Trumpapocalipse now

Se l’apocalisse trumpiana dovesse in futuro compiersi, inizierà proprio dopodomani.

Dopodomani, infatti, cominciano le primarie più scoppiettanti del mondo (no, non sono quelle liguri). Negli USA, si vota Stato per Stato in un arco di tempo di circa quattro mesi, per assegnare i delegati che ciascun candidato, nei due partiti, Democratico e Repubblicano, porterà alle rispettive convention, che si terranno in estate.

Il voto, che procede in parallelo per entrambi i partiti, comincia in due Stati generalmente poco noti: l’Iowa, lo stato di Elijah Wood (Frodo, per intenderci), e il New Hampshire, terra natale di Dan Brown e Adam Sandler.

Sorge spontanea una domanda: perché? L’Iowa e il New Hampshire sono due Stati piccoli, non rappresentativi della nazione nel suo insieme e (perdonami, Frodo) di scarsa importanza. L’unica spiegazione che parzialmente giustifica la cosa è che in uno Stato piccolo i candidati sono costretti a un approccio più personale con gli elettori, piuttosto che affidarsi esclusivamente a bombardamenti mediatici tramite cartelloni e spot pubblicitari.

Tuttavia, la reale motivazione è un mix di casualità e opportunismo: nel 1968 gli organizzatori dei caucus (assemblee di sostenitori del partito che decidono chi ottiene i delegati) democratici dell’Iowa non riuscirono a prenotare abbastanza posti letto per la stampa per il periodo assegnato loro dal Comitato Nazionale Democratico, e furono costretti a spostare la tornata elettorale a gennaio, prima di qualunque altro Stato. I repubblicani si adeguarono e i legislatori dell’Iowa, prevedendo che il loro piccolo Stato sarebbe stato al centro dell’attenzione mediatica e politica (con benefici economici non trascurabili), votarono una legge che rendeva automaticamente i caucus dell’Iowa i primi nazionali. Il New Hampshire, invece, era dal 1920 il primo stato a tenere primarie vere e proprie, e il parlamento statale emanò un provvedimento simile a quello dei cugini iowans.

Ora, questo comporta che questi due piccoli pezzetti di paradiso diventino teatro di aspre battaglie per dare un boost potentissimo alla propria candidatura. Storicamente, i due Stati hanno dato luogo a ribaltoni epocali: nel 1952 e 1968 i due Presidenti uscenti, rispettivamente Lyndon Johnson e Harry Truman, si ritirarono dalla corsa dopo prestazioni non eccellenti nelle prime due tornate elettorali. Più di recente, Bill Clinton e Barack Obama riuscirono a ottenere la nomination (1992 e 2008) e a vincere le elezioni grazie a uno scoppiettante avvio nelle primarie, sebbene all’inizio non fossero frontrunner (candidati ampiamente riconosciuti come favoriti).

Ad oggi, i sondaggi parlano chiaro in campo repubblicano (Trump in vantaggio in entrambi gli Stati, con un buon margine in Iowa su Cruz e un abisso vero e proprio su Kasich in New Hampshire) mentre sono più incerti in campo democratico (a Hillary però tremano le gambe: in Iowa i polls sono divisi tra chi assegna la vittoria a lei e chi a Sanders mentre in New Hampshire è nettamente staccata dall’arcigno socialista del Vermont).

Non essendo un mago né un esperto della funambolica politica americana, non posso fare previsioni certe. Ma penso sia ormai chiaro che The Donald è definitivamente unstoppable (facciamocene una ragione) e che se Sanders riuscirà a piazzare la doppietta NH + IA per Hillary le cose si metteranno male. Tragicamente male. Molto, molto peggio che nel 2008.

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