(Ir)ratio studiorum: le disfunzionalità dell’università italiana

3_john-belushi-from-animal-house

Prima dell’evento il prossimo 4 Marzo sullo stato dell’arte nel sistema universitario italiano, LdS fa uscire un’intervista a Daniele Checchi, professore di Economia del Lavoro presso l’Università degli Studi di Milano: mancanza di verifica delle competenze degli studenti, università di recupero deboli, assenza di meccanismi di sostegno allo studio infiacchiscono la nostra Università, gravata da scarsi investimenti rispetto ai principali competitor europei.

 

Siamo stati molto colpiti dal suo articolo su lavoce.info  riguardo all’elevato tasso di abbandono nelle università italiane: quale ritiene ne siano le principali cause?

Le cause sono molteplici e cambiano nel tempo: se andiamo indietro di 10 anni, probabilmente la causa principale era la scarsa educazione e le carenze culturali della famiglia di origine: bisogna considerare  che allora il livello dominante era quello della scuola media inferiore;  spostandosi verso un’istruzione superiore come livello medio, le cose sono migliorate.

Un secondo punto molto rilevante è la non consequenzialità fra scuola secondaria frequentata e università: prima del 1968 l’ingresso all’università era legato al tipo di secondaria frequentata, per cui uno studente poteva fare economia se prima aveva frequentato ragioneria, architettura se prima aveva frequentato l’istituto per geometri e così via. In seguito c’è stata una liberalizzazione degli accessi , non accompagnato però dall’istituzione di adeguati strumenti di verifica da parte delle università del livello di competenza degli studenti.

La terza è causa è una sostanziale assenza di meccanismi di sostegno allo studio. La quarta è l’assenza di pressione sugli atenei per evitare meccanismi di dispersione: si preferisce cioè una specie di “selezione per attrito” in corso d’opera invece di una reale selezione all’ingresso.

Riguardo a quest’ultimo punto, quale ritiene potrebbero essere dei buoni meccanismi per intervenire, a livello di scuola superiore, per favorire un miglior orientamento e preparazione degli studenti?

Le università dovrebbero accertarsi che i livelli di competenza minimi richiesti siano effettivamente conseguiti e, in caso contrario, predisporre degli “anni di azzeramento” che mettano in grado gli studenti di seguire i corsi delle materie che sono impartite. Inoltre, servirebbe disegnare dei meccanismi di incentivi che recuperino gli studenti più deboli.

A questo proposito, un punto che molti nostri interlocutori ci hanno segnalato era che in altri paesi sono presenti dei meccanismi di “doppio livello”, per studenti differenti: ad esempio il sistema delle Grande Ecole in Francia, o viceversa le scuole professionalizzanti in Germania e l’analoga funzione svolta dalle università in USA e UK. Invece in Italia abbiamo una “taglia unica” che deve andare bene per tutti. Ritiene questo un problema rilevante?

Assolutamente sì. Da noi in realtà la vera università di recupero sono le telematiche, che sono quasi una dozzina. Il modello tedesco, che differenzia nettamente tra taglio accademico e taglio professionale è probabilmente quello che permetterebbe all’Italia di uscire da questa situazione. L’unica esperienza che abbiamo avuto in questo senso è stata precedente alla riforma del 3+2, ed erano i diplomi universitari, corsi di tre anni finalizzati all’ingresso al mondo del lavoro e senza ulteriori sbocchi universitari. Avevano avuto molto successo perché intercettavano una domanda di ulteriore istruzione proveniente prevalentemente dagli istituti tecnici.

C’è secondo lei qualche altro punto di debolezza dell’Università italiana che in qualche modo risalta?

In questo momento la cosa su cui l’Italia è particolarmente in sofferenza è il divario territoriale tra Nord e Sud. Le differenze fra risorse godute a seconda della regione sono elevatissime, tant’è che ormai un terzo degli studenti siciliani va a studiare in Università del Nord Italia.

Avrei una domanda su un punto particolarmente controverso: in ultima istanza, è secondo lei vero che l’università italiana, come alcuni sostengono, è un sistema che ridistribuisce dai poveri verso i ricchi?

E’ complicato dare una risposta univoca, sono molti i fattori da considerare. Io stesso avevo provato a fare questo calcolo molti anni fa: tenuto conto dei diversi fattori (fra cui numero medio di figli per famiglia ordinata per livello di reddito, della propensione all’iscrizione all’università, del contributo al sistema fiscale e del sussidio ricevuto dall’università) il sistema universitario italiano non risultava regressivo, ovvero gli sgravi che le fasce più alte di reddito ricevevano erano compensate dalla loro maggior contribuzione alla fiscalità generale. Bisogna inoltre considerare che il sistema di fasce ISEE è per sua natura progressivo: si tenga conto per esempio che al Sud, dove c’è più disoccupazione e i redditi sono più bassi, la retta universitaria annuale media è di circa 400 euro.

Passando al piano propositivo, quali ritiene potrebbero essere le aree di intervento più importanti su cui focalizzarsi?

Il sistema universitario va dotato di più risorse: il confronto internazionale ci dice che l’Italia è uno dei Paesi che investe meno in istruzione universitaria: l’Italia è al di sotto dell’1% di investimenti [in rapporto al PIL, ndr], e compete con Paesi che investono dal 2% al 2,5%.

Naturalmente, come in tutti i comparti della pubblica amministrazione, bisogna fornire degli incentivi adeguati affinché le risorse non vengano sperperate: c’è però anche da dire che l’Università è il comparto della pubblica amministrazione che maggiormente ha subito gli effetti della valutazione; i docenti universitari in questo momento sono valutati sulla loro performance sia dal punto di vista della ricerca che da quello della didattica e non c’è nessun altro comparto della PA in cui i dipendenti abbiano una misurazione così diretta della loro prestazione lavorativa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...