Narnia: il No-Triv, la strega e l’armadio

Oltre le coltri spesse dei cappotti contenuti nell’armadio in cui si era nascosta, Lucy Pevensie si ritrovò in un bosco innevato illuminato dalla luce solitaria di un lampione che si ergeva nel centro di una radura. Lì, uscendo dall’oscurità del bosco, Lucy vide avvicinarsi uno strano essere, metà uomo e metà capretto.

“E tu chi sei?” chiese la bambina.

“Sono un fauno” disse la creatura “Il mio nome è Tumnus, signor Tumnus. Come ti chiami? Come sei arrivata fin qui?”.

“Io sono Lucy Pevensie. Stavo cercando informazioni sul referendum del 17 aprile e sono finita qui” rispose Lucy “Mi puoi aiutare?”.

“Ma certo, Lucy Pevensie” disse il signor Tumnus “Seguimi: ne parleremo davanti a una tazza di tè e biscotti”. E così, il fauno guidò la bambina attraverso il bosco e, giunti in una casa sotto l’ombra di una quercia secolare, si sedettero davanti a una tazza fumante e biscotti appena sfornati.

“Bisogna votare sì al referendum?” chiese Lucy “Io ho paura delle trivelle: rovinano il paesaggio, inquinano e poi bisogna fermare l’uso degli idrocarburi”.

“Cara Lucy Pevensie” il signor Tumnus sospirò e sorseggiò il tè caldo “Forse sarebbe ora di ragionare su alcuni punti. Il primo, il referendum non ha niente a che vedere con le trivelle, ma con la proroga automatica delle concessioni dei giacimenti già attivi e sfruttati entro le 12 miglia dalla costa: votare sì bloccherebbe le proroghe, fermando l’estrazione alla fine della durata della concessione e non all’esaurimento del giacimento. A questo, si deve aggiungere che l’80% dell’estrazione dei giacimenti interessati dal referendum sono giacimenti di gas e non petrolio, così come chiarire che dal punto di vista ambientale ed ecologico non vi sono danni e che il nostro è il Paese con il più alto numero di controlli ambientali per l’apertura di un giacimento. Votare sì, in sostanza, bloccherebbe l’estrazione di un tesoro che noi abbiamo, esiste, ci serve, non danneggia le acque né le coste e crea ricchezza, sviluppo e occupazione”.

“Ma, signor Tumnus, il futuro è nelle rinnovabili”.

“E quindi, dolce Lucy?” chiese il fauno “Il futuro è sicuramente nelle rinnovabili, per il fatto puramente fisico che gli idrocarburi sono risorse non rinnovabili. Il sistema Paese, però, vive anche, e soprattutto, di idrocarburi, e i giacimenti interessati dal referendum forniscono l’1% del fabbisogno petrolifero nazionale e il 3% del fabbisogno di gas”.

“Solo quello? Potremmo anche rinunciarci allora… sarebbe, come potrei dire? Un segnale al Paese!” esclamò la bambina con un sorriso.

“Un segnale al paese?” disse il signor Tumnus “Cara Lucy, il segnale al Paese si può dare lottando per ottenere maggiori investimenti nelle rinnovabili, non rinunciando a settori della nostra economia. Poi perdonami, ma cosa significa solo? Rinunceresti a supplire parte del nostro fabbisogno per un semplice segnale? E le decine di migliaia di persone direttamente e indirettamente coinvolte nel settore? Senza contare che dovresti comunque importare più di due terzi del fabbisogno dall’estero, da Paesi retti da governi non sempre democratici…”.

“I cambiamenti sono sempre difficili, le trasformazioni sono sempre dure”.

Il signor Tumnus rimase perplesso. Sorseggiò il tè, si alzò dalla sedia e scosse le gambe intirizzite. “Cara Lucy” disse “Mi sembra che la tua mente sia un po’ confusa. Dire sì a questo referendum significa rinunciare a un’industria, a ricchezza, a investimenti miliardari, ad asset strategici e esternalità positive per la ricerca e lo sviluppo nel settore energetico del Paese. Tu rinunceresti a tutto questo per cosa? Per un segnale?”.

“Sì!” esclamò la bambina saltando in piedi “Rinunciamo agli idrocarburi e da domani avremo grandi investimenti nelle rinnovabili! Cambierà il paese, il mondo e la rinuncia al petrolio ci permetterà di vivere in pace con amici e nemici. E poi è giusto che lo Stato si concentri sulle rinnovabili e non sugli idrocarburi”.

“Lucy, quelli sono tutti investimenti privati, lo Stato non paga, ma rinuncerebbe solo a posti di lavoro, royalties, investimenti e tasse. Ti sembra poco?”.

“Un prezzo che il Paese è disposto a pagare”.

Il signor Tumnus sorrise e fece avvicnare Lucy alla finestra. Fuori, la notte era buia e la neve si posava delicatamente sulle radici della quercia. “Qui un tempo investivamo in ricerca e innovazione, sfruttavamo le nostre risorse ed eravamo felici, ricchi e sviluppati. Poi venne la Strega Bianca, scacciò Aslan, e convinse tutti a rinunciare a settori strategici ad altissimo potenziale: il nucleare, il petrolio, il gas, abbattendo, anno dopo anno, la ricerca, lo sviluppo e la ricchezza del Paese. Questo è quello che rimane: il silenzio, il freddo e la neve che si posa su quello che un tempo eravamo”.

“Chi è Aslan?” mormorò Lucy.

“E’ la Ragione, Lucy Pevensie, e ha abbandonato questi luoghi da troppo tempo”.

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