Pacifismo osteggiato, anche a costo di vite umane

In Italia si parla molto poco di difesa. La condizione delle nostre forze armate è sconosciuta ai più e ben pochi saprebbero fare un quadro generale delle nostre necessità strategiche. Ma se c’è un tema sul quale tutti si ritengono autorizzati a fare gli esperti analisti è certamente quello del Joint Strike Fighter (JSF), meglio noto come F-35.

Il progetto nasce nei primi anni ’90 come una collaborazione multinazionale di Paesi membri della NATO per costruire un caccia che potesse soddisfare le esigenze strategiche di diverse forze aeree senza richiedere costi eccessivi, e che comunque possedesse una tecnologia molto avanzata, soprattutto nel campo dell’elettronica e della stealthness (invisibilità ai radar). L’Italia aderisce al progetto nel 1998, e le Commissioni Difesa di Camera e Senato danno il via libera allo sviluppo nel 2002.

Ma è qui che iniziano le magagne. Infatti comincia subito a piovere una serie impressionante di critiche sul’acquisto del velivolo da parte delle forze politiche della sinistra (parlamentare e non) e delle forze indipendenti, che non vanno in molti casi a toccare gli aspetti tecnici del velivolo: moltissimi esponenti della scena politica nostrana dichiarano la propria contrarietà al progetto JSF sulla base di motivazioni puramente ideologiche. Nello specifico: un pacifismo osteggiato e sventolato con un sorrisetto smagliante, senza tenere in minimo conto le complesse realtà della politica internazionale.

“Diciamo NO alla guerra” “Date quei soldi ai poveri” “Ecco lo strapotere delle lobbies militari” sono i ritornelli più ricorrenti sulle prime pagine dei giornali italiani. Nel mentre, attentati terroristici, guerre civili in medio oriente e minacciose manovre militari russe occupano le seconde.

Tralasciando la banalità delle motivazioni che spingono questa parte di politica al rifiuto in blocco del JSF, viene da chiedersi se sia veramente così difficile capire che non viviamo proprio in uno dei periodi più pacifici della storia recente e che noi, in quanto NATO, abbiamo il difficile e delicato compito di mantenere la stabilità e, per quanto possibile, la pace nel mondo.

Entrando nel merito della questione (cosa che non viene fatta spesso) si può comunque affermare che l’F-35 non è esente da critiche: i sistemi elettronici hanno funzionato in modo non brillante durante le prove in volo e le sue prestazioni, specialmente per quanto riguarda velocità e raggio d’azione, sono inferiori alle aspettative. Ma i vantaggi tecnologici sono molti, e innegabili: la sua entrata in servizio consentirà anche a Paesi NATO più piccoli, come l’Italia, di avere nel suo arsenale un aereo che non possa essere individuato dai radar nemici (come si dice a Roma, sputace sopra) e soprattutto possa sostituire la nostra antiquata flotta di cacciabombardieri Tornado e AMX, ormai inutilizzabili in un vero conflitto perché privi della schermatura radar che il JSF per l’appunto possiede.

La pace non si mantiene senza spese. E soprattutto non si mantiene dicendo “Siamo contro la guerra in ogni caso” perché quello non è pacifismo, è il becero menefreghismo di chi se ne lava le mani delle sofferenze degli innocenti che subiscono gli attacchi di ben armati nemici, e punta solo ad avere la coscienza limpida.

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