Liberali da Strapazzo on tour: 20 Ottobre, Milano: “Efficenza aziendale e benessere dei lavoratori”

In vista del dibattito che si terrà il 20 Ottobre, il nostro Gioele Gambaro assieme a Andrea Mascaretti dei Giovani Democratici hanno scritto questo articolo, in cui illustrano le basi teoriche dell’evento e perché, a nostro giudizio, rappresenta una piccola ma significativa rottura nel classico modo di trattare il tema dello scambio lavoro contro capitale.

Liberali da Strapazzo, il collettivo più frondeur dai tempi del Cardinale Mazarino, in collaborazione coi GD milano città è lieta di invitarvi all’evento: “Efficenza aziendale e benessere dei lavoratori: una sintesi possibile?” [clicca per l’evento facebook]

È possibile conciliare l’efficienza aziendale con il benessere dei lavoratori? Oppure può essere solo una delle due dimensioni a prevalere? Come stanno cambiando i paradigmi di organizzazione del lavoro e in che modo le nuove teorie gestionali si riflettono nella vita di tutti i giorni? Team di lavoro e riprogettazione delle mansioni sono strumenti sufficienti? Oppure è necessario qualcosa di più radicale?

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Il tema generale è più classicheggiante di una scultura del Canova: la ricerca di un’equilibrio nel conflitto fra il benessere dei lavoratori e le esigenze di performatività dell’impresa: il che, in buona sostanza, rientra nel macrodibattito dello scambio di lavoro e capitale, per gli amateur delle vecchie categorie concettuali accademiche.

Ma perché proprio le Human Resources, si chiederà il lettore: questo è infatti la chiave di volta dell’evento; come avviene nel cinema e in altre arti visive, la prospettiva da cui viene (ri)preso l’oggetto è, a nostro giudizio, la determinante che permette di coglierne tratti nuovi e prima parzialmente celati.

Tradizionalmente la sinistra ha trattato i temi inerenti al lavoro dipendente in rapporto all’imprese sostanziamente da due punti di vista: Quello della tutela giuridica del lavoro, e allora si invitavano a parlare giuslaburisti  che discutevano delle riforme del lavoro, o dal punto di vista dei corpi sociali (e allora a essere invitati erano principalmente i sindicati e, comprensibilmente meno di frequente, rappresentati della lobby degli industriali.)

Così, in parallelo alla storia del paradigma taylorista, si è formata una parte rilevante della storia della sinistra: nei luoghi dello scontro e dell’alienazione, del lavoro e della sofferenza. Eppure, proprio dai luoghi del sindacato, dalle fabbriche e dal mondo operaio, sarebbero arrivati quei cambiamenti che con il passare del tempo avrebbero messo in crisi il rapporto tra una sinistra, o almeno una sua parte, e il mondo del lavoro e della rappresentanza.

Tracciare una storia accurata delle teorie dell’organizzazione aziendale è compito difficile, certamente al di là delle capacità e della preparazione di chi scrive, ma per capire almeno in parte da dove si sia originato il problema, è necessario tracciare quantomeno un abbozzo.

Il paradigma taylorista, che nasceva simbolicamente nel 1895 con la pubblicazione dei primi saggi di Taylor sulla retribuzione differenziale, si poneva come obiettivo, almeno nelle parole del suo fondatore, quello di superare il rapporto dialettico tra manodopera e datore di lavoro arrivando a formulare un’alleanza che permettesse di massimizzare il vantaggio di entrambe le parti. Lo scopo di Taylor, al di là degli effetti giustamente criticati che poi ebbe, era quello di sganciare la retribuzione dal lavoro dal gruppo e di confrontarla invece direttamente con le capacità produttive del singolo, in modo da creare un sistema salariale più equo rispettto a quelli presenti nella prassi consolidata. Accanto a quest’idea fondamentale, si affiancava almeno un secondo aspetto: l’organizzazione delle fasi del lavoro doveva essere affidata a professionisti, in grado di valutare i costi e i tempi necessari alla lavorazione. Da quest’idea nacquero due grandi frutti: da un lato quello della specializzazione del lavoro (concetto che poi era già presente da tempo, si ricorderà certamente il passaggio di Adam Smith sulla lavorazione degli spilli, ma forse sarebbe meglio ricordare l’organizzazione dell’arsenale di venezia già nel cinquecento), dall’altro quello che sarebbe poi diventata la teoria dell’ergonomia, dell’uomo giusto al lavoro giusto, che oggi rappresenta un fondamentale diritto del lavoro.

Nasce qui, con la separazione dell’organizzazione delle fasi del lavoro dal lavoratore e con l’idea di una retribuzione correlata al lavoro del singolo, una parte significativa di quelle che diverrano poi le battaglie di buona parte della sinistra. Eppure nascono qui, e non poco dopo, alcune teorie parallele e complementari a quella tayloristica, che in parte andranno a integrarla e in parte a creare scuole parallele. Con la fondazione stessa di queste battaglie, nasce, per paradosso, anche tutto quel cosmo di pensieri che le metteranno in crisi anni dopo. Citeremo, per fare un esempio, tutto il filone teorico dei sociotecnici, che arrivarono a ribaltare l’idea della mansione individuale, introducendo invece la cultura del lavoro di gruppo, della necessità di lasciare organizzare il lavoro a chi poi doveva farlo e dei risultati straordinari che si ebbero con queste teorie già dal dopoguerra, coniugando benessere del lavoro ed efficienza in un modo nuovo e più forte. (Il lettore potrà facilmente ricondurre ai sociotecnici la nascita della teoria dell’industrial democracy)
Come si ricordava, aspettarsi un quadro esauriente e che renda giustizia ai vari aspetti di questa storia così affascinante e spesso tormentata, sarebbe ingiusto anche nei confronti di penne migliori di questa. Eppure oggi, in un mondo in cui tanta parte della forza lavoro è oggi impiegata in settori diversi da quello industriale, settori che hanno fatto tesoro di tutte le ricerche nate in quell’ambito, la domanda permane: ma come è possibile conciliare davvero benessere del lavoro ed efficienza? E questo avviene perché sembra che il frutto dell’esperienza accumulata in anni di lotte sindacali e teoria manageriale sia sparito e che ci sia ancora una volta da ricominciare a capire, da qualsiasi parte si scelga di stare, se poi è davvero possibile che questo problema si possa risolvere.

Vi aspettiamo il 20 Ottobre, alle 21, presso l’Hub Porta Genova, via Tortona,12 Milano

Gioele Gambaro -Liberali da Strapazzo

Andrea Mascaretti – Giovani Democratici Milano Città

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