Il cappellaio greco e la lepre bisestile

In una piccola radura all’ombra di alberi secolari, Alice trovò una lunga tavola imbandita e due figure intente a festeggiare. “Scusate” disse Alice avvicinandosi “Mi sono persa e sto cercando…”. “Chi sei?” esclamò una delle due figure, e la ragazza scorse un uomo non troppo alto con un gran cappello in testa, abiti sgualciti e un largo sorriso sul volto. Ma la sua sorpresa non fu tanto la domanda repentina, ma vedere una lepre accanto al cappellaio, alta e ben vestita, con morbidi abiti di tweed e un monocolo appoggiato sul suo lungo naso.

“Io sono Alice” rispose la fanciulla accennando un inchino. “Bhe, sei in ritardo per il tè!” gridò la lepre saltando in piedi. Alice non se ne curò e domandò: “Ma voi chi siete?”. “Noi?” il cappellaio sorrise e disse: “Io sono il cappellaio greco, mia piccola amica, e lui è il mio compare, le lepre bisestile. È inglese, sai? Ma ti prego: unisciti a noi”.
“Cosa festeggiate?”
“C’è sempre un motivo per festeggiare” il cappellaio fece sedere Alice accanto a sé e indicò la lepre, poi bisbigliò: “Sai, Alice, l’austerità è finita”. “L’austerità?”. “Sì, esattamente” il cappellaio si versò del tè e gridò: “Devi abbondare se vuoi star bene! Ma la Regina non capisce…”. “La regina?”. “La regina di cuori, Alice. Parla sempre e solo di debiti, austerità, risparmi. Ma noi qui siamo gente allegra: festeggiamo!”.
“Lo vedo” Alice sorseggiò il tè e sorrise.
“Le miniere di carbone!” gridò d’un tratto la lepre “Le miniere vanno riaperte! E bisogna nazionalizzare ogni asset produttivo, lo capisci?”.
“Nazionalizzare?” mormorò Alice “Che cosa significa?”
“Che lo Stato diventa proprietario unico delle infrastrutture del Paese” spiegò il cappellaio.
“Che strano” disse Alice “In questo stesso giardino, il brucaliffo liberale mi ha detto l’esatto contrario”. “Un liberale?” esclamò il cappellaio “Dove? Quando? Sei molto fortunata, Alice: non se ne vedono molti in questa stagione. Ma parlami di te: da dove vieni?”
“Io vengo da un Paese che si dibatte nella morsa del neoliberismo” spiegò Alice “Stavo inseguendo il bianconiglio e mi sono ritrovata qui. Avete parlato di una regina: forse lei potrebbe aiutarmi”.
Il cappellaio e la lepre si scambiarono un lungo sguardo, poi il cappellaio sospirò e disse: “Sì, forse lei potrà aiutarti. È una donna molto severa, e ha sempre intorno con sé il re di cuori – un ometto paffuto che si dice abbia avuto un’attrice come amante – e il giovane fante di cuori, un ragazzotto robusto e dalla parlantina svelta”.
“Avete detto che avete dei debiti con lei”.
“Lui ha i debiti!” gridò la lepre bisestile “Ma sono debiti che non possono essere ripagati, e noi non li ripagheremo”.
“Forse” aggiunse il cappellaio con un sorriso “Vedi, Alice” e sospirò “da quando la regina ha imposto a tutti lo stesso conio, per noi è cambiato tutto: prima i soldi sono arrivati in quantità” e indicò con un sorriso la tavola imbandita “Ma il tè non porta profitto e adesso dobbiamo ripagare. Pensa, cara Alice, che la regina ha chiesto a me – il cappellaio! – di andare in pensione qualche anno dopo. Inconcepibile!”.
“Sì sì” esclamò la lepre saltando in piedi “La regina usa tutti i termini del neoliberismo: sostenibilità dei debiti, riforme strutturali, produttività. E se non lo fai, ti taglia la testa!”.

Alice guardò i due commensali con sorpresa, poi si rivolse alla lepre e disse: “E qual è la tua storia?”.
“Chi? Io?” la lepre sbuffò, sorrise e trangugiò la sua tazza di tè “Io sono parte del Parlamentino del popolo, mia cara Alice, e ne sono membro da quarant’anni. E ho visto questo paese trasformarsi nelle grinfie del neoliberismo: flessibilità, finanziarizzazione dell’economia, globalizzazione, guerre, petrolio. Persino il nucleare! Ma ora tutto cambierà quando sarò eletto presidente del mio partito: nazionalizzazioni, pace nel mondo e carbone”.
“Carbone?”
“Sì” gli occhi della lepre si fecero di fuoco, le dita delle mani si toccarono a formare una piramide e con un sospiro disse: “Carbone”.
“E per rilanciare l’economia cosa farai?” domandò Alice.
“Ci penserà lo Stato, che domanda!” esclamò la lepre.
“Anche laddove il mercato potrebbe supplire alla domanda?”
“La domanda è fittizia e il mercato crea disuguaglianze”.
“Ma permette a tutti di mettersi in gioco” mormorò Alice.
La lepre e il cappellaio si guardarono stupiti. “Cosa vorresti dire? Non penserai forse che mettersi in gioco sia positivo, vero? Non penserai forse che i falsi miti della globalizzazione siano davvero opportunità per tutti? Non penserai mica che tentare la via del compimento di Sé e dell’individuo sia la strada dell’uomo?”.
Alice fu spaventata dall’improvviso cambio di tono. Si alzò e stava per andarsene quando una voce dal fondo di una teiera mormorò: “Neoliberista…..”. Lei si voltò e vide un piccolo ghiro emergere da una delle teiere e guardarla con occhi socchiusi: “Neoliberista” mormorò di nuovo.
“Ecco” esclamò il cappellaio “Hai svegliato Iglesias”.
“Noi ci opporremo alla regina di cuori” mormorò il ghiro Iglesias “Stamperemo moneta, cacceremo le multinazionali, abrogheremo il libero scambio con i nostri vicini: nessuno potrà più arricchirsi sulle spalle del popolo. E tutti avranno un lavoro”.
“Ma se si chiudono i commerci, se abbandonate la moneta e chiudete i mercati” mormorò Alice “come troverete lavoro per tutti?”. Nessuno rispose. La guardarono attoniti e silenti. Alice, confusa, si voltò e ricominciò a camminare nel bosco.

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