Ci meritiamo il collasso di Schengen

Ce lo meritiamo, sì. Perché una classe dirigente tanto mediocre e priva di visione è solo lo specchio di una società in declino. Schengen era il sogno di un’Europa unita, la prima vera realizzazione di pax in un’area economicamente e socialmente avanzata dopo l’Impero Romano (è caduto nel 476 – così, per darvi un’idea delle tempistiche). Ci rinunciamo perché non sappiamo negoziare e realizzare un sistema di accoglienza profughi, controllo del terrorismo e consolidamento dei confini? E allora rinunciamoci: è inutile starsela a contare. Guardate la storia recente dell’Europa: non solo di crisi si parla, ma d’incapacità di visione geopolitica, d’imposizione del proprio soft-power oltre i propri confini (Libia, Ucraina, Siria per citarne alcune), inseguimento di voti facili e a buon mercato (è tutta colpa dell’Europa/è tutta colpa dell’Euro), populismo, pavidità.

Guardate François Hollande. Sotto quell’aspetto di placido presidente che va in motorino a trovare la delicieuse amante, troviamo un uomo che non si tira indietro davanti all’attacco alla Nazione. Nossignore. Charlie Hebdo + Bataclan = chiusura frontiere + bombardamento Isis. L’equazione non fa una piega. Forse si poteva parlare di polizia europea, esercito europeo, politica estera europea, confini europei, servizi segreti europei, ma sticazzi, no: ci sono le elezioni a breve e bisogna agir, faire quelque chose, n’importe quoi. E allora via i diritti fondamentali del cittadino europeo: così, si dirà, è l’unico modo di salvare l’Europa – anche se a me pare un controsenso.

Io sono fissato con l’esercito europeo, ma anche una polizia interna e di frontiera sarebbero una grande conquista. Prendiamo l’esercito per semplicità: in una democrazia europea, l’esercito è sotto il controllo del Parlamento (voti per le missioni e il budget), è guidato da un Ministero ad hoc (della Difesa, perché della Guerra ci pare brutto), il quale si coordina con il Ministero degli Affari Esteri e con chi presiede il Governo. Questo elenco per dire cosa? Un esercito porta con sé la creazione di una serie di leve e contrappesi che naturalmente portano al trasferimento di alcuni poteri fondamentali dei Governi Nazionali a Bruxelles. Senza contare l’aspetto più importante: il budget. Un esercito comunitario avrebbe bisogno di una tassazione ad-hoc, di un budget su misura che deve essere votato e confermato di volta in volta dal Parlamento Europeo. Apriti cielo: si crea un vero Parlamento e Governo europeo, non più sommatoria di negoziazioni nazionali, ma vero potere esecutivo e legislativo centrale sotto il controllo di delegati nazionali. Una federazione insomma. Una vera Europa insomma. Discorso simile vale per la polizia interna e di frontiera.

Ma chi è, in tutto questo, a portare avanti l’idea della creazione di un vero superstato europeo? Il cattivone, Wolfgang Schauble, l’uomo a cui dar tutte le colpe tanto – si dirà – è tedesco e in qualche modo i tedeschi hanno sempre avuto torto. Ma vedete, Schauble non pensa solo al superstato, ma al peso che una vera Unione Europea avrebbe nello scenario geopolitico occidentale e nel Medio-Oriente: leggete qui per Sergio Romano in un’intervista eccezionale sul ruolo dell’Europa e della Nato nello scenario globale. Davvero vogliamo essere i fratelli minori senza difese, sempre supportati e sostenuti dal fratello maggiore statunitense? Io, personalmente, no.

Si moltiplicano su web e giornali gli appelli alla generazione Schengen e alla generazione Erasmus. Mi unisco all’appello: Europa o morte non è motto guevariano di battaglia, ma appello alla sopravvivenza di una delle aree più avanzate del mondo, dove popoli e culture diverse hanno imparato a convivere e conoscersi in settant’anni di pace e prosperità, libertà e diritti.

Bill believes that Europe is the problem. Don’t be stupid. Don’t be like Bill.

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