Fate fallire l’Unità: il giornalismo vi ringrazierà. E abolite l’Ordine, già che ci siete.

Post consiglio di redazione del quotidiano L’Unità: “Questo è un ricatto. Se gli azionisti non smentiscono le indiscrezioni siamo pronti a ogni forma di lotta”, recita un comunicato ripreso dal Corriere. Attacco a testa bassa contro i possibili tagli di personale, a cui si aggiunge un simpatico: “Non esiste che ci licenzino [sic]. Il PD del Jobs Act che fa una quindicina di licenziamenti individuali?”.

Facciamo un passo indietro: l’Unità si è salvata una volta con intervento governativo diretto del già esecutivo Renzi dopo una pressione (esagerata?) delle forze politiche democratiche. L’Unità non può fallire, si diceva, perché il quotidiano fondato da Antonio Gramsci non può finire nel dimenticatoio. La penso come loro: infatti, a mio avviso, il Governo dovrebbe resuscitare Il Caffè fondato dai Fratelli Verri, perché è una vergogna che finisca nel dimenticatoio!

Facciamo un altro passo indietro. I giornali falliscono se (1) non hanno lettori, (2) non attirano pubblicità (perché non hanno lettori), (3) non attirano investitori (perché non hanno lettori). Insomma: i giornali falliscono se non hanno lettori. Un po’ come una gelateria fallisce se nessuno compra i gelati. E nessuno, di solito, compra i gelati se i gusti non sono buoni. “Ma qui si parla di opinione, cultura, giornalismo, democrazia! Mica di gelati” mi diranno i miei dieci lettori; eh sì, infatti, qui si parla di materia intrinsecamente superiore al gelato, un prodotto squisitamente intellettuale che, quindi, va preservato in quanto tale. Ma se io preferissi il gelato? Probabilmente chiederei al Governo di salvare tutte le gelaterie d’Italia. Tutte, nessuna esclusa. Perché, sicuramente, la chiusura di una gelateria mi priverebbe di un aspetto specifico del sapore pistacchio, e trovo questa privazione inaccettabile.

Vogliamo parlarci seriamente e lasciar fallire un progetto partito male e finito peggio? Vogliamo essere onesti e dire che Gramsci si rivolterebbe nella tomba, non tanto per la posizione politica del giornale (quindi non facciamone una questione di schieramenti), ma per la pochezza del prodotto? Che poi, oh, mica ce l’ho con i giornalisti: porelli, hanno scommesso sulla redazione sbagliata. Qui parliamo d’altro: tutti possono fallire. Ommioddio, dici davvero? Dico davvero: perché una categoria, e non un’altra, dovrebbe essere salvata dall’intervento governativo diretto? Stiamo forse facendo discriminazioni davanti all’ineluttabilità del fallimento?

Facciamo fallire l’Unità. Il giornalismo ci ringrazierà perché, psssst, vi dico un segreto: altri blog, siti, giornali comparirebbero se dovesse palesarsi una domanda di lettori. E già che ci siamo, aboliamo l’Ordine, così che CHIUNQUE ha le capacità di lavorare come giornalista possa fondare un giornale. Affrontandone le alterne fortune.

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