Iran vs. Arabia Saudita, le ragioni dello scontro

Dalle città siriane alle montagne dello Yemen si combatte una guerra non dichiarata che si intreccia con gli altri conflitti della regione. Una guerra fredda portata avanti da milizie e gruppi rivoluzionari armati e finanziati in modo più o meno indiretto. Una guerra decisiva per il futuro del Medio Oriente e del Golfo Persico. Una guerra tra Iran ed Arabia Saudita.
Ma quali sono i motivi di questo scontro?

Contrariamente a quanto si possa pensare il ruolo giocato dal petrolio è piuttosto limitato. Sicuramente la fine delle sanzioni verso l’Iran ed il conseguente  ritorno del greggio iraniano sul mercato internazionale hanno rappresentato un duro colpo per l’economia Riyad. La leadership petrolifera saudita era però già stata indebolita pesantemente dalla decisione USA di esportare nuovamente petrolio. Inoltre Iran ed Arabia Saudita  non competono neppure per le stesse fette di mercato: Teheran infatti esporta greggio principalmente verso la Cina, mentre i mercati preferiti di Riyad sono altri Paesi asiatici e l’America. L’oggetto principale della competizione energetica tra Iran ed Arabia Saudita inoltre non è il petrolio, ma il gas naturale, una risorsa che di cui Teheran dispone in quantità enormemente superiori, ma che ancora non è in grado di sfruttare a causa della mancanza di infrastrutture adeguate.

Così come non si tratta di una guerra per il petrolio non è neppure una guerra tra sciiti e sunniti. L’attivazione delle divisioni religiose è stata certamente utilizzata in vari Paesi da entrambi i contendenti per definire gli schieramenti, ma non è tra le cause del conflitto. Tanto l’Iran quanto l’Arabia Saudita ambiscono infatti a rappresentare la guida e la leadership dell’intera Umma, ovvero la totalità dei musulmani sul pianeta. La corrente sciita è poi nettamente minoritaria nell’Islam globale e Teheran sa bene che l’esito di uno scontro tra queste due fazioni sarebbe già scritto. Inoltre in Iran la componente sunnita, seppur minoritaria, è di una certa consistenza (quasi il 10%), mentre gli sciiti in Arabia Saudita non superano il 3% della popolazione.

Se proprio si vuole trovare un fattore ideologico nello scontro esso va ricercato nella dimensione culturale. Da un lato l’Arabia Saudita rappresenta il mondo arabo, mentre Teheran quello persiano. A differenza della penisola arabica infatti la Persia ha avuto una lunga storia pre-islamica, con imperi e tradizioni millenarie come lo Zoroastrismo che hanno lasciato un profondo segno nella cultura iraniana, con elementi che permangono fino ai nostri giorni. A ciò vanno aggiunti infine il complesso di inferiorità che l’Arabia Saudita pensava di essersi finalmente messa alle spalle e l’atavica invidia di Riyad verso Teheran, un’invidia dovuta non solo alle palesi maggiori potenzialità economiche e demografiche dell’Iran, ma anche all’impatto decisamente più importante che la Persia ha avuto nella storia della regione e non solo.

Le reali ragioni del conflitto sono però altre due, una di ordine geopolitico e l’altra legata ai modelli politici interni. Basta guardare una cartina per rendersi conto che Iran ed Arabia Saudita sono due avversari naturali nell’area medio orientale e nel Golfo. Approfittando della caduta dello Scià e del successivo vuoto di potere Riyad ha accresciuto enormemente la sua influenza sui Paesi della zona nel corso degli ultimi trent’anni. Favorita anche dal rapporto speciale con gli USA, che si sono appoggiati spesso alla monarchia saudita nella loro politica mediorientale, Riyad è divenuta la potenza egemone nell’area, uno status cui non ha nessuna intenzione di rinunciare. Con la fine delle sanzioni contro l’Iran è però riemerso un potente avversario che aspira a tornare la principale la potenza regionale, un ruolo per il quale possiede tutti i requisiti. La prima mossa di Teheran è stata quella di aiutare i ribelli sciiti Houthi in Yemen per far provare all’Arabia Saudita la sindrome dell’accerchiamento subita per anni dall’Iran post rivoluzionario. Da lì allo scatenare proxy wars in tutto il Medio Oriente il passo è stato breve.

Altrettanto importante però è anche la dimensione politica interna. Iran ed Arabia Saudita rappresentano due modelli politici diametralmente opposti: da un lato del Golfo vi è la monarchia assoluta saudita e dall’altro la Repubblica Islamica iraniana. Entrambi stanno attraversando una fase di crisi. La monarchia wahabita di Riyad si trova a dover fare i conti con entrate petrolifere sempre più risicate, le quali mettono a rischio l’enorme ricchezza statale  che le ha permesso di mantenere la pace sociale e di uscire indenne dalle primavere arabe. La Repubblica Islamica di Teheran viene invece messa in difficoltà dalle crescenti istanze laiche della popolazione, dalle forti richieste di riforme e dal ritorno di elementi persiani e zoroastriani nella società civile in chiara opposizione alla religiosità del regime. Lo scontro fra le due potenze regionali assume quindi anche una valenza strettamente connessa all’assetto statale dei due contendenti: il regime politico del vincitore potrà proporsi come modello per altri Paesi islamici, mentre quello dello sconfitto sarà destinato a soccombere.

In questa grande partita a scacchi per l’egemonia in Medio Oriente tra Iran ed Arabia Saudita, dove l’intera regione è il campo di gioco, tutti possono essere pedine nelle mani delle due superpotenze: governi, leader religiosi, comandanti militari e perfino rivoluzionari e terroristi.

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2 pensieri su “Iran vs. Arabia Saudita, le ragioni dello scontro

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