Taccuino da Washington, ottava puntata: competizione a targhe alterne.

Quando i miei amici americani mi domandano se effettivamente Roma sia quel posto misterioso, a metà tra una metropoli del Terzo Mondo e Sin City, come è stata recentemente descritta dal New York Times, la mia risposta è sempre quella. Che francamente, con tutti i problemi e il malgoverno che la nostra Capitale può aver subito negli anni passati, tali critiche mi sembrano abbastanza ingenerose. Che comunque Roma non è (ancora) Caracas. E che, in ogni caso, a Milano, i servizi pubblici sono decisamente migliori.

Già, perché dopo aver vissuto ormai per quasi due mesi a Washington, mi sono reso conto che noi milanesi di nascita o adozione non possiamo assolutamente lamentarci dell’Atm. Certo, soffre anche lei dell’italica usanza dello sciopero del venerdì, ma per il resto funziona proprio bene. Non si deve mai aspettare troppo per l’arrivo dell’autobus o della metro, i mezzi sono moderni, il biglietto è relativamente economico. Tutto ciò non si può certamente dire per Washington, dove, prendendo i mezzi ogni giorno per andare e tornare dal lavoro, comprendo il disagio quotidiano che possano provare i nostri compari capitolini.

Dove invece siamo anni luce indietro rispetto agli Stati Uniti, è ovviamente Uber. Non so quante volte, nel cuore della notte, una vettura di questo tipo mi ha scarrozzato attraverso l’intera città (Washington non è proprio il posto più sicuro al mondo) permettendomi di cavarmela con pochi dollari.

A Milano tutto ciò non è possibile. Una classe politica asservita alla lobby dei taxisti si rifiuta di rilasciare anche solo una licenza in più ogni decennio. Legifera in una maniera tale da rendere impossibile ogni altra esperienza di stile Uber. Con l’ovvio risultato di prezzi astronomici richiesti anche per fare pochi metri e un antico, inefficiente, ma soprattutto inutile blocco temporaneo di qualsiasi innovazione in tale settore.

Forse per tale motivo, si è sviluppato in città negli ultimi anni il florido mercato del car sharing, con ben cinque compagnie che attualmente competono per offrire questo servizio. Tuttavia, qualche giorno fam nel mezzo della calura estiva salta fuori che una di queste aziende, Car2Go, decide di imporre una costo aggiuntivo alle macchine lasciate in alcune parti della città.

Orrore! Subito si scatena il putiferio. In una società che molto probabilmente non concepisce il concetto di iniziativa privata subito fioccano le accuse di classismo, cattiveria, snobismo. Le ipotesi più assurde e disparate vengono proposte, i social network si infervorano di discussioni infuocate.

Ovviamente il PM (Polemista Medio) non sa, o finge di ignorare che:

  1. Le aziende compiono ogni azione per massimizzare il profitto. Se Car2Go sceglie di non lasciar più parcheggiare le proprie auto in Barona non si tratta di classismo, ma molto più semplicemente perché, secondo i propri calcoli, i benefici di non farlo sono più grandi di quelli di farlo. Quindi per favore evitateci i moralisti sui milanesi ricchi/ milanesi poveri, grazie.
  2.  Il fatto che le aree abbandonate da Car2Go verranno comunque servite da altre compagnie è indice che il mercato è alquanto denso. Sostenere che tale decisione comporti dei fallimenti economici, e che quindi sia compito del comune intervenire per porre rimedio a ciò è quantomeno assurdo.
  3. Si vuole continuare a poter noleggiare delle macchine a pochi centesimi al minuto, prendendole e lasciandole ovunque? Potere entrare nell’area C, parcheggiare sulle strisce gialle e blu? Bene, allora l’ultima cosa che vogliamo è un restringimento del mercato. Se la Car2Go deve compiere questa strategia per continuare a operare, ben venga. Ciò comporterà benefici per tutti.

Non si può certamente pretendere che chiunque capisca queste nozioni economiche elementari. E comunque siamo in una società libera, il diritto di critica è sacrosanto, come quello di boicottare quello che non ci piace, ci mancherebbe. Ben vengano quindi le dimostrazioni dei cittadini con tanto di rogo pubblico finale delle Smart bianco-azzurre.

Quello che invece delude è l’incapacità della classe politica di esprimere opinioni sensate sull’argomento, preferendo invece inseguire il senso di sdegno comune. Un po’ più di coraggio me lo sarei aspettato da una persona seria e competente come Maran, assessore ai traporti. Invece il suo farneticare sull’universalità di questo servizio, deliberatamente omettendo che l’abbandonare certi quartieri (tra l’altro con danno minimo per i residenti) possa avere benefici sull’intera città non gli fa certamente onore. Specialmente se intenderà un giorno candidarsi, alla guida della nostra metropoli, con un partito che si dice riformista.

La cosa più grave di tutte però, è il fatto che l’assessore abbia annunciato di aver già contattato la società in questione, con l’intento di influenzare le proprie decisioni.

Io sto con Car2Go. Lasciamo che sia il mercato a decretare se questa scelta sia stata giusta o sbagliata, non la politica, vi prego.

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