Storia dei talebani

Nel 1989 l’Unione Sovietica si ritirò dall’Afghanistan dopo 10 anni di occupazione, lasciando il Paese nella guerra civile tra mujaheddin anti-sovietici e la Repubblica Democratica dell’Afghanistan di ispirazione socialista. Una volta caduta quest’ultima l’intero territorio nazionale si ritrovò sconvolto dai conflitti fra i vari signori della guerra e da un continuo susseguirsi di furti, soprusi e  stupri. Le coltivazioni di agrumi e di cereali esportate prima in tutti gli stati vicini erano scomparse, distrutte dagli incessanti conflitti avevano lasciato il posto a deserti e campi di oppio, le poche industrie erano ridotte in macerie e nessuno aveva le capacità di estrarre le ricchissime risorse del sottosuolo. 

Fu nel Sud di questo Paese disastrato che nei primi anni ’90 giunsero dal vicino Pakistan gli orfani delle guerre precedenti, cresciuti nei campi profughi ed educati nelle scuole coraniche oltre confine, talebani vuol dire infatti studenti. Questi giovani stavano tornando a casa, una casa di cui non conoscevano quasi nulla e la cui realtà cozzava fortemente con gli ideali islamici di cui erano imbevuti. Le loro attitudini religiose piacquero subito alla popolazione di etnia pashtun della regione di Kandahar, che si rivolse a loro per chiedere la liberazione di alcune donne catturate da un signore della guerra locale. Fu questo l’episodio che segnerà la nascita del movimento talebano e dei suoi futuri successi: incredibilmente questi studenti armati in modo approssimativo e privi di conoscenze militari riuscirono nell’impresa.
Galvanizzati da un successo insperato e sostenuti dal popolo afghano che vedeva in loro i liberatori, i talebani si diedero ad assaltare i posti di blocco che impedivano di spostarsi nel Paese ed attirarono con la loro audacia ed il loro rispetto della popolazione moltissimi seguaci. Dove governavano loro tornava la legge, quella islamica radicale naturalmente, (che altra legge potevano imporre persone che non conoscevano nulla oltre al Corano?) e la popolazione si sentiva tutelata, poteva nuovamente disporre di acqua o energia elettrica e ricominciare a vivere senza il timore di perdere tutto da un giorno all’altro.

Ormai diventati un gruppo numeroso i talebani iniziarono a pensare di poter liberare l’intero Afghanistan dai signori della guerra per istituire uno stato islamico basato su ferrei principi religiosi, ma sapevano di essere privi di addestramento e di risorse belliche adeguate. Fu allora che strinsero un’alleanza (interessata da ambo le parti) con un’organizzazione saudita dedita al terrorismo internazionale: al-Qaeda. Essa necessitava di un territorio sicuro dove poter installare campi di addestramento e basi per organizzare attentati, mentre i talebani non potevano fare a meno delle risorse tecniche ed economiche che i membri di al-Qaeda, quasi tutti laureati in materie scientifiche e molti di  famiglia nobile, possedevano. Così mente i talebani proseguivano nella loro offensiva i terroristi arabi progettavano attacchi all’Occidente in tutta tranquillità, completamente avulsi dall’ambiente che li circondava.

Nel 1996 i talebani riuscirono a conquistare Kabul e ad imporsi su quasi tutto il territorio nazionale (escluse le zone montuose del nord), ottenendo il riconoscimento da parte di Pakistan ed Arabia Saudita come legittimi rappresentanti dello stato afghano. Con il loro governo giunse però anche la shari’a: i reati vennero puniti con amputazioni o lapidazioni, le donne dovevano essere sempre accompagnate da un uomo (usanza nata in realtà per proteggerle dagli stupri dei signori della guerra), i costumi occidentali vennero messi al bando e la democrazia rimase un miraggio. Contrariamente a quanto si possa immaginare l’obiettivo talebano restava quello di ottenere il riconoscimento da parte della comunità internazionale ed al-Qaeda iniziò a rivelarsi una spina nel fianco per il nuovo regime di Kabul.

L’idillio, già entrato in crisi nei tardi anni ’90 per l’imbarazzo di Kabul di ospitare un’organizzazione terroristica con la quale ormai non condivideva più nulla, si ruppe definitivamente con l’11 settembre 2001. Per tutto il mondo i talebani erano ora gli sponsor del peggiore attentato della storia recente e ogni speranza di essere accettati dal mondo era svanita nelle ceneri del World Trade Center. Con l’invasione USA talebani ed al-Qaeda si ritrovarono a combattere due guerre completamente distinte fra loro: i talebani combattevano gli invasori americani (appoggiati dalle tribù dell’Alleanza del Nord), mente i sauditi combattevano la loro crociata globale contro l’Occidente. Due guerre diverse ma combattute con metodi molto simili: lottando contro un nemico nettamente superiore i talebani sfruttarono infatti le tecniche apprese da al-Qaeda e iniziarono ad utilizzare auto-bomba, attentatori suicidi imbotti di tritolo e giunsero perfino a coltivare oppio per sostenere i loro sforzi militari, nonostante ne avessero vietato la coltivazione quando erano al potere. Dal canto suo l’amministrazione Bush compì un errore madornale assimilando senza distinzioni i talebani ad al-Qaeda e decidendo di non lasciare alcuno spazio alla possibilità di un accordo.

Oggi, quasi 15 anni dopo, la guerra non è ancora terminata, l’Afghanistan è ancora il primo produttore al mondo di oppio (copre più del 90% della produzione globale) e in molte regioni del Sud i talebani sono ancora rispettati e considerati i difensori della popolazione. Un difficoltoso processo di pace con il governo afghano è cominciato nel 2013, trascinandosi in diffidenti quanto inconcludenti negoziati, ma la recente notizia diffusa da Kabul della morte del Mullah Omar, storico leader del movimento talebano, rischia di far impantanare il tutto per l’ennesima volta.

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