La vera paura di Netanyahu

Se in molti oltre ad Obama e Rouhani (compreso chi scrive) hanno accolto con un certo entusiasmo l’accordo sul nucleare iraniano, lo stesso non si può certo dire di Benjamin Netanyahu. Il Primo Ministro di Israele si è infatti più volte scagliato contro l’accordo raggiunto, sostenendo che spalancherebbe le porte alla costruzione di un potente arsenale nucleare da parte di Teheran che verrebbe usato contro Tel Aviv. Inoltre con la progressiva eliminazione delle sanzioni l’Iran assisterebbe ad un enorme ingresso di capitali che, ammonisce Bibi, finirebbero nelle tasche dei terroristi islamici di matrice sciita, di cui la Repubblica Islamica sarebbe un grande sponsor.

Molte di queste critiche risultano quasi del tutto prive di fondamento se si analizzano i termini dell’accordo, dimostrando come siano in realtà più frutto di dinamiche interne alla politica israeliana o americana (del resto non è un mistero che i rapporti personali fra gli inquilini della Casa Bianca e di Beit Aghion non siano idilliaci) che di concreti rischi per la sicurezza di Israele.

Le possibilità che l’Iran arrivi a costruire un arsenale nucleare grazie al compromesso raggiunto a Vienna sono assai scarse: la quantità di uranio che può essere arricchita annualmente infatti impedirebbe di costruire testate atomiche in numero rilevante per almeno dieci anni. Se a ciò si aggiunge il mantenimento dell’embargo sulle armi per altri cinque anni ed a tempo indefinito per tutte le tecnologie legate alla missilistica appare evidente come sia piuttosto arduo che Teheran possa diventare nel breve periodo una potenza nucleare. Infine Rouhani non ha alcun interesse a tradire l’accordo che permetterebbe alla Repubblica Islamica di uscire quell’isolamento economico e diplomatico che la soffoca da anni, e questo Netanyahu lo sa.
Come sa altrettanto bene che l’attuale Iran è ben diverso da quello di Ahmadinejad e che, pur sostenendo i ribelli sciiti Houthi in Yemen in funzione anti-saudita, ha allentato diversi legami con formazioni terroristiche o paramilitari sciite all’estero.

Ma allora di cosa ha paura Netanyahu?
Quello che teme veramente è un ridimensionamento del ruolo regionale di Israele. Fin dal suo primo mandato Obama ha infatti messo in chiaro che la strategia USA in Medio Oriente si sarebbe basata sull’equilibrio di quattro potenze, affiancando la Turchia e l’Iran ai tradizionali alleati di Israele ed Arabia Saudita. L’idea della Casa Bianca è che saranno questi quattro attori a gestire le dinamiche regionali impedendo possibili inserimenti di Cina o Russia.
Con gli Stati del Golfo in posizione periferica da una parte ed una Turchia dilaniata dal dilemma Europa o Asia dall’altra, Tel Aviv ha goduto fino ad ora di una grande libertà d’azione e di un ruolo di assoluta preminenza nel quadrante medio-orientale.

Fino ad ora, appunto.
Aprendo all’Iran Obama ha messo Israele di fronte a qualcosa che non aveva mai incontrato nella sua storia, ovvero un contrappeso geopolitico. Seppure l’Iran non possa assolutamente rappresentare un avversario sul piano militare in quanto la superiorità israeliana non lascia spazio ad alcun dubbio (le quattro vittorie in altrettante guerre combattute in pesante inferiorità numerica parlano da sole), Tel Aviv sa che ad Est troverà un soggetto in grado di bilanciare gli equilibri.
Anche lo status di unica potenza nucleare della regione, gelosamente e segretamente custodito nel deserto del Negev, è ritenuto in pericolo. Su questo status Israele ha costruito la sua superiorità politica regionale e non ha alcuna intenzione di rinunciarvi. Il solo fatto di sentir parlare della possibilità che in futuro l’Iran si possa dotare di armi atomiche getta gli israeliani nello sconforto, quasi come se bastasse farne parola per poter scalfire il mito della loro invincibilità.

Netanyahu è convinto che solo un pesante squilibrio geopolitico nell’area a favore di Israele possa garantirne la sopravvivenza e proprio per questo teme la redistribuzione di potere che Obama sta invece attuando per calmare le tempestose acque medio-orientali.

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2 pensieri su “La vera paura di Netanyahu

  1. “…mantenimento dell’embargo sulle armi per altri cinque anni ed a tempo indefinito per tutte le tecnologie legate alla missilistica…”

    Questo passaggio merita un commento a parte. Gli iraniani, a parte un ruolo di eccellenza in tema di missilistica convenzionale, si permettono di mettere in orbita satelliti e giocano alla “cattura delle armi GPS” da moltissimi anni.

    L’incompetenza e la faciloneria mostrata dai gestori di questi embargo si commenta purtroppo da sola. Avremmo fatto bene a tenere atteggiamenti differenti, ma ci rimane comunque la speranza di fare meglio nel futuro.

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    1. Alberto Rizzi

      Nessun embargo funziona pienamente, ma al di là di tutto secondo me possiamo stare tranquilli che l’Iran non tradirà l’accordo. Non avrebbero nessun interesse a farlo, e anche se lo facessero un pezzo da novanta come Waltz sosteneva che anche il Medio Oriente avrebbe bisogno di un bipolarismo nucleare Iran-Israele, quindi…

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