Questo solo oggi posso dirti: ciò che non è vero

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“Chi ha qualcosa da dire, si faccia avanti e taccia”. Così Karl Krauss intimava a chi, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, si sbrodolava autocompiacente sulle macerie ancora fumanti del conflitto. Ma nel Villaggio Globale tutti, purtroppo, dobbiamo dire la nostra in tempi brevi: specie chi gestisce un blog. Batto allora queste righe così, à bout de souffle. E spero vorrete perdonarmi se, anziché offrire facili soluzioni, ragionerò in negativo, alla maniera di Montale, come da titolo. Qui di seguito un piccolo elenco degli slogan più untuosi suonati a fanfara in queste ore di lutto.

Slogan: Gli attentati di Parigi sono un attacco alla cristianità

L’ISIS, in quanto fanatismo, attacca la Libertà, meravigliosa donna in berretto frigio alla guida dei popoli come nel quadro di Delacroix. Questa, nella sua struttura quadripartita identificata da Roosevelt (libertà di parola, di credo, dal bisogno e dalla paura) si manifesta storicamente e geograficamente in idealtipi socio-politici differenti, di cui da secoli l’Occidente cristiano e giudaico è il più progredito. Ma le rovine di città quali Mosul, Palmira e Kobane, crogioli di religioni in una porzione di mondo ferocemente monoteista, sono lì a ricordarci che il nostro dolore e la nostra lotta sono più universali di quanto si creda.

Slogan: L’Islam non c’entra niente col terrorismo

Lo ammetto: non ho mai letto il Corano. Ne conosco estratti (ovviamente tradotti), citati forse capziosamente e estrapolati dal contesto che loro è proprio. Ma non è necessario essere un fine filologo per comprendere che la verità incarnata di una religione è altro dal suo testo sacro. Affermare che l’Islam sia intrinsecamente pacifico perché nel Corano Allah propala amore tra le righe è altrettanto stupido che definirlo violento quale verità di ragione ineluttabile. Ogni religione, ci insegna Durkheim, è un fatto sociale, e il Cristianesimo era se stesso sia al tempo delle catacombe che in quello, apparentemente inconciliabile, dell’inquisizione. L’ottimismo e il pessimismo in chiave esegetica sono inutili scorciatoie del pensiero.

Slogan: Il terrorismo targato ISIS verrà sconfitto grazie alla chiusura delle frontiere

Ricacciare indietro chi fugge dall’ISIS per arginare l’ISIS. Dietro questa gigantesca aporia c’è un mondo che s’illude di frenare la Storia con le muraglie, la più famosa delle quali, quella cinese, fallì peraltro il suo scopo. Per di più, l’idea del terrorismo che viaggia sul filo del barcone è consolatoria ma è già stata tragicamente sbeffeggiata da una realtà di serpi allevate in seno, nei ghetti di Londra come nelle banlieue parigine.

Falso, dunque. Ma anche ripugnante e autolesionista. Nel momento stesso in cui 4 milioni di siriani “votano coi piedi” e scelgono l’Occidente, negare loro asilo significherebbe ingrossare le fila dello Stato Islamico. Tipico caso di profezia autoavverantesi.

Slogan: L’amore ci salverà

Guerra. Assieme al grido del Colonnello Kurtz (“l’orrore, l’orrore!”) è la parola più twittata e abusata di questi giorni. È un concetto dal grande fascino, specie quando si è al sicuro (sotto sotto tutti sappiamo bene che la probabilità d’incappare in un attentato è infinitesimale). Pure, l’opinione pubblica occidentale non può accettare che la pax augustea post-1945, prima fredda poi euforica, implichi dei sacrifici. Oggi come ieri, saranno i Governi a dover portare la croce di scelte impopolari, perché oggi come ieri, spenta la fiaccola della commozione, l’opinione pubblica guarderà al Medio Oriente come a un enorme scatolone di sabbia da cui stare alla larga. E, come in un bellissimo racconto di Buzzati, si continuerà a ignorare quel fiume che, a più riprese, bussa alla porta delle nostre case.

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