Micromega fa schifo

All’inizio pensavo che la rivista di Flores D’Arcais fosse solo boriosa, poi ho avuto l’epifania: non è boriosa, fa proprio schifo. Se così non fosse, non potrebbe pubblicare pezzi di questa levatura [CLICCA QUI], dove quanto accaduto alla Volkswagen altro non è che il contrappasso per quanto accaduto alla Grecia; se non facesse così schifo, un intellò à l’italienne non potrebbe mettere nero su bianco che delle disgrazie della casa automobilistica alla fine ci godiamo un po’ tutti: “Vedete!” pensa il nostro acuto scrittore, “anche i tedeschi sbagliano e non rispettano le regole!”.

Ai nostri scrittori interessa più l’opinione o la notizia? Perché la notizia non è che i tedeschi abbiano sbagliato, no di certo – se fosse vero che i tedeschi non sbagliano mai, in Germania ci sarebbero carceri vuote e canterebbero tutti per strada come in un qualunque cartone Disney – ma che la Volkswagen, secondo colosso mondiale dell’automobile (uno dei settori di punta del Novecento industriale, per dire) ha ingannato sulle emissioni prodotte dai motori Diesel; la vera notizia è che l’intero comparto automobilistico potrebbe risentirne, o che decine di migliaia di lavoratori potrebbero perdere il posto causa default. Cose così. Ma no, i nostri intellettuali guardano ad altro, confondono beatamente la severità tedesca sulla fiscalità mediterranea con le beghe di una società privata, buttano nel calderone, mescolano un po’ e tadà, vomitano così, su due piedi, un articolo di apologia del lassismo dell’Europa confederata sulla base di una casa automobilistica no-green.

Ai nostri intellò interessano più le opinioni che le notizie, questo è un dato di fatto. L’opinione si cristallizza a tal punto che diventa anch’essa fatto, quindi notizia. Quindi che dire? Butta in pasto all’opinione pubblica qualcosa di appetibile, tanto mica sarai tu a mettere in pratica quei buoni (???) propositi. Il sociologo Luciano Gallino scrive che l’Italia può e deve uscire dall’euro (CLICCA QUI)? Ma certo, può farlo! Tanto a nessuno dei lettori verrà da chiedersi chi pagherà i mutui sottoscritti in euro, il debito sottoscritto in euro, come si importerà gas e petrolio (NO-TRIV! NO-TAP! ricordate?), con quale valuta pagheremo i prodotti ad alto valore aggiunto che arrivano dall’estero. A nessuno. L’importante è svalutare così da poter inondare il mercato di prodotti a basso valore aggiunto, eh sì! Questo sì che è un sistema competitivo di lungo periodo…

Grandi vette si raggiungono in queste grigie e piovose giornate autunnali. È proprio partendo dal caso Micromega che a un cittadino qualunque viene da chiedersi se questa crisi politica, ancor prima che economica, non venga dalla produzione intellettuale italiana. Non dico tutta, eh, non banalizzatemi! Le università producono, i circoli e i salotti anche, così come i gruppi, gruppuscoli e associazioni sparse per la Penisola. Non intendo loro. Dico solo che nella minestra che passa il convento dei media tradizionali l’unica brodaglia appetibile rimasta sembra Erri De Luca. Erri De Luca? Ma vi rendete conto? Uno scrittore che non sa nulla di ingegneria, economia, che scrive di monti, valli e caprioli, eletto a martire perché processato per istigazione a delinquere per le frasi di un’intervista… Ma siamo diventati matti? Già quello ha ritrattato subito arrampicandosi sul fatto che sabotare la TAV non significa, parole sue, manomettere fisicamente l’opera, ma far tutto il possibile per rallentarla e paralizzarla. Cioè? Boh. Ma tanto a chi importa? Di De Luca han fatto un santo contro la modernità, il Giordano Bruno della Val di Susa. Commovente.

È tutto un po’ così, un po’ di opinione, qualche bella parola, innamoramenti di personaggi d’oltre mare, ed è un attimo: Corbyn diventa un rivoluzionario post-moderno che sogna il ritorno agli anni 70, Tsipras un condottiero greco che si fa eleggere per rigettare il memorandum, ne firma un altro, si rifà eleggere promettendo di cambiare l’Europa, Iglesias diventa….. non so. Insomma, si ha penuria d’eroi e intellettuali, e così si cerca, si cerca, e si perde il filo della narrazione, si recupera, si trasforma e ritrasforma per approdare sempre e comunque al nulla.

E mentre noi ci perdiamo dietro a tutto questo, mentre sfottiamo Volkswagen disegnando la Merkel che scoreggia e che sorride dicendo “Chiamale emissioni” (sì, vorrei non averlo mai visto, ma è stato fatto: potete vederlo QUI), mentre i romantici vendoliani dedicano i loro poemi ai greci invitti, gli intellettuali nostrani e gli attenti PM non scorgono che un tale Beppe Grillo, che è a capo di una forza politica che sfiora il 28-29%, nel silenzio e nel menefreghismo quotidiano, pubblica un video in cui sogna un Governo 5 Stelle per 25 anni, un’opposizione al 4%, economia autarchica, ritorno alla lira, “democrazia dal basso”, arresto e internamento (l’ha detto, giuro) dei dirigenti di Equitalia (perché poi? è una società privata che lavora su appalto statale) e populismo a vagonate (non l’avete visto? Fatelo: è un ripasso sulla nascita del fascismo).

La situazione è drammatica, ma io non dispero: tanto, un giorno, davanti alle parole della politica e dell’anti-politica, ai dibattimenti stantii, alle promesse di svalutazione competitiva quale panacea di ogni male, davanti a tutto questo arriverà sempre la vita vera (il mercato, la competizione, il mondo del lavoro e del commercio, la finanza e il sistema monetario, i divari strutturali e i gap di capitale umano) a presentare il conto. E succederà più o meno QUESTO.

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Un pensiero su “Micromega fa schifo

  1. Pingback: La Volkswagen e l’importanza di chiamarsi onesti, analisi (non) finanziaria semiseria | Liberali da strapazzo

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