Aiutiamoli (vicino) a casa loro?

Immigration

Il parco Gorky pullula di bambini. Sono ovunque. Bardati sotto i loro cappotti e con in testa cappellini di varie fogge e colori, è divertente osservarli mentre si rincorrono, giocano chiassosamente nella neve o implorano i giovani genitori di portarli a pattinare nell’enorme pista di ghiaccio che è stata recentemente aperta.

Io sono lì con un mio amico tedesco a fare due passi per goderci le poche ore di sole in questo fine autunno moscovita. Non riesco a esimermi dal commentare che una scena analoga, al parco Sempione, o in qualsiasi parco italiano, non avrei mai potuto vederla.

Dopo le classiche battute di rito sulle giovani mamme, perché se a vent’anni si è stupidi davvero, figuriamoci a ventitré, la nostra conversazione ha assunto toni più seri. Il mio interlocutore è una persona molto intelligente, colta e interessante: profondo conoscitore della storia e della politica teutonica, è un fermo e convinto sostenitore della CDU, il partito della cancelliera Merkel. Quello che segue è il dialogo tra me e lui, dal quale sono scaturite proposte interessanti sul tema migratorio che sicuramente necessitano un ulteriore studio e approfondimento.

Daniele: “Da noi potrai incontrare un sacco di anziani, magari qualche nonno con nipotino al seguito, vero, ma è indubbio che la nostra società stia invecchiando. E anche per questo motivo che abbiamo bisogno di immigrati. C’è bisogno di giovani lavoratori, che paghino le tasse e mandino avanti il nostro stato sociale. Con una piramide dell’età come quella attuale non andremo troppo lontano. Questa è la realtà, negarlo sarebbe populistico. E secondo me bene ha fatto Frau Merkel ad annunciare che avrebbe accolto tutti i siriani.”

Lui: “No, guarda su questo non sono d’accordo. Francamente la mossa di Merkel non me la spiego. In genere è una persona molto cauta, e non riesco a spiegarmi perché abbia fatto un annuncio del genere. Dare il via libera a chiunque venga dalla Siria, o semplicemente affermi di venire da lì, è una scelta catastrofica sia dal punto di vista politico che economico. Politico per Merkel stessa; ha suscitato malumori nel suo stesso partito, il segretario della CSU (partito bavarese alleato della CDU), l’ha pubblicamente attaccata. Vedrai che il suo governo durerà ancora poco, è possibile che già a gennaio cambieremo cancelliere. E poi, come ti dicevo, economico. Il problema è che se ognuno dei profughi viene da noi con la famiglia, diciamo, moglie e bambini, parleremmo di un esercito di milioni di persone. Per ovviare a ciò sono già stati impediti i ricongiungimenti familiari, e ai siriani non si applica lo status di rifugiato politico, ma quello di richiedente d’asilo, con le restrizioni che esso comporta.”

D: “Ma io ho inteso la sua dichiarazione come una provocazione, un dire all’Europa: vedete che c’è un’emergenza? Vogliamo continuare a fare gli struzzi e cadere in facili populismi, o agire e fare qualcosa? Io l’ho molto apprezzata, come ho apprezzato gli sforzi diplomatici di Renzi la scorsa estate, per istituire un regime di quote. Insomma alla fine e un problema europeo, è giusto che ogni paese accolga un numero di rifugiati proporzionato alle proprie capacità e alle proprie condizioni economiche e lavorative. Vedi a me non interessa che il mio idraulico si chiami Francesco o Mohammed, ma che non ci siano squilibri eccessivi sul mercato del lavoro, e che nel giro di una generazione, la spesa statale, (per quanto ridotta mi auguro che sia), possa contare sui contributi di una classe di giovani lavoratori. E queste sono considerazioni a livello economico. Poi ovviamente accogliere questi disgraziati che scappano da guerra e morte è un nostro dovere umano e morale, per quanto mi renda conto che tale argomentazione, a livello politico possa paradossalmente sembrare debole. Specialmente quando hai a che fare con il Salvini di turno che sbraita sull’invasione e sulla malvagità di questi poveracci, parlando così alla parte più buia e recondita della natura umana, ottenendo ahimè anche un discreto successo.”

L: “Si certo anche io sono convinto che sia un nostro dovere accoglierli. E anche la costituzione tedesca afferma ciò. Infatti il nostro sforzo di accoglienza è per ragione umanitarie, più che economiche. Non direi che abbiamo enormi problemi nella nostra piramide anagrafica. E poi tu non consideri il problema culturale. È inutile chiudere gli occhi, l’integrazione non è sempre facile. Talvolta si tratta anzi di un problema lungo e faticoso. Ho letto uno studio che dice che generalmente ci vogliono sette anni ai nuovi profughi per integrarsi nel nuovo sistema. Noi abbiamo un’enorme comunità di turchi, e problemi culturali non sono mai mancati. Inoltre è chiaro che una volta in Germania non tornerebbero più a casa, neanche se la situazione dovesse mai stabilizzarsi.”

D: “ Ma quindi tu che proponi? Come è possibile coniugare accoglienza e risorse, sicurezza e asilo e fattibilità politica? I nostri governi devono ascoltarlo l’elettorato, spesso la cosa più razionale non è quella più politicamente conveniente.”

L: “Innanzitutto capendo chi vogliamo accogliere nei nostri paesi e come. Occorre fare una netta distinzione tra migranti economici, profughi e perseguitati. I primi si aiutano nei loro paesi. Dobbiamo investire in cooperazione, sia a livello nazionale che europeo. È evidente che chiunque preferirebbe vivere in Germania invece che in Bangladesh. Ma al contempo è giusto dare la precedenza a chi nel proprio paese proprio non può viverci, perché fugge da guerra o persecuzioni. E infatti ci sono i richiedenti asilo per motivi politici. A loro questo diritto va assolutamente concesso, come d’altronde si è fatto finora. È nostro dovere morale e costituzionale, come ti dicevo prima. Per i siriani, mi rendo conto che la situazione sia molto più complessa. La mia proposta è quella di investire in paesi politicamente stabili quali la Giordania, il Libano, la Turchia, dove ci sono già un sacco di sfollati. Dobbiamo garantire a queste persone degli ospedali, scuole, università con standard europei, dove si possano formare in questi anni che sono lontani da casa. Ogni paese europeo poi, dovrebbe accogliere una sua quota in base alle proprie disponibilità e situazione economica, organizzando il trasporto e, in questa maniera, evitando le stragi dei barconi. Insomma si creerebbe una win-win situation. Per noi perché avremmo il numero giusto di migranti per le nostre economie, e toglieremmo terreno alle sirene populiste. Per loro perché, una volta che tornerà la pace in Siria (processo nel quale non possiamo più astenerci dal partecipare, ma questo è un altro discorso), potranno tornare a casa e rincominciare a rifondare i propri paesi e le proprie economie, grazie all’istruzione che gli forniremo in questo periodo. Per entrambi perché riusciremmo a ridurre considerevolmente le inumane e quotidiane stragi che avvengono nel mare Mediterraneo.”

Io sono rimasto senza parole. È una prospettiva molto pragmatica, alla quale francamente non avevo mai pensato. Richiederebbe dei grandi sforzi e svariati investimenti, ma è senza dubbio affascinante.

Da profondo sostenitore del metodo scientifico, credo fermamente nel motto “In God we trust, everybody else must bring data”. Per tale motivo sono abbastanza reticente a esprimere a un giudizio in merito a questa proposta, senza prima avere un qualche riscontro empirico. Sarebbe tuttavia curioso se un’idea del genere facesse la sua comparsa nel panorama politico attuale. Potrebbe forse portare i governi a discutere in maniera seria di questo tema, che finora è stato affrontato maldestramente e con sufficienza?

P.S.

Mi sono accorto ora che Emma Bonino, uno dei politici che più stimo, ha scritto ieri questo articolo su Project Sydnicate, in cui sostiene buona parte delle idee sopra riportate.

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