Se l’immigrazione è fine (a se stessa)

“Va’, vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo”  (Marco 10, 16-30)

Se a questo pensiero vi vengono in mente mille razionalissime obiezioni che ne annacquano l’essenza, nulla di grave: magari andrete all’Inferno, ma fino ad allora potrete sentirvi laicamente sollevati. State applicando, in definitiva, quel concetto di buon padre di famiglia che tanto il Codice Civile declama. Beninteso, anche qualora sprovvisti di prole. Rinunciare, sempre e comunque (e non a proprio comodo) al superfluo per sfamare il disperato dietro l’angolo è meritevole e paretianamente efficiente: eppure, sentiamo che non va bene. Lo scandalo cristiano non fa per noi, non è umano.

Queste riflessioni, che tutti, più o meno consapevolmente, sposano nel proprio particolare, vengono viceversa accantonate con sdegno quando la prospettiva si allarga al pubblico. E il cortocircuito è evidente. Affermare infatti che della Carità in grande scala dovrebbe occuparsene lo Stato in quanto lautamente foraggiato dalle nostre tasse è lecito: non evado, dunque lasciatemi sorseggiare il mio adorabile e superfluo Negroni in santa pace! Bollare chiunque invochi un razionamento dei flussi migratori come un bieco burocrate di vite umane alla Eichmann (il “ragioniere” dell’Olocausto) è invece diabolico e contraddittorio. In definitiva: ci si appella allo Stato in quanto l’Immigrazione è un fenomeno di portata generale la cui gestione non può essere demandata ai singoli, ma si pretende al tempo stesso che lo Stato “fissi negli occhi” i migranti, uno ad uno, e li accolga indiscriminatamente. Adottando dunque un’ottica da singolo, che però i singoli stessi rifuggono.  A ben vedere, quest’umanitarismo di facciata è lo stesso con cui alcune anime pie sostennero, nel 2011, l’intervento armato in Libia. Ricordo ancora i commossi accenti di Bernard-Henri Lévy, Santo protettore dei Lumi e dei Parrucchieri, a favore della Libertà in berretto frigio che guida i popoli, mentre Gad Lerner, tra un quartetto d’archi e l’altro, arringava i suoi ospiti su cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Ieri come oggi, la prospettiva di medio-lungo periodo (stabilità geo-politica e sostenibilità dei flussi migratori) verrebbe sacrificata nel nome di una malintesa difesa dei diritti individuali.  Con conseguenze ampiamente prevedibili. Ieri guerre tribali, caos e terrorismo. Oggi, data la progressione malthusiana degli approdi (in parte figlia di quella guerra dissennata), sovrappopolazione, sottoccupazione, disagi, rigurgiti razzisti e neo-fascisti.

Fortunatamente, il piano Juncker, attualmente al vaglio dei Governi europei, sembra fornire una risposta strutturale e non meramente emotiva al fenomeno. 160.000 richiedenti asilo dovrebbero venire redistribuiti in quote proporzionali al PIL pro-capite dei vari paesi UE, superando così l’inefficiente e iniquo Accordo di Dublino. L’adesione sarebbe su base volontaria, ma i paesi recalcitranti (in buona parte quelli dell’Europa Orientale) dovrebbero sovvenzionare un fondo per l’accoglienza dei migranti.

La stessa Germania, oggi additata quale sommo esempio di Civiltà dagli stessi che all’epoca del pasticciaccio greco la dipingevano come un Quarto Reich, si è fatta portabandiera di un approccio fortemente razionale e tutt’altro che dissennato, accogliendo 800.000 profughi siriani ma escludendo i cosiddetti migranti economici. Il tessuto sociale tedesco è in grado e, dunque, in dovere di assorbire chi fugge da paesi in guerra, ed è ad essi e solo ad essi che al momento può garantire ospitalità, come la Merkel ha dovuto sottolineare di fronte a una povera bambina libanese in lacrime.

I tedeschi sanno infatti bene che il celebre imperativo categorico kantiano “Tratta l’umanità sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo” non predica affatto un’ingenua adesione al politically correct. Quell’”anche” e quel “mai semplicemente” scavano il solco tra una Politica lungimirante e una che si crogiuola nelle immagini di Facebook; e, nel lungo periodo, tra un’umanità sorretta dall’Etica e una votata all’autodistruzione.

PS Una postilla è d’obbligo. In quest’articolo mi concentro su un fenomeno, il “buonismo”, non certo di massa in tema d’immigrazione. L’ho fatto essenzialmente per due motivi.

Il primo è perché reputo gli starnazzamenti dei vari Salvini o Grillo di turno non degni d’interesse: se ne parla alla nausea, anche troppo, non ragioniam di lor ma guarda e passa.

Ma il vero motivo sta nell’essenza stessa del problema. Credo, in definitiva, che l’ordalia forcaiola sia speculare all’ecumenismo alla Bergoglio.  Ci s’accanisce sul singolo individuo, lo si vorrebbe ricacciare in mare in quanto topo scappato dalla propria tana, quando bisognerebbe analizzare il fenomeno in termini molto più ampi, forse anche fatalistici. Insomma, i benpensanti alla Facebook non vivono di luce propria: paiono bravi e buoni solo a causa dello sconcertante becerume dei salvinian-grillini.

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