Super Sondaggione Liberale

(Immagine Mediaset)

Da due settimane Masia non allieta più i nostri lunedì sera con Chicco Mentana. Al martedì non c’è più Paglioncelli. Il silenzio sondaggistico pre-elettorale è insomma il periodo più triste, inutile e depressivo dell’anno.

Per sopperire alla nostra fame di rilevazioni, per appagare il nostro feticismo matematico, abbiamo quindi deciso di farne uno interno, tra di noi, relativo alle intenzioni di voto per il sindaco di Milano. Ovviamente il campione è statistico e altamente rappresentativo, speriamo quindi di non togliervi il pathos dello spoglio.

Daniele

Mi sono trasferito a Milano nell’anno zero dell’era Pisapia. Lo ritengo un ottimo amministratore, ha gestito in maniera magistrale la città rendendola più internazionale, accogliente e aperta. La riqualificazione della Darsena e l’organizzazione del periodo Expo sono forse i suoi più grandi successi. L’unico neo di Pisapia è stata l’incapacità di trovare formare e investire un suo successore politico.

Non sono un grande fan dei manager in politica. Semplicemente fanno un altro mestiere, non vedo perché un buon manager debba per forza essere un buon sindaco.  Ma purtroppo la scelta della mia area di riferimento è caduta sulla figura manageriale di Sala.

Non volendo ovviamente ri-consegnare la città alla destra, al secondo turno mi toccherà dunque votare Beppe Sala. Al primo turno il mio voto andrà a una persona valida, liberale, capace ma soprattutto con una lunga storia e ancora più lunga tradizione politica alle spalle. In bocca al lupo al radicale Marco Cappato!

 

Andrea

“Milano merita di continuare a crescere in termini di importanza nazionale e internazionale. Non nascondiamocelo, in questa prospettiva avere un buon legame con il Presidente del Consiglio è già un fattore a favore di Giuseppe Sala. Ritengo che abbia abbondantemente le capacità per coordinare e gestire le attività amministrative ordinarie; la coalizione di centro-sinistra che lo sostiene ha al suo interno un ampio ventaglio di idee, capace di rispecchiare la complessità della città e valorizzarla al meglio: sono felice che ci siano persone molto sensibili al sociale e altre di spirito più vicino agli imprenditori. E’ una coalizione che si interessa di cultura, e che non è stupidamente bigotta: dobbiamo valorizzare al meglio la nostra movida per consolidare la crescita turistica. Magari siamo finalmente abbastanza concreti da costruire una moschea. Il vero concorrente mi pare una persona in gamba, peccato per la coalizione che lo sostiene e per le idee di chiusura che provengono dal fronte leghista: per me Milano vince se integra al meglio chi ci si trasferisce, se lo valorizza, se è in grado di far respirare quell’atmosfera internazionale che fa grandi Londra e Parigi. In sintesi: accoglienza e merito, una ricetta da perfetto centro-sinistra.”

 

GianMario

Confesso che ho qualche difficoltà a distinguere i 2 profili. A Roma, per dire, se la giocano un radicale, una fascista, un costruttore ammanicato e una grillina. Qui due manager. Ciò detto, voterei Sala (non residente, ndr) perché:

  1. La coalizione conta. E Salvini, Gelmini e CL varia sono impalatabili
  2. Le amministrative sono viatico del referendum d’Ottobre. Al quale noi di LdS teniamo tanto tanto
  3. Massì, Sala non è male

 

Leonardo

Alle elezioni amministrative di Milano del 5 giugno 2016 voterò convintamente, almeno per il primo turno, per la lista “Radicali per Marco Cappato Sindaco”. Molti possono dubitare dell’utilità di tale voto, ma io di certo non ho dubbi: uno Stato di diritto si deve affermare non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto locale. Registro per le unioni omosessuali, legalizzazione e liberalizzazione della cannabis ed il diritto all’eutanasia sono 3 battaglie significative che i Radicali stanno portando avanti con convinzione e coraggio. D’altronde, sono stati proprio loro a vincere una causa contro Formigoni per delle firme false, ottenute per candidarsi ed essere poi successivamente eletto presidente di regione. Certo, molto probabilmente Cappato non arriverà al secondo turno, ma dando un voto a lui sono sicuro di essere contento, ma anche di aver dato un giusto segnale alla politica in direzione del rispetto delle libertà fondamentali.

Federico

Io voto Beppe Sala.

Tante cose sono state dette su di lui, e tante verranno dette. Lo si è elogiato, lo si è accusato, talvolta aspramente. E’ anche giusto, siamo in politica. Ma una cosa, fondamentale, dev’essere chiara: la candidatura di Beppe Sala si fonda su un percorso. Si fonda sulle riuscitissime primarie milanesi, con 70.000 votanti; si fonda sul grandissimo successo di EXPO; si fonda sulle idee.

La candidatura di Stefano Parisi, invece, si fonda su dei giochetti di potere dietro le quinte del teatro fatiscente chiamato centrodestra. Si fonda sulla necessità di tenere uniti gli elementi più disparati, dagli ex democristiani ai neofascisti, per riuscire a ottenere un potere fine a se stesso, da spartire subito dopo il 5 giugno secondo accordi su cui i cittadini milanesi non hanno avuto voce in capitolo.

A me, la scelta sembra chiarissima. E a voi?

Alberto

“Da buon realista restringo subito la mia scelta agli unici due candidati che hanno una concreta possibilità di vincere, Sala e Parisi, gli altri rischiano di essere voti sprecati quando serviranno maggioranze stabili in consiglio comunale. Voterei sicuramente Sala perchè condivido buona parte del suo programma, in particolare lo spirito di una candidatura che punta alla cooperazione tra pubblico e privato per lo sviluppo della città e dei servizi, non a slogan come altri. Mi piace inoltre la dimensione internazionale in cui vuole portare la città, lontano dal provincialismo di molti degli alleati di Parisi, così come la continuità con l’esperienza di Pisapia che è stata oggettivamente positiva. Infine ritengo che Sala si sia dimostrato onesto e competente come amministratore, qualità fondamentali per governare Milano, e che sappia gestire con serietà situazioni complesse, per cui secondo me è il candidato più adatto

 

Gioele

Alle prossime elezioni comunali voterò il candidato del Partito Democratico Beppe Sala; in un approccio comparativo, ciò non è di certo dettato da un’antipatia per il suo principale competitore, simpatico imprenditore proveniente sinistra craxiana, specificatamente lombaridiano finito, per involuto movimento dialettico, a guidare il PDL nel peggior remake dai tempi di Basic Instinct 2.

Lo voterò invece per due motivi, uno contingente e uno storico; quello contingente e conosco molti degli esponenti che ragionevolmente andranno a formare la nuova giunta PD come persone competenti e per bene e confido che Sala, da manager guidato dall’ormai imperante spirito toyotista, saprà dirigere al meglio le risorse e le competenze a sua disposizione.

La seconda è che Milano, città storicamente di sinistra, ha avuto un mesto interludio berlusconiano-leghista, che è assolutamente necessario interrompere. La sinistra milanese, pragmatica e progressista, deve continuare a mantenere il controllo della città per il bene della stessa.

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