Nessuno tocchi il Brennero!

Per chi scrive, nato sotto Schengen, il Brennero non è mai stato un confine: l’ho attraversato diverse volte e dall’altra parte cambiava solo la lingua, anzi in realtà nemmeno quella (in Alto Adige di italiano se ne sente ben poco). Di conseguenza non ho mai neppure immaginato che qualcuno potesse metterci una barriera e dividere l’Italia dall’Austria, ma pare che le autorità di Vienna siano di diverso avviso. La decisione del governo austriaco di introdurre dei controlli al confine italiano presso il passo del Brennero è però una decisione ben poco condivisibile, assurda, ma soprattutto profondamente sbagliata. Una scelta contraria al senso storico, contraria agli obblighi comunitari e contraria al buon senso, merce di questi tempi sempre più rara nella classe politica del vecchio continente.

La motivazione sbandierata dalla Cancelleria austriaca è quella della sicurezza, lasciando intendere che l’Italia non sia in grado di controllare adeguatamente i propri confini e che dunque sia necessario munirsi di una protezione supplementare. Certo che l’Italia non è in grado di controllare adeguatamente i propri confini, ma chi lo sarebbe con oltre 8000 km di coste ed isole che arrivano ad essere più vicine alla costa africana che al continente europeo?
Anche i controlli dei richiedenti asilo in passato non sono stati completi, molti sono stati mandati verso nord senza alcuna schedatura, ma si tratta di un peccato cui il nostro governo sta rimediando tramite la realizzazione degli hotspot per assicurare un’adeguata identificazione dei migranti. Di conseguenza ecco che molte delle preoccupazione austriache perdono consistenza.

La costruzione di un muro, ma anche la sola introduzione di controlli alle frontiere, sono espressamente vietate dai trattati europei. Sono ammesse solo alcune limitate deroghe che devono corrispondere a situazioni di emergenza e che comunque devono essere temporanee. Un cantiere come quello sulla A22 lascia immaginare di tutto tranne che un carattere temporaneo. Manca totalmente anche il presupposto dell’emergenza o della situazione particolarmente grave per la sicurezza nazionale in quanto non esistono indicatori di un consistente e immediato aumento dei migranti che cercheranno di passare dal Brennero, anzi con gli hotspot è più facile che diminuiscano. Per non parlare del criterio proporzionalità: la costruzione di una barriera come quella austriaca sarebbe proporzionata alla minaccia di un’invasione aliena, non certo alla situazione attuale.
L’unica paura ammissibile è che con la chiusura della rotta balcanica aumenteranno gli sbarchi in Italia, ma pensare che una rete metallica possa risolvere questo problema mostra tutto l’egoismo e la chiusura mentale della leadership austriaca.

La chiusura del Brennero è contraria anche al senso storico ed alla missione stessa dell’Europa. Per anni il Brennero è stato un confine, una linea di divisione che grazie a Schengen è venuta meno, rendendo realtà la libera circolazione delle persone. Ricostruire muri vuol dire tornare indietro nel tempo ad un Europa divisa, vuol dire andare verso il passato, non verso il futuro. Inoltre a testimonianza dell’incoerenza viennese andrebbe menzionato come per anni gli austriaci abbiano considerato il Brennero una  barriera ingiusta che li separava dai loro “fratelli” dell’Alto Adige. Ebbene, grazie all’integrazione europea, questa barriera è venuta meno, permettendo a tirolesi e salisburghesi di tornare ad abbracciarsi come un unico popolo. Ora però per Vienna l’importante è tenere i profughi mandati dagli italiani dall’altra parte del confine e poco importa se così facendo si rinnegano molti dei propri valori. Il tutto senza dimenticare quanto l’erigere barriere interne sia assai poco compatibile con i principi di solidarietà su cui si basa l’UE.

Oltre al grande significato storico il Brennero possiede anche uno straordinario valore economico: molte delle merci che l’Italia esporta all’interno del mercato comune europeo verso Germania, Polonia, Repubblica Ceca e tanti altri, Austria compresa (di cui siamo il secondo partner commerciale). La sola possibilità di controlli provocherebbe code di TIR e rallentamenti in grado di causare danni economici enormi, colpendo pesantemente il mercato comune. Immaginate quanto una simile decisione possa essere apprezzata da un’azienda tedesca che attende macchinari industriali per sviluppare una produzione o da un grossista di Brno che rifornisce diversi ristoranti di prodotti alimentari italiani.

L’unica spiegazione plausibile per una simile scelta da parte di Vienna è legata a dinamiche di politica interna: per non soccombere ai populisti di destra i governanti austriaci hanno deciso di fare proprie alcune delle loro istanze. Così facendo hanno sbagliato ben due volte. Il primo errore, puramente politico, risulta evidente dai risultati del primo turno delle elezioni presidenziali, in cui i partiti al governo hanno ottenuto pochissimi voti e la destra xenofoba ha staccato tutti. Il secondo errore, molto più grave, è stato quello di giocare (male, tra l’altro) con i confini e le politiche europee per pura convenienza politica. Schengen e lo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia sono i fondamenti più importanti dell’Unione Europea, non uno strumento ad uso e consumo delle forze politiche degli stati membri. La libertà di circolazione non può e non deve essere sottoposta agli umori politici del momento, ma va difesa in quanto patrimonio comune a tutti noi europei.

Gli antichi greci non vollero mai scavare un canale sull’istmo di Corinto perchè sostenevano che se gli dei avessero voluto il mare al posto della terra lo avrebbero fatto loro. Allo stesso modo se gli dei non avessero voluto che il Brennero fosse una via di comunicazione e non una linea di divisione, probabilmente non ci avrebbero messo un valico.

 

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