Celebrity Deathmatch: resoconto

libbrando

Sappiamo già che state dicendo: “Oh mio Dio, mi sono perso il liberalBrando”, “Cavolo, perché non ho fatto twitter per seguire il livetweet di ieri sera?”, “Ma diamine, il mio bambino doveva nascere proprio ieri sera mentre c’era il Celebrity Deathmatch? Che sfiga”. Non avete seguito il livetweet dei Liberali da Strapazzo vs. l’eurodeputato più bomber che ci sia, Brando Benifei? Peccato. Vabbeh, dai, oggi mi sento gentile e vi farò un resumé dei principali punti toccati durante questo entusiasmante dibattito.

Tutto cominciò in una serata di inizio settembre (ieri) allo Stand “Cheringufo” dei Giovani Democratici di Milano presso la Festa dell’Unità nei giardini di P.ta Venezia con un microfono, degli altoparlanti, forti decibel, un mixer e dei “Prova, prova”. I due possenti duellanti (Alessio Mazzucco per i Liberali da Strapazzo e Brando Benifei, europarlamentare del Partito Democratico) prendono posto su due sedie rosse. La singolar tenzone viene annunciato, e tutto comincia.

Si parte con una domanda del nostro Alessio Mazzucco che, ricordandosi di un articolo scritto dall’eurodeputato, si chiede che cosa lui intenda con “Europa a doppia velocità”: la risposta giunge pronta. Un’Europa a due velocità non ha futuro, poiché significherebbe una disgregazione progressiva del sistema europeo; a quel punto però ci si chiede, fra i liberali, se il vero problema che ci separa da un’Europa più coesa sia l’assenza di una “narrazione” europea, di una visione d’insieme. Dai discorsi, però, più eterei, si passa a cose più spicciole, come il bilancio europeo: Benifei si domanda quali siano le fonti di finanziamento dell’Unione Europea per i liberali. Subito il nostro Mazzucco risponde affermando che la soluzione per avere un forte bilancio comunitario sia una politica fiscale comune, che possa a sua volta superare lo stato nazionale come conseguenza, ma il perito eurodeputato riporta il nostro liberale con i piedi (ahimé) per terra, affermando di avere una visione più realista della faccenda e pensando che ciò non sia realizzabile nel breve-medio termine, pur affermando egli stesso di essere un federalista (con conseguenti ed inevitabili applausi da parte del sottoscritto).
L’eurodeputato afferma, così, di vedere come un’efficacie fonte di finanziamento per l’Unione una tassazione sulle transazioni finanziare, in modo tale da far pagare la crisi finanziaria anche a chi ci ha speculato sopra: l’importante è, comunque, costruire un meccanismo in cui si associ politica economica e fiscale.

Si parla quindi di solidarietà fra i vari 28 Stati membri.
A quel punto interviene Giacomo Marossi, coordinatore dei GD di Milano, facendo una domanda che scatena sollazzi, risate e conseguenti applausi: cosa sta facendo l’eurodeputato Benifei per i marò?
Dopo questa parentesi ilare, però, riprende il tenzone con una constatazione del nostro Gioele Gambaro, in quel momento con in mano un gin tonic (poi rovinosamente rovesciato sul pavimento dal sottoscritto (scusa Joe)): l’Italia ha una ricchezza privata che è molto più alta della Germania, pur essendo un paese con un PIL più basso ed un debito pubblico decisamente più alto. L’assistenzialismo comunitario può esserci solamente, quindi, se la Germania paga la sua ricchezza con i risparmi privati. Benifei, a quel punto, inizia una nuova fase del dibattito focalizzato sul mercato del lavoro e della fiscalità: si dice favorevole, con sorrisi a 128 denti (32 denti ogni liberale), ad una riduzione delle tasse sulla produzione e sul lavoro, affermando altresì però che non è possibile che tutta l’Unione Europea possa andare alla stessa velocità, poiché vi sono paesi che crescono di più ed altri di meno. Mazzucco prende parola e fa una domanda: “Perché non si può avereun sistema più omogeneo del mercato del lavoro in Europa?” ed il dibattito fa una virata sul tema della Flexicurity. Alché Benifei afferma, con sicurezza, che tale sistema, attualmente e nell’immediato, non è sostenibile a livello economico, dicendo che nei paesi nordici (come la Danimarca) esso è sostenibile per via della bassa disoccupazione. In Italia, quindi, non è applicabile finché la disoccupazione non scende. Da buon “insider” del Parlamento europeo, Benifei sentenzia: “Il progetto Garanzia Giovani, su iniziativa dell’Unione Europea, ha funzionato per moltissimi, e meccanismi di questo tipo non devono essere perseguiti solamente a livello comunitario, ma anche a livello nazionale ed italiano.”

Passando nuovamente da discorsi più pragmatici ad altri più eterei, il buon Mazzucco domanda a che punto sia la discussione europea, ossia a che punto siamo con ciò che potrebbe far diventare l’UE più federale, come l’esercito comune europea, una politica estera europea etc. Benifei, a grande ragione, afferma che purtroppo “l’Unione Europea è sotto il gioco dell’unanimità dei paesi membri per quanto riguarda il campo della politica estera comune. Però si può trovare un successo di essa nell’ambito della politica comune a livello di scambi commerciali internazionali.”.

Ed ecco che entrano, di prepotenza, i temi più politici, ed un argomento la fa da padrone: le primarie dei Labour in programma fra pochi giorni, ed il fenomeno Corbyn. Benifei afferma, con sorpresa (piacevole) di qualche nostro liberale, che la vittoria di Corbyn sarebbe una disgrazia sia per i Labour che per il PSE. Per i Labour poiché un leader come lui causerebbe non pochi problemi per via delle sue posizioni anti-NATO e poiché porterebbe ad un caos nel partito; per il PSE poiché sarebbe pericoloso che un tale leader sia a capo di un partito importante come i Labour. A tal proposito, Benifei spiega agli astanti, che oramai sono cresciuti in maniera notevole, che nel Partito Laburista vi è un sistema per cui 60 deputati possono chiedere un congresso anticipato, ed è ciò che auspica che i MPs laburisti facciano nel caso in cui Corbyn venga eletto.

Subito dopo questa affermazione, il dibattito finisce, ed i due duellanti ora si rilassano con un chupito sulle note di Eye of the Tiger. Molti hanno chiesto chi abbia vinto questo duello (che alla fine proprio un duello non era): la nostra risposta è, sicuramente, il tasso alcolico.

brando mazzucco

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