Di Cirinnà e Volgarità

Cattura

La discussione e l’approvazione della legge Cirinnà hanno evidenziato due grandi limiti del ramo legislativo della nostra Repubblica.

Il primo, e forse il più grave, è la totale incapacità deliberativa del nostro Senato. In un sistema democratico, dove l’attività parlamentare è atta alla discussione prima, alla decisione poi, e al voto infine, il fatto che per settimane abbiamo assistito a estenuanti tattiche parlamentari, che si sono concluse con un nulla di fatto, certamente non ci fa onore. Dà inoltre un argomento in più a Matteo Renzi e al suo progetto di rafforzamento costituzionale/elettorale del ramo esecutivo. Facile è per lui dire, che c’è voluto il ricorso al voto di fiducia, ergo un’azione del governo, per far passare al fine, questa legge.

Il secondo grande limite, e in un certo senso collegato al primo, è stata la mancanza di volontà e/o capacità, di generare un dibattito serio e consapevole su una legge che va a ridefinire il concetto di famiglia. Da grande sostenitore del decreto Cirinnà, non posso non rilevare la portata rivoluzionaria di questa riforma. Per la prima volta vengono riconosciute come destinatarie di diritti e doveri coppie che esulano dalla definizione “classica” di nucleo famigliare. Bene; un dibattito gravido di spunti antropologici, morali e sociologici, rintracciabili in entrambe le posizioni, è stato ridotto a una gara di slogan e di volume tra ultrà. Una manfrina di diverse settimane che non ha aggiunto nulla alla già debole discussione su questo argomento.

Ora l’attenzione si è spostata su un altro tema, complesso, ma che prima o poi necessariamente dovrà venire affrontato: quello della maternità surrogata.

E questa volta, si è davvero toccato il fondo. Mai si è assistito a un dibattito più becero e sguaiato. Non ho ancora sentito una singola opinione in merito, ma solo urla e insulti.

Tali dinamiche non possono che lasciare con l’amaro in bocca. Questa squallida figura e palese incapacità, non danneggia solo il dibattito pubblico, ma anche per una classe politica che da qualche anno a questa parte fatica a ottenere l’apprezzamento e il riconoscimento da parte dei propri elettori.

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