Mattarella, un anno al Quirinale

Quando, esattamente un anno fa, Sergio Mattarella venne eletto al Quirinale ben pochi italiani potevano dire di conoscerlo. Se non fosse stato per la tragica vicenda del fratello Piersanti e per il famoso mattarellum, la legge elettorale utilizzata dal ’93 al 2005, molti neppure si sarebbero ricordati il nome di questo timido e grigio giudice costituzionale, scelto nello stupore generale come capo dello stato.

Eppure con la sua modestia, la sua aria rigida e quasi impacciata Mattarella iniziò a piacerci fin dall’inizio. Fin dal suo discorso inaugurale, dove con una metafora calcistica mise in chiaro come avrebbe impostato il suo settennato: “sarò un arbitro imparziale, ma chiedo la collaborazione di tutti i giocatori”.
E un arbitro imparziale è stato. Ben lontano dall’attivismo del suo predecessore l’incarico di Mattarella si è contraddistinto fin da subito per un’interpretazione assai tradizionale del ruolo del Presidente della Repubblica. Un uomo di pochi interventi, laconico nelle sue rare e brevi incursioni nei dibattiti politici e capace di accantonare le proprie idee personali. Secondo il giurista Mattarella infatti il Colle deve essere garante della Costituzione, improntato alla più totale neutralità, e deve restare distaccato dalle lotte politiche.

Vi è però un distacco che Mattarella ha cercato fin da subito di colmare, quello più pericoloso per l’Italia, quello tra la politica e i cittadini. E lo ha fatto a modo suo, senza clamore, con gesti semplici e sobri, ma dotati di un forte significato. Dalla rinuncia al vitalizio da professore universitario alla scelta di non usare il volo di stato per tornare nella natia Palermo, dalla visita, appena eletto, alla Fosse Ardeatine alla scelta di aprire quasi tutto il Quirinale ai cittadini perchè “è sempre di più la casa degli italiani”. Conscio del rischio grave dello scollamento tra le istituzioni e la popolazione Mattarella ha pazientemente iniziato a riempire quel fossato che scandali, mal governo e diffusa corruzione avevano scavato.

Con lo stesso atteggiamento pacato, senza mai alzare la voce, ha mandato segnali forti al Paese. A differenza dei continui moniti di Napolitano, Mattarella ha scelto la via delicata e incisiva della moral suasion tanto verso il Governo e il Parlamento, quanto verso i cittadini. In un tono calmo, ma non per questo meno fermo, ha condannato l’evasione fiscale e la corruzione, definita “cancro” e “furto di democrazia”, così come gli eccessi della politica e la mancanza di lavoro, insistendo sulle difficoltà dei giovani e dei più deboli. Anche il tema del rispetto dei beni comuni è stato centrale, esortando tutti gli italiani a custodire ciò che è dell’intera comunità, dall’ambiente al patrimonio artistico, dall’acqua alle istituzioni.

Con quella timidezza e quella semplicità a cui ormai ci siamo affezionati Mattarella sta rappresentando un punto fermo in una delicata transizione istituzionale.
Ma soprattutto con il suo esempio ci sta dando l’insegnamento più importante: bisogna avere cura della Repubblica.

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