Road to 14th: il piano di Juncker

In occasione del Consiglio europeo (che, per onestà intellettuale ed ai trattati europei, non chiameremo vertice europeo) straordinario convocato per il 14 settembre 2015 sul tema dell’immigrazione, i Liberali da Strapazzo inaugurano la rubrica “Road to 14th”, che vi traghetterà fino alla fatidica data per farvi arrivare ad essa preparati.

 

“La Commissione promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine”.
Così recita il Trattato sull’Unione Europea a proposito della Commissione, che sembra finalmente aver ritrovato di fronte alla grave crisi migratoria il suo ruolo di motore politico dell’UE. Per il Consiglio europeo straordinario del 14 settembre il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha infatti elaborato una serie di proposte, inerenti sia al primo soccorso che alla richiesta di asilo nei vari stati membri, su come affrontare in modo comunitario un problema che comunitario è in realtà sempre stato, sebbene molti stati membri fingessero di non accorgersene.

La priorità assoluta resta quella di salvare le vite di coloro che cercano di raggiungere l’Europa (e permettetemi di aggiungere che sono orgoglioso che questa sia sempre stata anche la priorità dell’Italia), potenziando quindi l’operazione Frontex per soccorrere il maggior numero possibile di persone. Al contempo però verrà rafforzato il lavoro dell’Europol nell’individuare e cercare di smantellare le organizzazioni criminali che si dedicano alla tratta di clandestini verso l’Europa. Il tutto andrà a comporre un quadro di riduzione degli incentivi all’immigrazione illegale che prevede anche l’apertura di vie legali di ingresso nell’UE, collaborando con le Nazioni Unite per creare un progetto pilota di centro polifunzionale per le richieste di asilo in Niger.

Il cuore delle proposte della Commissione riguarda però la ridistribuzione dei richiedenti asilo fra i vari stati membri. Impossibile quindi non parlare del sistema delle quote, tanto avversato dai Paesi dell’Est Europa. Juncker questa volta sembra non voler commettere nuovamente l’errore di prevedere una distribuzione dei richiedenti asilo su base volontaria. Nel pacchetto previsto dalla Commissione infatti l’assegnazione sarà obbligatoria per tutti gli stati membri, secondo la volontà di Merkel ed Hollande di creare un “meccanismo permanente e obbligatorio” che possa finalmente gettare le basi per una politica di asilo veramente comunitaria. Per chi non intenderà aderire si aprirà una finestra di opt out della durata di un anno, comunque giustificabile solo sulla base di motivi gravi che spetterà alla Commissione valutare. Inoltre in caso di rifiuto dell’accoglienza vi saranno anche sanzioni economiche (calcolate sul PIL del Paese) con il doppio scopo di scoraggiare l’opt out e di coprire le spese sostenute da chi invece si è fatto carico della propria quota di richiedenti asilo.

Sanzioni che colpiranno anche chi verrà meno all’obbigo di “adottare e rafforzare le procedure di rimpatrio”. L’idea della Commissione è infatti quella di distinguere con chiarezza i richiedenti asilo dai migranti economici e di rimandare questi ultimi nei loro Paesi di origine in modo molto più efficiente di quanto fatto fino ad ora. Per facilitare la distinzione tra le due categorie di migranti si sta lavorando ad una lista dei Paesi sicuri, ovvero un elenco di Paesi i cui cittadini non avranno a priori diritto d’asilo nell’UE. Saranno “Paesi sicuri” quelli privi di guerre, di persecuzioni, di discriminazione e rispettosi dei diritti umani. In questa lista, secondo fonti UE, sono inseriti tutti gli stati dei Balcani non appartenenti all’Unione ed a quanto pare anche la Turchia, scelta che sicuramente solleverà diversi dubbi.
Rimane inoltre ancora da superare il grande scoglio del Trattato di Dublino, del quale è necessaria una revisione per riuscire a gestire la difficile situazione anche negli anni a venire uscendo da un’ottica emergenziale. L’idea di un diritto d’asilo europeo è condivisa da molti leader europei, prudentemente però la Commissione non ha voluto mettere troppa carne al fuoco per il Consiglio europeo del 14, anche per evitare di esacerbare gli animi già tutt’altro che sereni di alcuni capi di governo.

Per divenire realtà tutte questo pacchetto di proposte necessita dell’approvazione del Parlamento UE e del voto a maggioranza qualificata in sede di Consiglio UE, non certo una semplice formalità ed è facile immaginare un clima ancor più teso di quello delle riunioni sul piano di salvataggio della Grecia.
Tuttavia non si può più attendere oltre: i cittadini e i governi di Austria e Germania hanno già dato la loro risposta, ora tocca alle istituzioni comunitarie ed agli stati membri far sì che il 14 settembre 2015 diventi una data storica della storia europea.

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2 pensieri su “Road to 14th: il piano di Juncker

  1. Alberto Rizzi

    Fondamentalmente sì, i muri (fisici o metaforici) non servono a niente in questi casi, oltre che essere sbagliati di principio. La risposta al problema è una sola: chi scappa da una guerra ha diritto all’accoglienza e se vengono redistribuiti la crisi rientra facilmente.

    Piace a 1 persona

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