C’eravamo tanto amati: querelle des anciens et des modernes

Da oramai qualche giorno stiamo assistendo ad uno scambio continuo di frecciatine fra il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ed il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. L’intera vicenda incominciò il 15 gennaio quando Juncker, ribattendo al Primo Ministro italiano, che aveva sancito la paternalità della flessibilità nell’Unione Europea come risultato tutto italiano, affermò che la Commissione fosse oggetto di continue offese da parte del governo italiano.

Il dibattito fra due tra le più alte cariche a livello europeo e nazionale ha poi preso una piega quasi di due lattanti nel bel mezzo di una lite per il biberon più caldo, con prima Juncker che lamenta la mancanza di un interlocutore valido fra Bruxelles e la Città Eterna, poi con Renzi che risponde, con un post sulla sua pagina Facebook,  “[…] a chi, forse impaurito da questo nuovo protagonismo italiano, preferirebbe averci più deboli e marginali, come purtroppo è spesso accaduto in passato.”, e poi ancora con Juncker che afferma di non capire per quale motivo Renzi abbia il dente così avvelenato nei confronti della Commissione da lui presieduta.

A mettere altra carne al fuoco poi ci ha pensato il capogruppo del PPE (Partito Popolare Europeo) Manfred Weber, il quale ha dichiarato che, con queste polemiche sterili, Renzi “[…] sta mettendo a repentaglio la credibilità europea a vantaggio del populismo. In più, Weber, criticando l’atteggiamento italiano in sede di Consiglio Europeo, afferma che Renzi stia intralciando l’Unione Europea quando vuole una contropartita in cambio del sì italiano all’aiuto economico europeo alla Turchia per via della crisi dei migranti (ma questo è un altro discorso).  Come risposta tacita a questo battibecco continuo, Renzi ha fatto una mossa inaspettata: con un tentativo di togliere ogni alibi a Juncker sulla questione dell’interlocutore, Renzi ha sostituito l’ambasciatore italiano a Bruxelles Stefano Sannino con un politico, ossia Carlo Calenda, attuale viceministro allo sviluppo economico. Quale significato ha questa mossa?

Di tale provvedimento si può parlarne bene o male, ma un solo fatto resta: l’ambasciatore Sannino, che da quasi 3 anni era l’interlocutore tanto agognato da Juncker, ha nettamente più esperienza nel campo europeo del suo sostituto. Infatti, l’ambasciatore Sannino è stato membro del Gabinetto del Presidente della Commissione (dal 2002 al 2004), membro della Direzione Generale per le Relazioni Esterne come Direttore per la gestione delle crisi e Rappresentante al COPS (2004-2006), poi Direttore per l’America Latina (2008-2009) e infine come Direttore Generale Aggiunto per Asia e America Latina (2009-2010). Successivamente, è passato alla Direzione Generale Allargamento come Direttore Generale Aggiunto e poi come Direttore Generale, funzione che ha ricoperto fino a giugno 2013 e, come se ciò non fosse abbastanza, ha ricoperto in precedenza incarichi presso Organizzazioni Internazionali e all’interno del Servizio Diplomatico italiano.

Di conseguenza, faccio mio il pensiero di Ennio Di Nolfo, uomo dalla oramai conosciuta brillantezza mentale e lucidità di giudizio: “Dico la mia sulla nomina di Carlo Calenda quale rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea. Dico subito che la scelta di usare il termine ambasciatore, usato da molti organi di informazione con senso di compiacimento, è impropria.
L’Italia non ha una ambasciata presso l’Unione europea, bensì una rappresentanza permanente il cui compito è quello di esprimere i membri del Coreper, cioè il comitato dei rappresentanti permamenti che devono preparare le riunioni del Consiglio dell’Unione europea (volgarmente, il consiglio dei ministri). Il Coreper è una istituzione pochissimo visibile ma fondamentale: sono i rappresentanti permanenti a mettere i ministri nazionali, magari appena scesi dall’aereo, nella condizione di capire di cosa si deve discutere durante le riunioni del Consiglio dell’Unione e sono sempre i rappresentanti permanenti a preparare nei minuti particolari i negoziati quando si deve discutere di questioni importanti.
L’attuale rappresentante permanente dell’Italia a Bruxelles si chiama Stefano Sannino, è ministro plenipotenziario e proviene dalla carriera diplomatica con una lunga esperienza nel sistema nel quale rappresenta gli interessi italiani.
Dopo un periodo al Gabinetto del Presidente della Commissione (dal 2002 al 2004) è entrato alla Direzione Generale per le Relazioni Esterne come Direttore per la gestione delle crisi e Rappresentante al COPS-Comitato politico di sicurezza (2004-2006), poi Direttore per l’America Latina (2008-2009) e infine come Direttore Generale Aggiunto per Asia e America Latina (2009-2010). Dal 2010 è passato alla Direzione Generale Allargamento come Direttore Generale Aggiunto e poi come Direttore Generale, funzione che ha ricoperto fino a giugno 2013.
Dal 2006 al 2008 è stato Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio e suo Rappresentante Personale per i Vertici del G8.
In precedenza ha ricoperto incarichi presso Organizzazioni Internazionali (Ambasciatore, Capo Missione OSCE a Belgrado dal 2001 al 2002) e all’interno del Servizio Diplomatico italiano (Vice Capo Missione dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado (1994-1996), Capo Segreteria del Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri (1996-1998), Consigliere Diplomatico e poi Capo di Gabinetto del Ministro del Commercio Estero (1998-2001).

Questo è il profilo di un rappresentante permanente coi controfiocchi.

Unico neo: è entrato in urto col presidente del Consiglio dei Ministri italiano che lo ha di fatto sfiduciato e lo ha sostituito, dopo un lungo periodo in cui a Bruxelles non c’è stato NESSUNO a difendere gli interessi italiani, con un politico.
Stasera il TG di Mentana trionfante osannava la scelta del “politico” al posto del “diplomatico”, come se politico fosse sinonimo di superuomo e diplomatico di arruffone mestatore.
Vediamolo questo politico di vaglia.

È stato viceministro dello Sviluppo economico nel Governo Letta, da maggio 2013 a febbraio 2014. Fino a giugno 2011 ha ricoperto l’incarico di direttore generale di Interporto Campano. Dal 2004 al 2008 è stato prima assistente del presidente di Confindustria, con delega agli Affari internazionali, e poi direttore dell’Area strategica Affari internazionali. Durante il suo mandato ha seguito lo sviluppo e l’implementazione di missioni internazionali, incontri istituzionali e attività di business tra imprese. Prima di assumere l’incarico in Confindustria è stato responsabile marketing di prodotto e programmazione per Sky Italia, responsabile relazione con le istituzioni finanziarie e responsabile Customer Relationship Management della Ferrari (così “il Sole 24Ore”).

Cioè un profilo economico che con le istituzioni complesse e complicate come l’Unione europea non ha nulla a che vedere. A uno così darei da cambiare la parabola ma certo non gli affiderei il compito di costruire il negoziato con gli altri rappresentanti permanenti dei paesi UE che siedono a Bruxelles
Sarà augurabile che accanto a Calenda continuino a lavorare le persone dello staff di Sannino; con quale entusiasmo di fronte al neofita burbanzoso non è dato sapere. Speriamo di non scoprirlo a breve.
In ogni caso, scelta scellerata e sciocca, che conferma che Renzi gioca, fa apparenza e bisticcia ma non è consistente

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Nil est dictu facilius 
Ebbene sì: con questa discussione euro-italiana si può dire che l’Unione Europea non abbia, allo stato attuale delle cose, una sponda nei partiti politici italiani alla quale fare riferimento. Seppur il Partito Democratico rimanga un partito fortemente europeista, il suo Segretario, nonché Presidente del Consiglio, al momento non si può contare come vero interlocutore di Bruxelles a causa di queste polemiche. Come viene affermato in questo interessante editoriale sul Sole 24 Ore, sebbene tutti diano contro Renzi per il proprio tornaconto elettorale, bisogna riconoscere che non c’è un partito con un forte e sostenuto supporto popolare che faccia da compagno d’armi a Bruxelles ed all’Unione Europea.

Però la vera domanda che si cela dietro queste tensioni è una sola: perché mai Renzi ha iniziato questo attrito? E cosa spera di ricavarne? (Ho mentito, erano due!)

Cui prodest?
Per poter rispondere a questo arcano, bisogna innanzitutto chiedersi a chi giovi questa mossa. Dando un’occhiata ultimi sondaggi politici (che potete trovare qui) si può capire come, negli ultimi 2/3 mesi, il PD stia perdendo terreno nei confronti dell’M5S e come quest’ultimo ci si stia avvicinando sempre di più in termine di voti, nonostante una battuta di arresto (ed anche di arretramento) per via delle vicende di Quarto. Certo, i sondaggi sono sempre da prendere con le pinze (ad esempio, il PD prima delle elezioni politiche di febbraio 2013 era dato attorno al 30%, poi abbiamo visto tutti com’è andata), ma di certo ci delineano un trend.

Secondo la mia modesta opinione, questa mossa serve per togliere, seppur in maniera velleitaria, voti ai principali partiti euroscettici in Italia (M5S e Lega) per poter conquistare i voti di coloro che non credono più nel sogno europeo di Colorni, Rossi e Spinelli. D’altronde, a maggio si profilano all’orizzonte una serie di elezioni comunali a Milano, Torino, Roma ed in altre importanti città italiane.
Una mossa alquanto azzardata, se si considera quanto precario sia quel campo di voti.

 

 

 

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