NATO: un’Alleanza potentissima senza un chiaro obiettivo

Demonizzata da praticamente chiunque non sia occidentale, e anche da molti fascistelli nostrani che su Internet esaltano quel grand’uomo di Putin e la sua “lotta di liberazione” dell’Ucraina, l’Alleanza Atlantica è una realtà importantissima dello scenario geopolitico mondiale. Sembra tuttavia che, scomparsa la minaccia posta dal blocco sovietico nei primi anni ’90, le nazioni occidentali abbiano “perso la bussola” in campo geostrategico e non sappiano bene quale ruolo debbano giocare all’interno della NATO e quale funzione debba svolgere questa nella politica internazionale.

Innanzitutto, chiariamo una cosa: il ruolo della NATO non può più essere puramente difensivo, come lo era stato negli anni di tensione della Guerra Fredda. Dev’essere un ruolo molto più propositivo in ambito di deterrenza e cooperazione internazionale, legittimato dal fatto che non esiste più una vera superpotenza ostile: la Russia ha certamente intenzioni bellicose ma è un Paese povero e non è più in grado di appoggiarsi ad una rete di alleati internazionali uniti dalla causa socialista, dovendo quindi far ricorso a un becero nazionalismo populista per raccogliere consensi in casa propria, prima ancora che all’estero. La Cina, dal canto suo, avrebbe i mezzi per poter porre una vera minaccia militare all’Alleanza, ma è più lontana geograficamente e, a parte Taiwan e le isole Senkaku, contese al Giappone nel Mar Cinese orientale, non ha vere e proprie mire espansionistiche; preferisce imporre una supremazia di natura economica.

La NATO utilizzò un approccio più propositivo durante le guerre balcaniche degli anni ’90, con grande successo; ma negli anni successivi si limitò a cercare nuovi partner a est e a pattugliare il confine russo, senza tuttavia impegnarsi in azioni unitarie che potessero rispolverare il ricordo di ciò che era stata prima che cadesse il Muro, anche a causa del fondamentale disaccordo tra i Paesi membri sull’intervento in Iraq nel 2003, che alla fine dovette essere condotto unilateralmente dagli Stati Uniti con l’appoggio del Regno Unito; Francia e Germania si opposero all’invasione e inviarono solamente dei piccoli contingenti di pace negli anni successivi.

Eppure gli ambiti di intervento potenziali sono tanti, se si pensa agli innumerevoli focolai di crisi che si sono accesi negli ultimi quindici anni. Ma vediamo sempre più spesso Paesi membri intervenire in autonomia, senza il necessario coordinamento sovranazionale, non di rado pestandosi i piedi a vicenda; l’appartenenza all’Alleanza è ormai divenuta un dato puramente formale per molti, escluse le nazioni dell’est, che giustamente spaventate dall’espansionismo russo, chiedono con insistenza che i Paesi membri occidentali rispettino l’articolo 5: “Un’aggressione a un Paese membro è un aggressione all’intera Alleanza”.

L’Italia certamente non spicca per brillantezza in questo campo: la nostra politica estera è debole e senza chiari obiettivi strategici, e la politica militare, conseguente alla prima, risulta scialba e poco incisiva. Si può sperare che la missione di pace in Libia, che dovrebbe essere approvata appena l’inviato dell’ONU Leon riuscirà a mettere d’accordo le fazioni belligeranti e che sarà quasi certamente a guida italiana, riesca a darci una “svegliata” e a ricordarci che in ambito mediterraneo le nostre responsabilità diplomatiche e militari sono molte (e pesanti).

La NATO è la più grande e potente alleanza militare della storia dell’umanità. Ed è un’alleanza di nazioni libere e democratiche, cosa che mai si era vista in precedenza. Se bisogna indirizzare il mondo verso un’era di pace e libertà, di chi altro è il compito?

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