Cartolina da Istanbul

Condivido una bella e spontanea riflessione sulle elezioni turche inviatami da un amico che si trova ad Istanbul.

Per capire che negli ultimi anni di Erdogan la Turchia abbia preso una piega islamista non serve aver studiato geopolitica o sociologia, basta andare nei mercati, i merkezi di Istanbul, a fare la spesa.
Il maiale, pur non essendo mai stato vietato, è diventato via via sempre più costoso, tanto che qui i macellai non lo tengono più. In pochi giorni le sigarette sono quasi raddoppiate, non parliamo poi della birra: i prezzi recentemente sono cresciuti del 300% con le tasse imposte dal governo.
Un aumento di prezzi vertiginoso accomuna tutte quelle luxuries condannate dal Corano, ma fino a poco tempo fa ampiamente consumate da tutta la popolazione turca, in un Paese che non ha alcun bisogno di aumentare le entrate statali.

Ma allora come mai nessuno si oppone al “sultano”, come lo chiamano in molti dal Corno d’Oro ai quartieri popolari?
Da quando è salito al potere mettendo fine al dominio dei socialisti Erdogan ha guidato la Turchia verso una straordinaria crescita socioeconomica: il PIL è cresciuto a ritmi cinesi e le condizioni di vita sono obiettivamente migliorate per gran parte della popolazione.
Squadra che vince quindi non si cambia, è questa la mentalità dei turchi, specialmente di quelli che ora hanno uno stipendio che dieci anni fa non avrebbero mai osato immaginare.

Dall’altra parte della barricata ci sono i socialisti, ormai eterni secondi  che sanno di non poter arrivare primi. Inoltre il loro partito richiama alla mente di tutti i turchi gli anni delle divise militari al potere e dei continui colpi di stato.
La vera grande sorpresa è l’HDP, il partito curdo che difende i diritti di tutti coloro che si sentono oppressi, ma che forse manca di un’anima propria.
Infine ci sono i nazionalisti, i nostalgici ottomani che vorrebbero la Turchia a capo di una grande federazione panislamica, saldi al terzo posto soprattutto grazie al sostegno degli anziani più conservatori e dei giovani di estrema destra.

Nonostante in molti qui siano spaventati dalla deriva autoritaria e dalla possibilità di diventare una repubblica presidenziale molto meno laica di quella voluta da Mustafa Kemal, Erdogan resta il favorito. Forte dei grandi successi economici e dell’importanza della Turchia nello scacchiere medio-orientale e all’interno della NATO questo novello Ataturk (tale viene definito qui e tale sicuramente si crede) sente di poter reggere il destino del proprio Paese ancora a lungo dal suo faraonico palazzo di Ankara.

Alberto Balestra, Istanbul

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...