Nella scuola il merito è d’obbligo

C’è un piccolo avvenimento della politica italiana che rischia di passare sotto silenzio: il Bonus Docente. Sbandierato e strombazzato da un Governo Renzi ancora ruggente, il Bonus arriva al dunque, e nelle prossime settimane gli istituti scolastici dovranno dotarsi di un Comitato che selezioni i docenti ritenuti meritevoli di ricevere il bonus, e la somma effettiva che sarà quindi erogata. E fin qui tutto bene.

Apriamo una breve parentesi. Il Bonus docente è sacrosanto: incentiva il buon lavoro, premia i migliori e spinge i meritevoli a voler di più e ad ambire, se non a scatti di carriera, praticamente inesistenti nel settore dell’istruzione pubblica, a bonus economici che ne valorizzino l’impegno. Qualcuno potrebbe dire: chi decide cos’è meritorio? A costoro si risponderà: lo deciderà istituto per istituto, e lo farà nel bene, nel male, creando gli incentivi giusti o errando – come si suole tra umani – ma tentando una differenziazione tra chi “fa semplicemente il suo lavoro” e chi “si impegna nel lavoro e ottiene risultati migliori”. Preferisco l’errore all’idea inscalfibile che alla fine siamo tutti uguali e ogni differenziazione è male in quanto tale. C’è chi corre e chi cammina, e il premio si dà al primo, non a tutti indistintamente.

Chiusa parentesi, proseguo con il casus. Oggi, La Repubblica spiega per filo e per segno il Bonus, la struttura e le prossime scadenze. Tutto parte dalla nota ministeriale (QUI IL LINK) diramata sei giorni fa, e dalla risposta pronta delle sigle sindacali FLC-CGIL, Cisl, Uil, Snams. Su questo vi invito a leggere alcuni passaggi (perdonate la farraginosità delle argomentazioni, ma da che mondo e mondo, se hai poco da dire rendi il contenuto astruso):

Per parte nostra ribadiamo che la natura del bonus, che è la stessa legge 107 a definire come retribuzione accessoria, rende illegittima l’esclusione di un passaggio negoziale nell’ambito della procedura preliminare alla sua erogazione, per cui c’è ora da augurarsi che il richiamato “coinvolgimento della comunità scolastica” si traduca nei fatti in una valorizzazione di tutte le sedi in cui si esprime la partecipazione delle diverse componenti della comunità stessa, ivi comprese le Rsu deputate allo svolgimento delle relazioni sindacali. Un modello di comportamento da sempre indicato anche da gran parte della dirigenza scolastica, attenta e sensibile alle ragioni di una scuola la cui miglior qualità si fonda su pratiche di partecipazione e di condivisa assunzione di responsabilità.

Traduzione. Non esiste Comitato di Valutazione che tenga: il bonus è parte variabile del salario, e dev’essere quindi negoziato in sede contrattuale, ovvero con i sindacati interni (RSU). Spiegazione: i soldi li gestiamo anche noi, non solo il dirigente scolastico e il Comitato da lui scelto con il supporto degli altri organi deputati all’insegnamento all’interno dell’istituto (son soldini, eh: 200 milioni di euro per il primo anno). Per questa ragione, sempre riportato da Repubblica, la Cgil sta raccogliendo le firme per un referendum (un altro? Sì, ahimè) di quattro quesiti, di cui uno sul Bonus:

la Cgil si oppone: “Stiamo raccogliendo le firme per un referendum, fra i quattro punti, uno è proprio sui premi ai docenti. Gli incentivi vanno distribuiti a un tavolo con le Rsu, non certo a discrezione dei dirigenti di istituto” spiega Annamaria Santoro.

Conclusione. Il Bonus non è perfetto (siamo d’accordo), ma è un primo passo verso quello che ogni sistema scolastico dovrebbe introdurre, ovvero merito e premiazione dei migliori (docenti e studenti); il Bonus è un primo sistema di valutazione dei meriti dei docenti, la strada resta ancora lunga, ma è un ottimo scalino verso la meta; il sistema scolastico italiano, un tempo vanto della Nazione, perde lentamente – e inesorabilmente – terreno contro i suoi competitor internazionali (ehi, è anche per questo che il Pil ristagna, così per dire); è sacrosanto dare più potere ai dirigenti scolastici, rischiando sì qualche ingiustizia locale, ma dando certamente a chi ha più polso della situazione l’onere di decidere chi merita e chi no, togliendo potere a qualche apparatčik esterno alla realtà scolastica. Eh sì, che siano i Comitati di Valutazione e il corpo insegnante rappresentato dal dirigente scolastico a decidere chi merita, non le RSU: su questo i sindacati non dovrebbero avere voce in capitolo. 

Pensate che così il sistema scolastico sia troppo “aziendalista”? E quindi? Teniamo gli occhi aperti perché il bonus non venga ostacolato.

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