito (anche rinunciando alla guida di Renzi come Segretario, continuo sotto), costruendo più cultura e mobilitazione, allargando la classe dirigente. Il profumo chiccoso sarebbe un nuovo piano di riforme economiche coraggiose.

Sala silente

Vi viene in mente una proposta coraggiosa in grado di cambiare la città da parte del Centro sinistra? Quale immagine di Milano emergeva dalla coalizione che appoggia Sala? Sinceramente, fatico a ricordare. Sì, è stata una campagna sottotono: qualcuno ha pensato bastasse il candidato forte e richiamare al voto chi, alle europee, diede al PD una percentuale enorme. Non raccontiamoci che Milano è di destra o di sinistra: Milano è città concreta e decisamente ambiziosa, vota chi riesce a interpretarla al meglio. La mia sensazione, condivisa sui social, è che per tenere insieme tutta la coalizione Sala non abbia potuto spingere troppo su alcuni temi, e abbia perso sul concetto che più interessa il milanese: il futuro.

Meriti di altri…

La mia analisi della vittoria di Pisapia non piace a molta sinistra: voto di protesta contro Berlusconi, facilitato da un sindaco uscente poco simpatico. Pare che tanta destra disertò le urne all’epoca. I più, a sinistra, hanno invece pensato fosse merito proprio: è bello quando un’allucinazione collettiva ci appassiona e carica, e ha avuto sicuramente effetti positivi. Ma purtroppo io della giunta Pisapia non ho un’opinione entusiasta: non tutti i consiglieri comunali e gli assessori si sono rivelati dei fenomeni, le critiche da parte di Parisi non sono del tutto campate in aria.

Bella la riqualificazione di Porta Nuova, iniziata da Albertini. Bello l’Expo vinto dalla Moratti e su infrastrutture progettate ancora da Albertini. Si sarebbe potuto fare di più? Accontentiamoci della Darsena. Peccato per la non moschea. Peccato per la mancanza di nuovi parchi. Buono il rafforzamento di Area C e del bike-mi, ma nulla di completamente nuovo. Ottimi gli autobus notturni, purtroppo però non li usa l’elettore medio. E a livello socio-culturale? Ho amato moltissimo Piano City, meno tutta questa politica di assistenza al coworking o gli accenni di sharing economy: belle parole ma pochi posti di lavoro. Discorsi purtroppo per una minima nicchia, politicamente ininfluente. Giovani, carini, disoccupati, la constituency ottima per un Vendola, meno per una forza di governo.

 

Il Segretario non ha tempo: deve fare il Premier

Il PD di Renzi non ha una classe dirigente locale, né al Premier è mai interessato più di tanto. A volte si è alleato col potente di turno, che poi gli ha pure voltato le spalle, altre volte non ha proprio saputo che pesci pigliare (si veda Napoli). D’altra parte Matteo Renzi si è trovato a guidare prima un partito ampio ed estremamente eterogeneo, e poi un Paese quasi fallito; la fusione DS-Margherita non è mai stata totale, nei pochi anni di vita il PD è stato maggioritario con Veltroni, di minoranza e ortodosso con Bersani, alla ricerca di un equilibrio e una sintesi che non sono ancori arrivati con Renzi. Si è stati insieme perché c’era finalmente un leader forte e ambizioso e, per una volta, abbiamo pensato valesse la pena fare la pace e governare. Nel quotidiano arrabattarsi tra un’economia e una società precarie, con una maggioranza al Senato risibile e puntellata da figure ingombranti di pura destra, in tanti hanno iniziato a lamentarsi e dolersi. Se la macchina funziona male, non organizza valide campagne elettorali, non risolve bombe come la vicenda di Marino a Roma (chiamasi boomerang).

 

La sinistra fighetta non raccoglie voti

Parlare alla propria constituency fatta di pezzi di futura classe dirigente, giornalisti, startupper, professori universitari, ricercatori, è sicuramente più piacevole che girarsi i quartieri caldi. Peccato che così si tenda a coinvolgere chi già voterebbe per il PD; non è facile coniugare innovazione, che richiede competenze specialistiche, e impatto sociale. Probabilmente dovremmo mettere il tema al centro del nostro lavoro, perché è da qui che passa la sopravvivenza della sinistra. 

Milano è ricca ma ha notevoli sacche di povertà; ci sono quartieri colpiti da spaccio, prostituzione a cielo aperto, appartamenti occupati abusivamente, infiltrazioni mafiose. E chi ci vive non sempre ha sotto mano i lavori di Bauman, Derrida, Latouche, Benjamin, magari ha finito prima la scuola o non percepisce il valore della cultura. A queste persone occorre dare un messaggio alternativo rispetto a quello che le intercetta più facilmente: ruspe, padroni a casa nostra ecc. Non basta stigmatizzare l’avversario e la sua retorica volgare. 

Diciamocelo, la sinistra che rinuncia alla lotta di classe, dato che sarebbe contro se stessa (sempre maggioranza nel primo municipio…), e cavalca temi come l’ambientalismo, che non ha nessun impatto sulla vita quotidiana di disoccupati, precari, si condanna a movimento di opinione di benpensanti – minoritaria. Probabilmente è tardi per agire a questo giro, ma speriamo di imparare qualcosa.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...