Il Sud Italia non cresce meno della Grecia: SVImez e il dolce far niente delle newsroom italiane

Questo post è un breve dubunking di un parallelismo un po’ forzato ma vorrebbe essere anche una riflessione più generale su quale sia il senso di una professione di intermediazione nel flusso delle notizie, quella del giornalismo, se nelle redazioni nessuno sembra fare lo sforzo di leggere i documenti su cui è incentrato l’articolo (alcuni anni fa aveva avuto un certo successo un grazioso pamphlettino, intitolato Come parlare di un libro senza averlo mai letto: suggerirei di non applicare questa pur intrigante strategia ai documenti di scenaristica macroeconomica)

Partiamo da un presupposto: se il vostro non è il Centro Studi di Confindustria, non siete certi che i vostri report riceveranno l’attenzione dei media nazionali; siete pertanto incentivati a scrivere abstract di presentazione quanto più sensazionalistici possibile. E lo sarete ancora di più, nei fatti, se vi fermerete a considerare che apparentemente nessuno dei professionisti ben pagati per preparare servizi giornalistici si prenderà la briga di andare a leggere i documenti che avete scritto.

E veniamo a noi: Svimez, centro studi che si propone di denunciare la questione meridionale, fornisce ogni anno un report, con dati disaggregati a livello regionale (che ignoro con quale metodologia stimi), con l’intento di mostrare come l’Italia proceda a due velocità, con un Sud che cresce di meno.

“Area a due velocità”, “Sud meno produttivo”, “Recessione più grave”: queste le parole che, immaginiamo, devono essere rimbalzate nella febbrile mente delle Public Relations della Svimez quando, con un insight che farebbe la gioia di uno psicologo della Gestalt, decidevano di titolare con un paragone fra Sud Italia e Grecia: Il Sud Italia è cresciuto meno della Grecia

Come è stata corroborata questa affermazione? Prendendo lo storico del pil del Sud Italia (di loro produzione, visto che l’Istat non fornisce dati disaggregati per regione) e paragonandolo con lo storico del pil della Grecia a partire dal 2001.

Salvo simbologie esoteriche che al momento ci sfuggono, la scelta della data di inizio per questa misurazione parrebbe ad hoc, visto che segna l’esordio della bolla Grecia: sono gli anni in cui la Grecia cresceva a ritmi del 4-5% annui, principalmente gonfiando la domanda interna con pensioni e pubblico impiego.

Non c’è pertanto da stupirsi se, incorporando il quasi decennio di crescita di cartapesta greca, il confronto giochi a favore di questi ultimi

gdp_greece

Il grafico qui sopra dovrebbe portare il lettore, spero, a convenire che questo parallelismo sia più da ascrivere all’ambito della retorica che a quello della ricerca scientifica (cosa di cui tendenzialmente i centri studi si dovrebbero occupare). (qui la fonte )

Rimane da parte nostra la convinzione che, se i giornalisti vogliono restare competitivi sul mercato, dovranno iniziare a portare del valore aggiunto che vada un po’ oltre e un po’ più a fondo la declamazione acritica di un abstract di venti righe.

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