Tsipras al bivio

Dopo otto mesi di governo Alexis Tsipras ha deciso di tornare al voto. L’approvazione dei piani di salvataggio voluti da BCE, UE ed FMI ha reso insanabile la frattura con l’ala estremista di Syriza, contraria ad ogni accordo. Conscio delle difficoltà dell’esecutivo il premier greco ha scelto di rivolgersi nuovamente alle urne. Quelle stesse urne che lo avevano consacrato grazie ad un programma populista che è però crollato davanti alla tragica realtà della situazione economica greca.

Nonostante ciò la popolarità di Tsipras in terra ellenica resta assai elevata e proprio per questo non dovremmo assistere ad alcuna sorpresa elettorale. Il punto infatti non è chi vincerà le elezioni in Grecia, ma cosa prometterà Tsipras in campagna elettorale e cosa farà una volta eletto. Come Eracle che dovette scegliere tra Virtù e Piacere, Alexis deve scegliere tra salvare le Grecia a costo del consenso o mantenere il consenso a costo della Grecia.

La prima strada consiste nel continuare sulla via delle riforme e del risanamento economico, iniziata seppur tardivamente con gli accordi di salvataggio. Si tratta chiaramente di un percorso assai impegnativo, perché vorrebbe dire chiedere ai Greci ulteriori sacrifici in cambio di risultati che non verrebbero percepiti prima di qualche anno. Le resistenze sarebbero enormi e Tsipras si alienerebbe per sempre il consenso di una parte non insignificante della popolazione greca, rendendo probabilmente necessaria un’alleanza di governo con un partito più centrista. A fronte di tutte le nefaste conseguenze politiche il premier greco guadagnerebbe però credito in presso le istituzioni europee e, dopo gli accordi che hanno tolto momentaneamente la Grecia dall’incertezza economica, darebbe ad Atene quella stabilità politica di cui ha disperatamente bisogno.

L’altra strada, quella del consenso, è indubbiamente più facile da imboccare. Tsipras potrebbe sconfessare in campagna elettorale gli accordi firmati e far leva nuovamente sul rifiuto delle drammatiche politiche di austerity. Vincerebbe con una maggioranza assai ampia, ricompatterebbe il partito e tornerebbe a governare con un inequivocabile mandato elettorale. Ma una volta alla guida dell’esecutivo ricomincerebbe l’ambiguità fra programma elettorale e reale situazione del Paese, ambiguità di cui la comunità internazionale è piuttosto stufa. Come un moderno Titano Tsipras si troverebbe a soccombere per non rinunciare ai suoi ideali, trascinando la Grecia con sé nel baratro.

Eracle non ebbe dubbi su quale strada intraprendere, perché i veri eroi non ne hanno: scelgono sempre il percorso più arduo per giungere al premio più grande.
Considerare Tsipras un eroe sarebbe fargli un complimento che difficilmente merita dopo aver sprecato buona parte della sua prima esperienza di governo, ma è ancora in tempo per riscattarsi. Scegliendo la Virtù sacrificherebbe la popolarità in cambio della salvezza del suo Paese, ma per uno statista non dovrebbe esserci premio più grande del rendere un servizio alla propria patria.

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2 pensieri su “Tsipras al bivio

    1. Alberto Rizzi

      Non esiste una nostra opinione in proposito, esiste la mia ed esistono le altre opinioni dei miei illustri colleghi.

      Dal mio punto di vista il problema delle coperture naturalmente è serio, ma Renzi ha sempre dimostrato di non voler fare il passo più lungo della gamba, per cui ritengo che la riduzione delle tasse sarà in funzione dei tagli che si riusciranno a fare e non viceversa (far scattare le clausole di salvaguardia non è mai stata un’opzione). Inoltre l’abolizione di Imu e Tasi sarà sostituita da una local tax al comune, quindi non ci sono nuove risorse da trovare. Questa personalmente la trovo una buona mossa perché responsabilizza gli amministratori locali ed evita inutili (e costosi) passaggi di fondi a Roma e poi di nuovo ai comuni. Sulla questione sentenze di incostituzionalità posso dire che, per quanto le sentenze della Corte siano giuridicamente impeccabili e vadano rispettate, negli ultimi anni i nostri giudici costituzionali si stanno dimostrando degli accaniti difensori dei diritti acquisiti che vivono in un mondo privo di contatti con la realtà italiana. Capisco il diritto, ma le sentenze dovrebbero anche guardare alla situazione delle finanze pubbliche, poi il bonus pensionati era obiettivamente l’unico modo di rispettare la sentenza senza creare grossi buchi di bilancio.
      Infine andrebbe ricordato che l’attuale governo è formato da una maggioranza poco stabile e questo rende impossibili interventi decisi nel settore fiscale. Ogni tema rischia di diventare quello dello strappo e al momento nessuno se lo può permettere. Sul fronte evasione in realtà non si sta facendo poco, semplicemente oltre che continuare con l’analisi incrociata di dati non si può fare (e i regali agli evasori dei governi Berlusconi sotto forma di condoni vari vanno giustamente evitati).
      Certo che in Italia la coperta è molto corta per cui per ogni legge di stabilità tutto dipende dalle coperture trovate: se sono sufficienti si può pensare ad una riduzione fiscale, se non lo sono ci si trova costretti a rimandare.

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