Quanto sono assurde e surreali le polemiche sui precari della scuola

Se c’è qualcosa per cui noi italiani dovremmo essere fieri in tutto il mondo è il nostro sistema educativo. La formazione fornita dai nostri licei trova difficilmente paragoni all’estero.

Non affermo ciò per sentito dire, ma avendo avuto la fortuna di passare un anno in una High School statunitense, mi sono reso conto dell’abissale divario tra la nostra preparazione e la loro. Al termine dei nostri cinque anni, acquisiamo una formazione e una curiosità che spazia in moltissimi campi dello scibile: dalla matematica alla filosofia, passando per la letteratura.

Questo è senza dubbio merito di quei tanti, ottimi, insegnanti, che lavorando con contratti spesso precari, e con salari certamente non stellari, si spaccano la schiena per far maturare gli adolescenti, trattandoli non come dei contenitori da riempire di nozioni ma come cittadini in potenza.

Ma, se la maggioranza degli insegnanti rientra certamente in questa categoria (come molti, anche se non tutti, quelli che ho avuto io), è evidente che delle mele marce esistano pure qui. Gente con poca voglia di lavorare, non appassionati alla professione o che semplicemente non si rendono conto di quanto gravoso e delicato il proprio compito sia.

Per questo motivo, è assurdo sostenere che non ci sia bisogno di un sistema di valutazione, con annessi premi e riconoscimenti, per il corpo docenti. Premiare la bravura e lo sforzo è sacrosanto, ed è alla base di quella “meritocrazia” il cui nome piace tanto a tutti ma la sua applicazione, per qualche motivo, fa paura ai più.

Surreale è quindi assistere a grandi manifestazioni in piazza per contrastare le riforme del governo che vanno in questa direzione, e ancora più surreale sono le proteste di questi giorni sull’immissione in ruolo di migliaia di docenti precari. E il fatto che si sia scatenata una diatriba su ciò, è l’ennesima prova che esistano insegnanti da santificare e altri ai quali mai lascerei i miei figli.

I fatti sono questi: a 9000 precari della scuola è stato offerto un contratto a tempo indeterminato (leggi: “a vita”, uno di quelli in cui devi accoltellare il preside per riuscire a farti licenziare) a 1300€ al mese. Tra questi, 7000 persone, stando al ministro Giannini, verranno assunti in una provincia diversa da quella di residenza.

“Bene!” Dirà un ingenuo spettatore. Dopo anni di tagli alla scuola, prima con la Moratti e poi con la Gelmini, si cerca di stabilizzare e investire su quel corpo docenti che tanto importante è per il nostro paese.

E invece no. Il fatto che a queste persone venisse offerta la scelta se lavorare lontano da casa con posto fisso o rimanere dove fossero e fare qualcos’altro ha dato inizio a una serie infinita di polemiche. Qua di seguito le migliori.

  • Alcuni insegnanti dovranno lavorare lontano da casa. Essendo l’Italia estesa come la Russia, c’è effettivamente il rischio che lavorando a Bologna, per chiamare la famiglia a Bari bisogni stare attenti al fuso orario, o si rischia di svegliare qualcuno. Per non parlare poi del viaggio di settimane per tornare a casa dai propri cari, condizioni meteo e potenziali guerre civili sul tragitto permettendo.

Inoltre, se la domanda di docenti è lontana dalla casa del professore, cosa si può possibilmente fare? Un rimedio potrebbe essere quella di fare venire le classi degli studenti, da Bologna a Bari, sotto la casa dell’insegnate. Non nella stessa provincia, proprio sotto casa. Questa sarebbe la soluzione senza dubbio ottimale. Molto meglio che far incontrare la classe e il docente a metà strada, non so, a Roma per dire.

  • Lo stipendio è di soli 1300€ al mese. Tralasciando il fatto che c’è gente che va ben più lontana per molto meno, e con contratti di lavoro ben più precari di quello proposto, si potrebbe risolvere il problema adattando lo stipendio al costo della vita. Quindi a Milano sarebbe più alto di quello proposto, mentre a Palermo dovrebbe essere più basso. Quanti insegnanti meridionali sarebbero disposti a ciò?

 

  • Il governo deporta i lavoratori.

  • A Birkenau il camino del Crematorio fuma da dieci giorni. Deve essere fatto posto per un enorme trasporto in arrivo dal ghetto di Posen. I giovani dicono ai giovani che saranno scelti tutti i vecchi. I sani dicono ai sani che saranno scelti solo i malati. Saranno esclusi gli specialisti. Saranno esclusi gli ebrei tedeschi. Saranno esclusi i Piccoli Numeri. Sarai scelto tu. Sarò escluso io.” (Primo Levi, Se Questo è un Uomo)

Qualcosa da aggiungere? Nulla, se non il fatto che un ottimo insegnante, che   mai si azzarderebbe a paragonare un’offerta di lavoro all’orrore della Shoah, una volta disse: “Una persona può non leggere nessun libro, nulla. Ma non può non leggere Primo Levi”.

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3 pensieri su “Quanto sono assurde e surreali le polemiche sui precari della scuola

  1. salvatore

    assumi informazioni sull’eta’ media, sul sesso e sul numero medio di figli dei precari assunti. Poniamo il caso che si tratti di tua moglie. Come ti organizzeresti con i tuoi 2 figli. aiutami!!! Rimangono con te? Seguono la Mamma? Acquisti una casa subito o paghi 500 euro al mese di affitto. Per 10 anni ha lavorato comunque con incarico annuale
    a Lecce: forse ti viene il dubbio che ha sbagliato a fare domanda di assunzione? Ma adesso ha il ruolo e puo’ contrarre un mutuo. Ti da sollievo pensare che fra 20 anni sei proprietario di una casa a Bologna?E i tuoi figli saranno fieri di essere vissuti con te? Come sei riuscito ad inculcare loro il senso della famiglia e della sua unitarieta’. E’ un modo di pensare retro’? Aiutami!!!. Se fossimo rimasti a Bologna dopo gli studi universitari oggi saremmo una famiglia senza problemi. Ma allora
    e’ vero che al Sud occorre andarci solo per le ferie

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    1. Daniele Rietti

      Ciao Salvatore!
      Se ti può consolare, pensa che tua moglie, tra 20 anni, cascasse il cielo, quel lavoro l’avrà ancora (a meno che non abbia maturato i requisiti per la pensione, ovviamente).
      Adesso prova a fare questo stesso discorso a una coppia di precari nella vostra stessa situazione, che però lavorano nel privato, e il posto fisso potrebbero non vederlo mai. Fammi sapere che ti dicono.
      Un abbraccio
      Daniele

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      1. salvatore

        consiglierei di lavorare ogni anno il minimo necessario per maturare il diritto all’indennita’di disoccupazione in modo da tutelare, a spese dello Stato, l’unitarieta’ della famiglia

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