Trivelliamo l’Adriatico!

Sogno un Paese con un programma nucleare avanzato, una quasi indipendenza energetica, il gasdotto TAP che pompa gas azero attraverso il Salento, la TAV rapida che collega tutte le maggiori città del Paese e buca le montagne valsusine, e campi liberamente coltivati a OGM. Pensate: saremmo quasi un Paese moderno.

Il referendum “sulle trivelle” potrebbe essere l’ultimo dei tanti disastrosi tentativi di democrazia diretta che hanno bloccato lo sviluppo di un settore di sviluppo per il Paese. Del resto, per definizione, un referendum dà voce a tutti nell’esprimersi su un argomento, che sia energia nucleare, sviluppo energetico, politiche sociali e riforme strutturali: non importa che tu sia ingegnere o no, se hai un’idea sulle trivelle, o sulla ricerca nucleare, la puoi esprimere con un voto. È un po’ come se un paziente potesse votare sulla propria diagnosi (o, peggio, sulla cura): lo si fa, in realtà, con il rifiuto dei vaccini, e sarebbe interessante e significativo capire se i movimenti contro i vaccini siano o no legati ai vari gruppuscoli ambientalisti duri e puri.

Il NO a tutto, l’ideologia NIMBY, è un argomento troppo dibattuto. A che scopo scriverne qui? Probabilmente per aggiungere una voce al coro di chi ancora non si fa incantare dai venditori di fumo, dagli ambientalisti senza cause e da anti-scientisti senza titoli. Perché lo sviluppo di un Paese proiettato nei decenni deve essere bloccato da piccoli comitati locali, comitati che si lamentano, mutatis mutandis, della crisi economica e delle poche speranze per il futuro dei gggiovani? È un controsenso, come pretendere la sanità e la scuola pubblica senza pagare le tasse, o pretendere uno stipendio senza lavorare, o peggio un’occupazione senza ricerca del lavoro.

Non dovremmo affidare alla voce confusa dell’intera Nazione quesiti di importanza cruciale per lo sviluppo del Paese, gettando in pasto a un’opinione pubblica incapace di analizzare questioni complesse domande che potrebbero cambiare l’andamento dell’economia nazionale. Pensate al TAP: un gasdotto che non raggiunge i due metri di diametro deve essere bloccato perché rovinerebbe, così dicono, le coste salentine; eppure nessuno dice che il tubo in questione passerebbe sul fondo dell’Adriatico, bucherebbe la costa in profondità e sbucherebbe diversi chilometri all’interno del territorio pugliese. E nessuno, ovviamente, si pone la benché minima domanda su questioni quali indipendenza energetica o differenziazione delle fonti di approvvigionamento (il gas azero passerebbe per la Turchia, la Grecia, l’Albania e arriverebbe a noi senza toccare la Russia, paese con cui è appena stato stralciato il contratto di costruzione di South Stream a favore di un altro percorso, il North Stream, che ci taglia fuori – cose così insomma).

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O pensate alle stesse trivelle: lo stralcio del comma in questione (votando sì) bloccherebbe la ricerca e l’estrazioni di idrocarburi nelle vicinanze delle coste italiane, ricche di gas metano (sì, gas, non petrolio, ma vabbè), ovvero fonte di energia non inquinante; e anche qui, chi si pone questioni legate all’indipendenza energetica, al futuro del settore oil&gas (in Italia ha un peso non insignificante, ma vabbè, dettagli), alla ricerca e allo sviluppo energetico? Ma voglio dire, i No-triv pensano davvero che abbattendo l’industria legata all’estrazione degli idrocarburi si possa spingere lo sviluppo delle rinnovabili?

Guardiamo oltre i referendum. Il Paese sembra assopito in un ritorno al passato, un medioevo intellettuale in cui tutti possono esprimersi su tutto, senza capire davvero, scavando tra le complessità dei temi in gioco, che le risposte non sono mai facili, e che ogni minima decisione, in tempi tanto dinamici, potrebbe portare a disastrose conseguenze sul futuro. Le trivelle sono solo un pezzo: la politica per tutti, “tutti possono governare” è un messaggio molto pericoloso, e sta abbattendo i principi stessi della democrazia rappresentativa, ovvero il rispetto del dibattito e delle scelte e, soprattutto, il rispetto di chi, dell’argomento, ha titoli per parlare. Mestamente, ricordiamo Umberto Eco e il suo commento caustico sull’uso di internet.

Non è un caso che i NIMBY prolifichino in paesi a basso indice di istruzione, dove le scuole primarie e secondarie ottengono costantemente punteggi bassi in ogni classifica internazionale.

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