Perchè è necessario il trotskismo della Leopolda

La gestazione della riforma costituzionale segna un punto di non ritorno. Su una questione di massima importanza (almeno per i partiti!) le opposizioni hanno deciso di non giocarsela. I salviniani sono i più coerenti e fanno muso duro sempre e comunque, i grillini paiono furbi ma “vincono poi”, i berluscones faccio già fatica a rintracciarli nel cantuccio di pagina 15 del Corsera (gentile concessione di Marina in CdA) per capirci qualcosa. Alla fine, irrompe Renzi, trova l’accordo intra moenia e rompe le acque: muore il bicameralismo imperfetto, nasce una nuova Repubblica (forse).

E il PD? Chiagne e fotte, nel senso buono del termine. É Spirito hegeliano in quanto abbraccia in sé Tesi (posizioni ufficiali, Renzi, Boschi, Lotti e sobborghi di Firenze), Antitesi (Bersani, Mucchetti, Mineo, Rai 3) e Sintesi (vedi Mattarella e art.2 comma 5 legge elettorale); è Poliziotto Buono e Poliziotto Cattivo; è Yin ma anche Yang, da Cuperlo alla Giannini. La minoranza del Partito governa in numerosi enti locali, pubblici e di sottogoverno protetta dall’ombrello del Premier, dando tuttavia l’illusione ottica di essere all’opposizione di se stessa (“comanda Renzi”, si dice).

Il Partito della Nazione, ben riassunto dal thatcheriano “There is really no alternative”, è realtà inedita per l’Italia. Neanche mamma DC potè tanto, perché se è vero che la conventio ad excludendum la rendeva indispensabile per la formazione di qualsiasi governo, l’alternativa comunista era tuttavia gramscianamente presente nelle varie casematte del potere: fabbriche, scuole, sindacati, editoria. Il “compromesso storico” e le leggi di bilancio all’unanimità derivavano paradossalmente da una temperie di lotta politica e contrapposizione.

Oggi le opposizioni sono viceversa geneticamente incapaci di proporre un’alternativa culturale e di governo, con grave scorno per quella stessa cultura governativa che dell’opposizione si serve come nemesi necessaria. Già s’intravede l’eterno vizio delle noste élite (Galli della Loggia, Corsera 27/09), prone a prestare soccorso al vincitore. Da Marchionne a Squinzi passando per Briatore (!) è tutto un salmodiare di lodi al di là di ogni merito creditizio. A che prezzo? Lo stesso Renzi, evidentemente compiaciuto, si profonde in annunci roboanti (“Stiamo stupendo il mondo”!) dal sapore macchiettistico. L’avrebbe fatto se un’opposizione seria gli avesse sventagliato in faccia quanto ancora rimane da fare (quello che fa Giannino, per intenderci)?

Il fenomeno Renzi, quel “maleducato di successo” (© De Bortoli) un po’ Giamburrasca un po’ Principe di Valentino, dovrà tenere la barra in questa sconfinata prateria. Ma non, come sostiene Scalfari, usando il “cacciavite” tanto caro a Letta, bensì governando, cioè dividendo: perché in regime di scarsità la democrazia dell’alternanza funziona solo se non si allarga troppo la platea.  

La “rivoluzione permanente” in stile Leopolda è dunque più che mai necessaria per non morire d’inedia nelle sabbie mobili italiane, che tutto integrano e tutto assorbono. Nell’attesa di un’opposizione veramente conservatrice, ahi non ancora all’orizzonte.

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