Il richiamo del Padellaro.

In queste uggiose e convulse giornate autunnali tra l’imminente approvazione della riforma costituzionale, i dati sull’economia italiana, che danno qualche flebile segnale di ripresa, ed il divampare del conflitto siriano, con i grandi attori internazionali sempre più coinvolti nei giochi, una sola notizia ha attratto la mia attenzione.
L’ex direttore del Fatto Quotidiano , Antonio Padellaro, ha infatti proposto di fondare “un comitato di salute pubblica – guidato dal prode Stefano Rodotà- formato da giuristi, giornalisti e da quei politici che non hanno ancora deposto le armi”, perché si torni “ad alzare la testa e a riempire le piazze in difesa della Costituzione (e non solo)”.
Antonio Padellaro, nella sua rubrica domenicale Senza Rete, ha strenuamente rilanciato l’allarme dell’urgenza di “un’opposizione sociale e civile per arginare il qualunquismo renziano”. Il nome dell’arrembante progetto e’ già di per se’ un programma ed è assai evocativo: riporta alla mente le titaniche gesta di Robespierre ed i suoi seguaci  negli anni del terrore.
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Fuor di metafora, l’intento di Padellaro dalle pagine del quotidiano sembrerebbe quello di ricompattare in breve tempo le schiere della sinistra italiana in vista dell’eventuale referendum confermativo del 2016: fermare la famigerata riforma del Senato per salvare la democrazia. Al referendum costituzionale, a differenza di quanto avviene a quello abrogativo, non è richiesto un quorum minimo di votanti, sarà dunque decisivo per il Padellaro far leva su questo aspetto per capovolgere la situazione e gelare la ferma convinzione di Renzi di aver già portato a casa la partita. Come recita la nostra costituzione entro 3 mesi dalla pubblicazione sulla G.U. un quinto del membri  di una camera, 500 mila elettori o cinque consigli regionali possono chiedere che la legge di revisione sia sottoposta a referendum confermativo. E anche qui, dunque, sarà l’elettorato ad avere l’ultima, definitiva parola al di là delle lodevoli intemerate della società civile partigiana.  Come ai tempi di Berlusconi, lo spauracchio del golpe dittatoriale torna a farsi vivo nei cuori e nelle teste della sempre viva opposizione gauchista.
Quale sia poi la reale funzione del Comitato non è proprio chiaro: la salvaguardia della costituzione, forse? Peccato che, come ricorda il professor Ainis, il testo negli ultimi sia stato ampiamente riformato con 13 leggi di revisione che hanno modificato ben 30 articoli. Ed è lo stesso Ainis ad evidenziare come, per fortuna, gli ultimi emendamenti concordati abbiano complessivamente migliorato l’impianto della legge recuperando il ruolo di garanzia del senato e reintroducendo il principio di elettività. Che poi la riforma  accompagni ad aspetti positivi, uno su tutti la certa eliminazione del fardello del bicameralismo perfetto, aspetti certamente più opachi e dubbi è evidente.
Ciò detto, trovato il vitale accordo con la minoranza PD, questa sarà quasi certamente approvata, la democrazia non sarà messa a repentaglio ed il meccanismo d’equilibrio voluto dai nostri padri costituenti permetterà, eventualmente, all’elettorato di esprimersi direttamente sulle modifiche approvate.
Insomma navighiamo nell’ordinaria dinamica dei giochi democratici, per buona pace di Padellaro e compagnia cantante.

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