Matteo, #Asfaltali tutti!

So di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me. Il celebre aforisma del Divo Andreotti non potrebbe descrivere meglio la figura di Matteo Renzi, uscito vincitore dopo l’approvazione del d.d.l. Cirinnà da parte della Camera dei Deputati l’altro ieri.

L’ottenimento di una legge sulle unioni civili, provvedimento tanto atteso quanto necessario, che porta l’Italia in compagnia degli altri stati europei in materia di diritti, è stata l’occasione per ogni partito di mostrare alla popolazione la propria faccia migliore.

Partendo quindi da destra, dove le urla e gli schiamazzi ci hanno dato l’ennesima conferma, in caso ne avessimo avuto bisogno, della qualità propositiva di questa area politica. Populista e retrograda, vive ormai grazie ai voti della parte clerico-reazionaria dell’elettorato, quella per cui le unioni civili rappresentano la fine della famiglia, della civiltà e magari del mondo intero. Una destra europea, alla Cameron o Merkel resta ancora un miraggio per l’Italia.

I grillini che ancora una volta dimostrano la propria pochezza. Senza una guida, un programma né un’ideologia di riferimento, in materia di unioni civili, come in tante altre, riescono a dire tutto e il contrario di tutto. Partono proponendo una legge super liberale, che contempli anche le adozioni, per passare poi a impedire che il parlamento tale legge possa votarla, finiscono con il non votare quella che esce dopo estenuanti mediazioni. La cosa drammatica è che una fetta consistente dell’elettorato creda e voti ancora per questa manica di clown.

La sinistra-sinistra invece, simbolo di una capacità unica e impareggiabile a non concludere mai nulla, anche questa volta sta attenta a non smentirsi. E così, il principe dell’inconcludenza nonché campione mondiale di arrampicata sugli specchi, Giuseppe Civati, vota anche egli contro la legge. Il resto della sinistra dura e pura si limita perlomeno a un significativo silenzio.

In tutto ciò si erge la figura di Matteo Renzi. Colui che era visto come quello di destra, il chierichetto mezzo democristiano, guardato con disprezzo da mezzo suo partito, porta a casa, dopo che per decenni diversi governi avevano inutilmente tentato, una vittoria sull’unica causa che unisce l’intera sinistra italiana. Quella dei diritti alle persone omosessuali.

Se questo è un grande giorno per chi come me lo ha sostenuto sin dalle primarie del 2012, lo è anche per l’intera politica italiana. Perché Renzi ha dimostrato che con le chiacchere e le gare di purezza non si va da nessuna parte. Che l’Italia si cambia riformandola passo a passo e non facendo opposizione, a prescindere, a qualsiasi proposta di legge. Ha dimostrato che di fronte alla totale incapacità deliberativa parlamentare, l’unica maniera per ottenere qualcosa è un maggiore potere dell’esecutivo; e dunque ben-venga una riforma costituzionale in tal senso.

Mi auguro che la vittoria parlamentare di mercoledì possa portare a un’altra vittoria al referendum di ottobre e l’affermazione d Renzi nel prossimo congresso PD, sembra previsto per il 2017; perché abbiamo bisogno di una classe dirigente seria e dinamica, non ancorata al passato né influenzabile da populismi passeggeri.

In una parola, caro Matteo Renzi, #asfaltali tutti, per favore.

 

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